La possibilità di un cambiamento

 

( Racconto della manifestazione nazionale per le vittime di mafia tenutasi a Napoli il 21 Marzo 2009 e di una chiacchierata con un giovane napoletano)

 

10 ore di autobus per iniziare l’epopea napoletana e 10 ore per terminarla, in mezzo a queste interminabili ore di viaggio la giornata nazionale per le vittime di mafia organizzata da Libera, l’associazione nata sotto iniziativa di Don Ciotti attiva sin dal 1995 nel panorama italiano. Savona non poteva mancare. Dalle province di Savona ed Imperia è partito un pulmann organizzato con esponenti di Libera Savona e Imperia, del delegato di Libera Liguria Matteo Lupi  e di una delegazioni di studenti del Liceo “G. Falcone “ di Loano per un totale di circa 25 persone. Dalle 9 di mattina si è formato un corteo che ha attraversato il lungomare di Via Caracciolo per giungere, concludendosi, a Piazza Plebiscito dove, sul gigantesco palco montato per l’occasione, hanno preso la parola Don Ciotti, Roberto Saviano e molti familiari delle vittime della mafia.

Si parla di 150000 persone. Moltissimi. Il corteo è interminabile e a prenderne parte non sono solo i “guerriglieri” universitari de L’onda ma anche associazioni cattoliche, scout cattolici e non, scuole medie, scuole elementari, licei, tutti uniti per gridare un forte no alla mafia.

Dopo il corteo abbiamo un po’ di spazio per girare e incontriamo un amico di un ragazzo che era con me. Per comodità lo chiamerò Francesco anche se non è il suo vero nome. Con Francesco chiacchieriamo di com’è Napoli all’esterno e all’interno, nei grandi palazzoni, dove non si vede.

Ci racconta di Castelvolturno, del fatto che stiano cercando di rivalutare la zona mettendo le case dei calciatori del Napoli e facendo allenare lì la squadra, del fatto che ci sia un posto di blocco dell’esercito ogni 50 metri e poi, lì, nelle case a fianco, i grandi traffici. “Basterebbe una telefonata per prenderli tutti” ci dice Francesco, “una soltanto, e li prenderebbero tutti. Ma questo non accade” prosegue “non accade perché la Camorra è troppo radicata nell’istituzione, troppo. Ne è piena zeppa”. In mezzo a questa moltitudine di informazioni Francesco non perde occasione per sottolineare la bellezza di Napoli (camorra esclusa, ovvio). Decido quindi di fargli una domanda che avevo pronta da tempo e che non mi faceva capire bene la situazione nei paesi dove la mafia è molto radicata: gli chiedo quindi: “ Ma se la popolazione volesse, potrebbe iniziare a rifiutare tutto? A combattere la mafia, a cercare di eliminare questo sistema; perché non lo combatte? Per paura o perché, in fondo in fondo, sono d’accordo?Ci sarebbe la possibilità di combatterla seriamente e cercare di raddrizzarla?”. Lui mi guarda con aria un po’ rassegnata, prende un bel respiro e mi dice: “ Non ce la faresti, la gente ne è terrorizzata, anche perchè le istituzioni non aiutano minimamente. Se una persona si schiera contro il sistema la fanno fuori, non trova appoggio da nessuna parte. Da nessuna parte”. Continua quindi la nostra chiacchierata e Francesco ci racconta del fatto che sulle droghe e sulle infrazioni stradali i controlli sono nulli.”La polizia esegue un lavoro di routine non facendo mai nulla di troppo. Fa quello che fa tutti i giorni, sorveglia e basta”.

I racconti vanno poi sul passato: le guerre fra bande, i moltissimi morti senza motivo, le entrate dei Camorristi nei centri sociali volte ad uccidere più gente possibile e  le linee di confine interne. “Basta fare un passo nel territorio di un altro clan ed è la fine”. Ci racconta, inoltre, moltissimi altri aneddoti ma uno in particolare suscita il mio stupore: “Quando succede qualche avvenimento particolare” ci spiega Francesco “un evasione, una cattura, una sparatoria, dai tetti partono dei razzi segnalatori di colori diversi in base all’avvenimento accaduto. Trovando il pretesto per una festività riescono così a comunicare fra loro. Tutti lo sanno, ma nessuno lo dice”.

Chiediamo, infine, a Francesco se secondo lui la manifestazione di quest’oggi potrà servire; lui ci risponde: “manifestazioni come queste fanno in modo che la situazione si plachi per alcune settimane. La mafia colpisce quando non ha l’attenzione addosso per cui queste manifestazioni possono servire ad allentare la stretta della Camorra su questa città”. Dopo qualche abbraccio ci congediamo. Intanto in piazza Plebiscito sono iniziati i concerti ed io e i miei amici ci dirigiamo verso il nostro autobus che ci ricondurrà a casa.

Si possono trarre molte conclusioni da questa giornata e dalla nostra chiacchierata con Francesco. E’ legittimo pensare che sia utile fare manifestazioni come queste, ma bisogna anche ricordarsi che il giorno dopo la vita riprende come prima e per cambiare la situazione ci vorrebbero manifestazioni ogni mese. Per tenere sempre alta l’attenzione sul posto e cercare di impedire ai clan di agire con facilità; servirebbe un impegno concreto da parte di tutte le istituzioni locali e di tutta l’Italia. Servirebbe un forte potere dello stato che riuscisse ad eliminare queste infiltrazioni e a garantire legalità ai cittadini di Napoli e non solo. Ma forse fa comodo non risolvere questo problema, forse le istituzioni non vengono cambiate perché, in fondo in fondo, rispecchiano il potere centrale. Forse troviamo l’ennesima dimostrazione del proverbio “tutto il mondo è paese”. Sta a noi cambiarlo.

 

Gabriele Lugaro