|
Documenti e testimonianze di una vergogna dimenticata
CHI HA “INSABBIATO” IL PENNELLO?
LA LEGALITA’ CHIUSA IN UNA BARA Celle Ligure, viaggio tra chi non accetta la vittoria dell’omertà
di Luigi Bertoldi e Luciano Corrado
|
|
Celle Ligure –
Uno scandalo con la sordina? Una
vergogna sottovalutata, nascosta, dimenticata troppo in fretta? Un caso
di morte bianca della giustizia e della legalità? Chi bisogna
ringraziare per l’”insabbiamento” del “pennello Buffou”? Cosa è stato
scritto, anzi non conosciamo di quella vicenda che in origine aveva
visto una coraggiosa “cittadina” genovese (cognome di spicco,
Giuseppina
Monteverde) peregrinare nelle redazioni dei giornali a Savona,
bussare con pervicacia alle porte di uffici pubblici e rappresentanti
istituzionali, associazioni. Scrivere osservazioni e memorie, esposti,
alla fine essere considerata troppo “passionaria”. Dimenticata, come
spesso accade a coloro che si occupano di problematiche pubbliche,
anziché di casta o personali.
Le cronache,
scarne ed avare, ci raccontano pochi dettagli sulla storia di
quel molo-pennello da “guinnes” dei primati, come cercheremo di
documentare.
|
|
E che dire del fondale, definito “roccioso” che misteriosamente si
abbassa, sprofonda. Del ripascimento di 10 mila mc di sabbia, pagato e mai avvenuto come da capitolato. Le cronache, dicevamo, raccontano dell’interessamento della Dia (Direzione distrettuale antimafia, vedi… l’articolo de Il Secolo XIX di Ferruccio Sansa del 7 luglio 2007)
Nessuno ci parla
di un analogo interessamento e segnalazioni del Noe (Nucleo
operativo ecologico dei carabinieri di Genova). Le cronache non ci hanno
più informato delle tappe, dei risultati, dell’inchiesta aperta dalla
Procura della Repubblica di Savona. Se sia stato messo il “coperchio” di
fine indagine in quanto non sarebbe emerso nulla di penalmente
rilevante, o se il fine indagini possa essere il preludio di un primo
risultato, per proseguire l’iter giudiziario.
Non vogliamo
addentrarci su un aspetto che era già stato oggetto di polemiche (che
non ci interessano) e cioè sulla certificazione antimafia dell’impresa
Cofor Costruzioni, con le precisazioni scritte (vedi… lettera
dell’11 luglio su Casa della Legalità e della Cultura)
dall’assessore regionale Franco Zunino, all’epoca dei fatti
(costruzione pennello) responsabile tecnico del Comune di Celle
Ligure.
Vogliamo,
invece, sottoporre all’attenzione pubblica e degli organi istituzionali
ciò che, a quanto ci risulta, fa parte di un “dossier” che mette a fuoco
il bubbone e che il capitolo finale sembra sia stato chiuso in una “bara
da morto”.
Chi si è
assunto, a livello istituzionale, questa responsabilità non siamo in
grado di dirlo. Qualcuno potrebbe spiegarlo. Dissipare dubbi e legittimi
interrogativi. |
|
COME NACQUE IL PENNELLO
L’esecuzione del
Pennello Buffou è stata approvata dalla Regione Liguria il
30.10.2001.
Progetto e
direzione lavori sono dell’ing. Paolo Noce. La responsabilità
comunale del procedimento dell’ing. Franco Zunino, segretario
provinciale della Rifondazione comunista ed ora assessore regionale
all’Ambiente
La realizzazione
del pennello (un dito di massi puntato verso il mare aperto) ha
incontrato una seria difficoltà, perché poco più al largo esiste una
prateria di posidonia (Sito di Interesse Comunitario, Sic, che
impedisce il versamento in mare di quantità anche minime di argilla e di
limo, materiali oltremodo dannosi per la sopravvivenza delle specie
protette).
Per tale motivo,
la Regione Liguria ha corredato l’approvazione del progetto con
l’obbligo tassativo di porre in opera massi del pennello e sabbia del
ripascimento “accuratamente lavati”, privi di materiale fine ed
argilloso.
La prima
operazione dell’impresa costruttrice, a quanto pare, fu quella di
versare in mare, per tre giorni consecutivi, ad un ritmo di circa 40
camion al giorno, una enorme quantità di terra (così è stata giudicata
dalle migliaia di persone spettatrici e così appare dalle fotografie
conservate). |
CARTA DI IDENTITA’ COFORL’impresa COFOR ha sede a Reggio Calabria. Durante indagini varie è emerso che il suo interesse era rivolto verso l’area attorno a Firenze, il comprensorio torinese e la Liguria. Nello stesso suo “sito internet” vengono elencate le zone di maggiore lavoro, tra cui i Comuni di San Luca (salito alla ribalta per la strage di Duisburg in Germania e la sanguinosa faida di paese), di Prato, di Cogoleto, di Bianco e Celle Ligure.
Molti appalti
riguardano operazioni lungo gli alvei e gli argini dei fiumi o sulle
coste marine.
Nello stesso
periodo ha vinto appalti ad Albisola (sistemazione di terreno in
argine al torrente Sansobbia), a Celle appunto
(costruzione di pennello), a Cogoleto (costruzione di pennelli),
a Campoligure (sistemazione strada in argine a torrente), ancora
a Cogoleto (sistemazione idrica di torrente).
Gli appalti,
forse merita di essere ricordato, non vengono più assegnati a chi
presenta il massimo ribasso, ma a chi, semplificando un poco, indovina
la media di tutte le offerte e tenuto conto che la differenza fra le
suddette offerte può essere di qualche centinaio di euro, la Cofor
ha dimostrata una bravura eccezionale. Di cui bisogna prendere atto. CANTIERI A CELLE E COGOLETO
Per una
singolare, fortunata coincidenza, quattro di questi cantieri distano
poche centinaia di metri da altrettanti cantieri dell’impresa “Pesce
Pietro S.p.A.”, che ha realizzato, a Celle, la sistemazione
dell’ex rilevato ferroviario e che ha sede a Cogoleto.
Recentemente
anche la Cofor ha
aperto una sede a Cogoleto. In una fotografia fatta al cantiere della Pesce Pietro, a Celle, si può vedere un fusto di lubrificante con la scritta: Cofor. Solo coincidenze |
|
PENNELLO & VARIANTI
Torniamo al
pennello. La sua esecuzione è avvenuta con l’applicazione di due varianti al progetto approvato.
Le varianti, ci
ricorda la legge, possono essere apportate,
per motivi imprevisti ed imprevedibili, solo in corso
d’opera.
Da una lettera
inviata alla Capitaneria risulterebbe che la prima variante,
sostanziale, sia stata decisa (ma non approvata!) addirittura prima
della consegna dei lavori, di concerto fra impresa, direzione lavori e
Comune.
Il fatto (palese
violazione, vedi Cassazione penale sentenza n. 25162/08 ?) sarebbe
tollerabile se tutto fosse avvenuto a vantaggio del comune, degli
interessi pubblici.
Nel frattempo
accade che l’impresa - già in passato aveva subito il ritiro della
certificazione antimafia – era stata sottoposta a sequestro preventivo e suoi
titolari e tecnici, ivi compreso il capo cantiere di Celle, arrestati
per presunta appartenenza ad associazione di stampo mafioso e per fatti
collegati ai lavori sulla Salerno - Reggio Calabria.
L’Autorità
nazionale di Vigilanza sui Lavori pubblici ha dichiarato illegittime le
“varianti” al pennello di Celle e il direttore dei lavori rinviato a
giudizio per inquinamento. |
|
Risultato? Il
Comune di Celle Ligure aveva affidato lavori ad una impresa sospettata
di appartenere alla n’drangheta; aveva predisposto varianti illegittime,
aveva “inquinato” e creare un danno all’ente pubblico.
E’ un fatto
irrilevante? Di cui non parlare? Far finta di niente? COSA PREVEDE LA LEGGE
La normativa
prevede, inoltre, che la direzione lavori (ing. Noce), constatato
la necessità imprevedibile di
dover variare il progetto, dia comunicazione al responsabile del
procedimento (ing. Zunino), che deve verificare i presupposti e
la legittimità, fornendo ampia relazione scritta all’appaltante (Comune)
che provvede alla sua approvazione. Solo allora, la direzione lavori
ordina all’impresa l’esecuzione.
Cosa accade da
meritare di essere incorniciato? Le varianti del pennello sono state
approvate mesi dopo la loro attuazione. La seconda, addirittura, 45
giorni dopo la comunicazione di fine lavori. Non risulta sia prevista
l’approvazione in sanatoria delle varianti. ATTENTI A QUELLE DATE
I lavori furono
consegnati all’impresa il 10 aprile 2003. Dal 1° maggio
tutte le opere in mare che comportino versamenti sono sospesi per
l’inizio della stagione balneare, come da decreto regionale. Ci si aspettava che la Cofor, visto il breve tempo concesso prima dello stop, si limitasse a predisporre il cantiere.
Non è cosi: il
29 aprile e continuando per altri due giorni, in concomitanza con
una mareggiata, iniziò a scaricare in mare una grande quantità di terra,
provocando quello che il consigliere delegato all’Ambiente definì
“disastro”. Considerato che la mareggiata disperdeva tutto il materiale mentre esso veniva versato e, comunque, non avrebbe resistito all’azione del mare fino al 1° ottobre (data del termine della stagione balneare e della ripresa dei lavori), va da se domandarsi per quale strana sorte tutto ciò sia avvenuto. Sarà solo per caso!
|
|
QUEI NATANTI SCOMPARSI
L’esecuzione del
pennello era prevista interamente da mare, a mezzo natanti. Si doveva
procedere, infatti, alla realizzazione di un nucleo in tout – venant
(frammenti rocciosi di varie pezzature) con la sommità posta a 1,50
metri sotto il livello del mare.
Sarebbe stato
impossibile attuarlo procedendo da terra e avanzando con camion in tale
profondità d’acqua.
Il 20 ottobre,
dopo la sospensione estiva, i lavori ripresero, ma
con esecuzione da terra. La variazione, come rimarcò l’Autorità
di Vigilanza, fu sostanziale e cambiò il progetto. Nella variante, approvata più tardi, è scritto che ciò avvenne perché non si trovarono i mezzi marittimi occorrenti.
In una
comunicazione fatta alla Capitaneria di Porto,
il
18 ottobre, è scritto: “La ditta esecutrice si avvarrà
della collaborazione … di una ditta specializzata … la ICAM
s.r.l. di Genova. Tale ditta impiegherà un motopontone di sua
proprietà, (ICAM II°), … attrezzato con gru LIMA tipo 1850 della potenza
di sollevamento di 100 tonnellate. … Il mezzo risulta iscritto nel
Compartimento Marittimo di Genova al n. 7784 ed al RINA al n. 54317. La
movimentazione dei massi prenderà avvio dal pontile di Genova Multedo e
si estenderà sino a Celle …”.
|
|
Il 18 ottobre
il natante c’era ed era
indicato, anche con la “targa”; si deve ragionevolmente ritenere che
fosse stato prenotato, o avrebbe dovuto esserlo.
Il 20 ottobre,
due giorni dopo, non c’era più, non se ne trovarono altri e si previde
di non trovarne (per un lunghissimo tempo?). AUMENTI DI SPESA PER VARIANTI
Secondo legge,
le varianti non devono comportare aumento di spesa tale da superare lo
stanziamento. Inoltre, se l’aumento supera il 5% della base
d’asta, la variante deve essere sottoposta all’esame dell’Autorità
nazionale di Vigilanza sui lavori pubblici.
Nel documento di
approvazione della prima variante è scritto che essa ha “importo non
superiore al 5 % dell’importo contrattuale, così come previsto dall’art.
25 comma 3 della Legge 109/94”.
La variante
non è stata trasmessa all’Autorità di Vigilanza.
Il computo
metrico e quadro economico, che espongono in dettaglio tutte le
variazioni di spesa, contengono un errore in diminuzione nelle somme
degli importi, per 38.729 €, ed un
errore uguale nella
somma delle variazioni in più, così che i conti tornano egualmente.
L’errore si
ripercuote anche sull’IVA e diventa di 46.476 €.
La variante
debitamente corretta supera il
limite previsto del 5 %, ma
supera anche lo stanziamento e non trova copertura nemmeno
utilizzando le somme accantonate per imprevisti ed il residuo ribasso
d’asta.
Conclusione:
la variante non era approvabile, mancavano i soldi per finanziarla! |
|
Come giudicare
la (grave?) disattenzione generale, ripetuta per le due somme,
primariamente quella di chi ha fatto i conti e dell’impresa che si è
vista attribuire un compenso inferiore al dovuto per 46.476 €?
Da notare che la somma è stata recuperata con la seconda variante!
ERRORI CHE VANNO E VENGONO
I due errori non
sarebbero stati sufficienti per riportare la spesa sotto il limite di
legge del 5 %.
Contestualmente
c’è stata una diminuzione della sabbia del ripascimento in progetto, da
10.000 mc. a 7.500 mc.
E’ stato
rimarcato dall’Autorità, l’art. 25, comma 3, della legge 109/94
stabilisce che siano ammesse “… nell’esclusivo interesse
dell’amministrazione, le varianti in aumento o in diminuzione,
finalizzate al miglioramento dell’opera e alla sua funzionalità …”.
La diminuzione
del ripascimento era finalizzata al miglioramento dell’opera? E’ come
se, dovendo costruire una scuola, con aule, palestra, ufficio
presidenza, ufficio segreteria, avessimo approvato una perizia che,
aumentando il costo delle aule, avesse abolito la palestra! |
LE SORPRESE DEL PROGETTO
1)
Il progetto prevedeva la costruzione di una rampa di discesa alla
spiaggia e di una pista in tout – venant per il trasporto del materiale.
Con la prima variante, rampa e pista sono state allungate e se ne è
calcolata la nuova dimensione, riportata nel computo metrico, risultante
pari a 2.631 mc. (5.000 ton.
: 1,9 ton/mc). La seconda variante ha aggiunto
un’operazione di
movimentazione del suo materiale, da eseguirsi a fine lavori. Nel
calcolo dell’onere conseguente, da pagare all’impresa, il volume di
pista e rampa è diventato di
8.750 mc. ( 3,33 volte). Per
capire meglio: quando è stata
fatta si sono portati 2.631 mc di materiale; quando è stata disfatta, a
quanto pare, se ne sono portati via 8.750 mc. Per aiutare i profani,
diciamo che 8.750 mc corrispondono al volume di un
palazzo.
2)
Ripetiamo, la seconda perizia di variante è stata approvata dopo la
comunicazione di fine lavori (fine lavori il 21.04.2004 – variante il
04.06.2004). Nella relazione allegata è scritto, al punto 4.3,
che “… avendo portato avanti il lavoro interamente da terra e non
avendo fatto uso alcuno di mezzi d’opera marittimi (pontoni) …”.
L’affermazione è stata fatta a ragion veduta, a lavori conclusi, e
corrisponde effettivamente a
verità. Nel computo metrico e nel conto economico della variante,
però, così come nello Stato finale dei lavori del
30.09.2004, è contenuta una
voce di spesa per “Provvista e posa in opera di pietrame di cava da 5
a 50 kg per formazione scanni d’imbasamento
versato da natante, pesato su
autocarro e/o stazzato su natante” in relazione “all’uso di un pontone
per alcuni ritocchi finali (rifiorimento mantellata, recupero massi dal
fondale, non salpabili con la benna dell’escavatore) e per lo
smantellamento della pista”. 3) Quasi un anno dopo il termine dei lavori, la Pubblica Amministrazione di Celle ha incaricato un’altra ditta di effettuare il “salpamento” dei massi esistenti presso il pennello. Nella relazione allegata è scritto che “… Essi sono chiaramente il residuato degli interventi di difesa delle opere provvisionali (pista e rampa), realizzate dall’impresa esecutrice dei lavori di cui sopra”. |
|
E’ ben vero che nella determinazione è scritto che i massi
erano stati coperti dalla sabbia e non potevano essere salpati, ma è
anche scritto che sono riaffiorati con l’abbassamento di un metro della
quota di spiaggia (e quindi erano infossati di un metro). Cosa avrebbe
impedito ad un escavatore di rimuoverli? Il capitolato d’appalto poneva
quest’onere a carico dell’impresa. 4) La prima variante ha comportato una maggiore spesa anche perché, alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva (il vero inizio dei lavori), si è riscontrata “l’esistenza di una maggiore altezza del fondale nelle immediate vicinanze della scogliera e si è dato atto che tale fatto comporta l’impiego di maggiori quantitativi di massi e di tout – venant”. Nelle relazioni è scritto che “la struttura del pennello è costituita da un nucleo centrale formato…collocato direttamente sul fondo, per lo più roccioso”. Per accettare l’aumento di materiali, che è stato conteggiato nel 25 % del loro totale, sembra utile spiegare come un fondale “per lo più roccioso” possa sprofondare, a meno di non pensare a profondissime buche, pari ad un quarto del pennello, in corrispondenza delle parti sabbiose, fenomeno a Celle sconosciuto. |
|
5)
La seconda variante, approvata dopo la fine lavori, certifica che la
conduzione dei lavori è avvenuta durante la stagione invernale, in
condizioni ambientali avverse e che “… si sono susseguite numerose
mareggiate che hanno più volte demolito
le opere provvisionali…(rampa e
pista)”. Ciò, è scritto, ha comportato l’utilizzo di maggiori
quantità di materiali. Per tale ragione è stata riconosciuta una
maggiorazione dei costi di
92.266 €. Il Capitolato d’appalto - contratto, all’art. 20, cita:
“Nessun compenso sarà dovuto per
danni o perdita di materiali non ancora posti in opera, opere
provvisionali, ecc…”. La ragione del divieto (al
riconoscimento) è costituita dal fatto che tali opere provvisorie
avrebbero dovuto essere protette (come da progetto); che le mareggiate
erano da mettere in conto (imprevista sarebbe stata la loro assenza!);
che pista e rampa avrebbero dovuto essere fatte in posizione protetta e,
invece, a causa della variante stessa, sono state spostate.
Oltre a ciò, la legge
prescrive che i danni, qualora riconoscibili, vadano immediatamente
descritti e quantificati. Il riconoscimento è avvenuto mesi dopo, a
lavori conclusi, e quantificato forfetariamente.
6)
La seconda variante, la ricordiamo, è stata approvata il 4 giugno
2004, dopo il termine dei lavori. Ci si aspetta che la partita danni
sia chiusa, vedi punto precedente (“…si sono susseguite numerose
mareggiate che hanno più volte demolito…” sembra significare
“tutte le mareggiate verificatesi durante i lavori”). Non è cosi.
Con voce successiva, si sono riconosciuti i danni arrecati dalla
mareggiata del 30 ottobre 2003 (sette mesi prima!). Perché non si
è inserito nella prima variante del 5 dicembre 2003?. |
|
7)
Non è finita. L’altruismo non ha limiti. L’11
giugno 2004 sono stati dichiarati conclusi tutti i lavori, dopo lo
smantellamento del cantiere. Il
27 giugno l’impresa ha presentato richiesta relativa “alla
maggiore onerosità che la stessa ha sopportato durante l’esecuzione dei
lavori, dovuta al maggior apporto di materiale (tout – venant) per il
ripristino sia della pista, sia
della rampa nonché per il nucleo centrale del pennello a seguito
delle mareggiate che hanno colpito la costa provocando ingenti danni”,
chiedendo che venisse pagato un quantitativo di tout – venant
corrispondente a 6,7 volte quello di progetto. Il responsabile del procedimento ha valutato l’ammissibilità della richiesta ed ha raggiunto un accordo con l’impresa, approvato poi dalla Giunta comunale, per un quantitativo complessivo pari a 4,8 volte quello di progetto. La quantificazione è stata forfetaria e, come detto, contrattata con l’impresa. Anche in questo caso si potrebbe osservare che il Capitolato esclude il riconoscimento dei danni alle opere provvisionali, che tali danni sembravano già riconosciuti, una prima ed una seconda volta, che i danni, per legge, vanno riconosciuti entro tre giorni dalla loro insorgenza, che devono essere provocati da eventi di forza maggiore, imprevedibili ed eccezionali, che devono essere dettagliatamente relazionati e quantificati al momento. |
|
Ma si potrebbe
anche osservare che, non avendo pesato i materiali utilizzati, come
prevedeva il capitolato, non sembra ragionevole che le richieste
dell’impresa, se ritenute ammissibili nonostante tutto, vengano
soddisfatte con quantificazioni dedotte, forfetarie, approssimative,
contrattate. L’impresa ha dovuto acquistare tutto il materiale presso le
cave produttrici? Le fatture d’acquisto indicano con assoluta precisione
la natura e la quantità dei materiali impiegati. Questo vale per tutti i
punti dove sono in discussione le quantità.
8)
Il progetto prevedeva che il pennello fosse costituito da un nucleo di
tout – venant sul quale e attorno al quale, avrebbero dovuto essere
posti tre strati di massi della testata e due del corpo della
mantellata. Su tutto il pennello è stato posto un solo strato di
massi, come si può dedurre anche dalle fotografie.
9)
Il progetto esecutivo imponeva che, al termine dell’esecuzione del
pennello, fosse effettuato un ripascimento con 10.000 mc di
sabbia della granulometria compresa fra 0,5 e 15 mm.
Questo materiale avrebbe dovuto essere versato al centro dell’arenile
(mentre il pennello si trova all’estremità di levante), utilizzando
un’esistente rampa in
cemento di accesso alla spiaggia. Presso il pennello avrebbe dovuto
essere versato il materiale costituente rampa e pista di cantiere, dopo
il loro smontaggio, a creazione di una platea di substrato a sostegno
della sabbia che l’ondazione vi avrebbe portato dal versamento centrale.
Operazioni comprese nell’appalto e
già pagate. Con istanza del 1 aprile 2004, avente per oggetto “Richiesta di localizzazione del materiale di ripascimento” (si faccia attenzione al titolo) si è scritto alla Regione Liguria chiedendo di per poter versare la sabbia direttamente presso il pennello. Nella stessa nota si è fatto presente che la pista aveva subito il dilavamento del mare e la parte dilavata avrebbe potuto essere impiegata per il ripascimento (ma non avrebbe potuto essere maggiore di uno o due centinaia di mc. da versare dopo aver spinto in mare il tout - venant). |
|
Si è
chiesto all’ARPAL di verificare la compatibilità chimico - fisica
del materiale del ripascimento con la sabbia dell’arenile. Attenzione
a ciò che è succede da questo momento! L’ARPAL ha dato
risposta positiva. Nella seconda perizia di variante si è sostenuto così
di avere le autorizzazioni necessarie ad utilizzare, al posto della
sabbia, il materiale di pista e rampa per effettuare il ripascimento con
il versamento presso il pennello. La variante testualmente recita: “Il campionamento dell’ARPAL ha quindi riguardato il materiale della pista, quello della rampa ed anche quello del sedime esistente sulla spiaggia dei Piani, allo scopo di verificarne la compatibilità reciproca. Il prelievo è avvenuto in data 24 marzo 2004. Il risultato delle analisi è stato redatto in data 22 aprile 2004 (prot. n° 2951), con responso positivo.” Quale può essere il significato di questo confronto: dopo aver versato in mare più di 28.000 mc di materiale (come sostenuto) e dopo il suo dilavamento e trasformazione in sabbia, si analizzano gli ultimi metri cubi di quel materiale costituenti rampa e pista, per vedere se sono compatibili? Il materiale di pista e rampa sarebbe stato confrontato con se stesso! Un paradosso. Infatti l’ARPAL non avrebbe mai proceduto a questo confronto. Nei rapporti di prova è scritto che si è prelevato, per l’esame, del materiale esistente presso la cava Pastorino di Luceto in Albisola Superiore. Ma rampa e pista cosa c’entrano con questi esami? Il ripascimento con 10.000 mc di sabbia, così, non si è fatto, anche se era già stato pagato per 199.534 €. E’ stata, invece, pagata la selezione ed il versamento del materiale con pezzature inferiori a 20 kg, che corrispondono a sabbia (???) con granuli dal diametro di 25 cm (che sabbia!).
|
|
Versamento, come detto, già
previsto e compreso nell’appalto.
Quel tout –
venant era progettualmente previsto come supporto.
Uno stesso materiale può costituire contemporaneamente due parti
diverse? Nella fattispecie, o rappresenta il supporto o è il
ripascimento.
Non può, però,
essere considerato ripascimento, stando ad una tesi, perché mancano due
caratteristiche fondamentali: la qualità, che non è sabbia (contiene
parti fino a 254 mm
contro i massimi 15 previsti!) e la quantità (sono poco
meno di 1.500 mc contro 10.000 mc).
Si potrebbe concludere che manca il ripascimento. Riproponendo l’esempio della scuola da edificare, si sarebbe apportata un’altra variante che, a fronte del riconoscimento di ulteriore aumento di spesa per l’esecuzione delle aule, ha cancellato, oltre alla palestra, anche l’Ufficio di Presidenza e l’Ufficio Segreteria.
La stessa
Autorità di Vigilanza, al proposito, si è così espressa: “…sono state
introdotte significative modifiche alle lavorazioni di contratto (le
opere del ripascimento arenile, previste in progetto in sabbia e
ghiaietto, sono state realizzate mediante l’utilizzo del materiale della
rampa e della pista di cantiere), con variazioni
qualitativo-quantitative, al fine
di reperire risorse necessarie a finanziare gli interventi di modifica…”.
10)
10.000 mc sono un palazzo di sette, otto
piani. Un tale palazzo di sabbia avrebbe dovuto essere accumulato al
centro della spiaggia. Ci possono calcolare circa 600 viaggi, di
andata e ritorno, di altrettanti camion, in transito nel paese per quasi
un mese. Nessuno li ha visti.
Nella seduta del Consiglio Comunale del 28 giugno 2004,
verbalizzata nella delibera n. 17, il Sindaco ha affermato:
“E’ importante aver fatto questo primo ripascimento…noi siamo già in
regola rispetto ai primi ripascimenti che ci venivano ordinati dalla
Regione Liguria…Quindi, eliminato questo primo problema, almeno per
quest’anno…”.
11)
Il giorno 16 giugno 2004, poco dopo lo smantellamento del
cantiere, il responsabile dell’Ufficio Demanio ha emesso
ordinanza, affissa sia presso la scaletta d’accesso che alla spiaggia in
prossimità del pennello, così formulata: “…al fine di salvaguardare
la pubblica incolumità…la balneazione è interdetta nell’area demaniale
concessa…ad uso pennello…L’accesso, la sosta ed il transito sono pericolosi. La proprietà del
bene e il concessionario sono manlevati da qualsiasi responsabilità per
danni a cose e persone derivanti dall’uso non autorizzato”.
E’ accaduto, infatti, che il tout – venant
del nucleo del pennello si è subito dissolto sotto l’azione del
mare ed i massi si sono dissestati.
In data 8 novembre 2004 direttore dei lavori e tecnici del Comune
hanno compiuto il sopralluogo di collaudo del pennello, che è stato
dichiarato regolarmente eseguito.
Per giungere al pennello i
tecnici sono passati di fronte ai cartelli, in bella evidenza, di
divieto di accesso, transito e sosta!
Il “pennello
Buffou” è
stata realizzato , si disse, anche a difesa dell’abitato dei Piani che
dista un centinaio di metri dalla linea di riva. Per combattere
l’innalzamento del mare. Costruito e pagato con il denaro dei
contribuenti per durare almeno 30 anni. C’è chi sostiene che sia già
sconnesso e pericoloso, a meno di quattro anni dal collaudo.
Se il sindaco, la giunta, la Regione, le autorità
hanno qualcosa di aggiungere, da spiegare, da smentire, negare,
Uomini Liberi resta
una porta spalancata. Luigi Bertoldi e Luciano Corrado |