Gentile Direttore,

ho letto con interesse l’articolo di oggi sul Suo giornale circa i decessi per tumori nel riminese in due giovanissimi  e le relative considerazioni di due stimati  Colleghi.

Constato - amaramente - che ciò che da anni noi, spesso definiti  “Medici allarmisti”, andiamo dicendo circa il drammatico incremento di tumori nell’infanzia e nei giovani è  ora “ufficialmente” riconosciuto: i dati sono, evidentemente,  incontestabili.

 La percentuale di incremento di cancro nell’infanzia in Italia (1.7-2% annuo) è doppia rispetto alla media europea e quasi quadrupla di quanto si registra in U.S.A  (+0.6% annuo); la crescita è statisticamente significativa per tutti i gruppi di età e per entrambi i sessi e tra i bambini sotto l’anno di età  l’incremento è addirittura del 3.2% annuo. Ma non basta: anche l’età di insorgenza di neoplasie frequentissime e  tipiche dell’adulto/anziano si è abbassata straordinariamente: gli interventi per cancro della mammella in età dai 25 ai 44 anni sono  cresciuti in sei anni, nel nostro paese, del 28.6%, cosa sta succedendo?

Anche se la percentuale di guarigione dei tumori  nei giovani è nettamente più alta che negli adulti credo che ciascuno di noi vorrebbe risparmiare ai propri figli  e nipoti il calvario che ogni diagnosi di cancro comporta, per non parlare delle sequele a lungo termine che si ritrovano anche nei guariti e che  spesso  non sono affatto trascurabili.

Vorrei anche ricordare che l’incremento di cancro è solo la punta dell’iceberg del danno complessivo alla salute che stiamo recando ai nostri bambini: mi riferisco all’aumento di disturbi neuropsichici, intellettivi, relazionali, del comportamento, fino all’autismo ( vedi l’allarme lanciato su Lancet nel 2006) o all’incredibile incremento di patologie allergiche, respiratorie,  endocrino - metaboliche (diabete, funzione tiroidea), per non parlare di criptorchidismo, funzione riproduttiva e via dicendo.

Ciò che mi stupisce leggere nell’articolo è però la frase seguente: ”molta genetica alla base di queste neoplasie infantili: quale sia il fattore scatenante però resta un drammatico mistero al quale gli scienziati non riescono a dare una risposta”. Mi permetto di dissentire: la letteratura scientifica straripa di dati e indagini che correlano  anche i tumori infantili ad esposizioni ambientali. D’altra parte stile di vita e fattori genetici non possono essere invocati per spiegare incrementi di questa portata:  i tumori “ereditari” riguardano si e no il 5-10% di tutti i tumori umani e fino a prova contraria i bambini non fumano!

Che senso ha poi parlare di “fattore scatenante” in una malattia come il cancro che per definizione è multifattoriale ed in cui l’ unica dose sicura per le sostanze riconosciute come  cancerogeni certi è zero?  D’altra parte basta ragionare: cosa mai può capitare se si cammina in un campo minato?  E’ ovvio che tante più mine sono state disseminate tanto più è probabile incapparci e saltare per aria….. così è per i cancerogeni e le sostanze tossiche che continuiamo impunemente a riversare nell’ambiente e  mi riferisco a benzene, nichel, cromo, cadmio, piombo, diossine…, 

Basta consultare il sito ufficiale sinan

( http://www.eper.sinanet.apat.it/site/itIT/Registro_INES/Ricerca_per_inquinante/RicercaInquinanti.html) delle emissioni in aria ed acqua ( che ne misura, sia ben chiaro, solo una piccola parte  ) e ci si può fare idea precisa:  benzene 715.6 ton, arsenico 8.0 ton, cadmio 3.0 ton, cromo 140.0 ton, nichel 80.6 ton, tutte sostanze classificate come cancerogeni certi per l’ uomo!  Per le diossine risultano emessi in un anno nel nostro paese (http://ec.europa.eu/environment/dioxin/pdf/stage2/volume_3.pdf) 558 grammi, ovvero, in media, circa 1,5 g al giorno, può sembrare poco ma va ricordato che la dose massima tollerabile secondo l’OMS è di 2pg /kg/die. Per una persona di 70 kg la dose massima è quindi di 140 pg /die e 558 grammi rappresentano la dose massima tollerabile per oltre 10 miliardi di persone…Vi pare poco sapendo poi che si tratta di molecole che hanno tempi di dimezzamento di decine/centinaia di anni? La nostra regione poi  è al primo posto per uso di fitofarmaci e spargiamo in media 5.7 kg di prodotti chimici per ettaro.

 Ci siamo mai chiesti dove vanno a finire tutti questi veleni? Purtroppo ovunque e anche dove non vorremmo mai trovarli: sono centinaia le sostanze chimiche tossiche, cancerogene e nocive che si ritrovano stabilmente nel sangue del cordone ombelicale o nel latte materno: qualcuno può pensare, in totale buona fede di assolverle?

La letteratura segnala ormai, su larga scala ed in individui sani, come l’espressione di geni “chiave” si  modifichi  a seconda dell’esposizione a tossici ambientali e di conseguenza si alterino funzioni cruciali del nostro corpo: l’unica strada finora non percorsa nella guerra contro il cancro  e, viceversa,  da imboccare senza indugio è quella della Prevenzione Primaria , ossia della  drastica riduzione della esposizione ad agenti tossici e nocivi in tutti gli ambiti di vita.

S. Epstein, un grande Medico americano ha scritto:” quasi tutti gli americani conoscono le pene causate dal cancro a parenti e amici. Il crimine è che molti di questi tumori sarebbero evitabili”, se trasferiamo queste parole all’infanzia l’obbligo di passare dalle parole ai fatti diventa ancora più pregnante, tanto per i decisori politici quanto per i medici che sono tenuti a fornire le giuste conoscenze a chi poi deve decidere: a maggior ragione quando  chi è decisore è anche medico.

 

Patrizia Gentilini, Oncoematologo

Associazione Medici per l’ Ambiente ISDE Italia