PRE TRATTAMENTO RIFIUTI
In questi giorni è improvvisamente venuto a galla il caso dell’aumento dei costi
di conferimento a discarica dei rifiuti solidi urbani. Pare che tutti gli
amministratori locali siano stati presi in contropiede da una norma inattesa,
mai ipotizzata, del tutto sconosciuta. Nulla di più ipocrita e falso.
Il Dlgs 36/2003 stabilì a suo tempo che i rifiuti solidi urbani, prima di essere
conferiti a discarica, avrebbero dovuto subire un pre-trattamento; il meccanismo
sarebbe dovuto andare a regime entro il 2005. Poi, come al solito, intervennero
una serie di proroghe che fecero arrivare al primo luglio del 2009, a questi
giorni, appunto
I Comuni erano pertanto avvisati da ben sei anni, per cui sapevano bene che o
dovevano organizzarsi per attivare essi stessi il pre-trattamento, oppure
sopportarne i costi qualora il servizio, come di fatto oggi avviene, fosse stato
prestato da terzi.
Ma la gran parte dei Comuni, malgrado ripetute sollecitazioni, ignorò
volutamente la norma, sperando sempre nel rinvio o in qualche altro fatto
eccezionale che li mettesse al riparo da tali incombenze.
E, soprattutto, molte amministrazioni nulla fecero per attivare in modo serio ed
efficace la raccolta differenziata, con un “porta a porta” ben organizzato e,
alla lunga, foriero di vantaggi anche economici, non con quella finzione, quel
simulacro che è la raccolta stradale e che, incominciando da Savona, induce
costi maggiori che non se si portasse tutto a discarica. Questa presunta
raccolta differenziata, infatti, ha i costi di raccolta per se stessi, i costi
dovuti al fatto che ditte terze, che operano sui materiali una selezione, si
fanno (giustamente) pagare il servizio di ritiro di vetro, plastica, carta,
metalli, ed i costi relativi al conferimento a discarica degli scarti della
selezione, scarti che, essendo a quel punto rifiuti industriali, hanno costi
maggiori di quelli dei rifiuti solidi urbani in senso stretto.
A ciò si aggiungano i mancati introiti ai comuni che, con tale meccanismo,
accumulano materiali differenziati, ma molto inquinati da sostanze estranee, per
cui non possono venderli direttamente alle aziende che li riciclano e non ne
hanno i corrispettivi in denaro. In provincia di Savona quasi nessun comune ha
sottoscritto un accordo con il CONAI e con i consorzi di filiera (CREVE, COREPLA
e quant’altro).
Se la differenziata con il “porta a porta, fosse stata progressivamente
applicata con serietà ed impegno, tanti comuni avrebbero potuto diminuire di
molto i conferimenti a discarica, come ad esempio hanno fatto Albenga,
Villanova, Vado o Quiliano, e ridurre contestualmente le maggiori spese per il
pre-trattamento.
Oggi, di fatto, senza nessun vantaggio, molti comuni, a seguito dei costi del
pre-trattamento, buttano letteralmente via fondi che, se fossero stati
utilizzati a suo tempo per il “porta a porta”, avrebbero ridotto di molto i
costi di conferimento a discarica e gli odierni maggiori oneri ed avrebbero
prodotto indubbi vantaggi ambientali, sociali, di immagine ed anche economici.
Ma si sa, una cultura avanzata del rifiuto non è patrimonio né della nostra
regione, né della nostra provincia, né di Savona città: ci sono troppi sapienti,
troppi soloni, troppi improvvidi consulenti che sanno tutto di tutto, che
dissertano sui rifiuti e negano la bontà di meccanismi che sono ormai
patrimonio, oltre che di almeno duemila comuni in Italia, molti anche del
vituperato Sud, anche di migliaia di città e paesi in Europa e nel mondo.
Non parliamo poi di molti comuni governati da sotto-culturati amministratori di
destra, tanto più petulanti quanto più insipienti nel risolvere il problema sul
loro territorio, e che sempre hanno ostacolato il Piano Provinciale Rifiuti. Dei
maggiori oneri di oggi molti sindaci sono direttamente responsabili e devono
renderne conto ai loro amministrati, smettendo di mentire e di rovesciare su
altri le loro responsabilità circa la mancata soluzione del problema, perfetti
discepoli del loro padrone di Arcore.
E poi, sotto sotto, tutto ciò torna utile ai fautori dell’affare
dell’inceneritore, la scelta più colpevole ed irresponsabile che si possa fare
in provincia di Savona, sotto il profilo economico, ambientale, sanitario e del
rendimento energetico. Ma è letteralmente un “affare”, ne sono convinto: troppa
insistenza in tanti ambienti, troppe trombe suonate a sua gloria, anche in
quelle componenti partitiche, quali qualche amministratore savonese, che, quanto
meno a livello di idealità, dovrebbe perseguire strade alternative. Il fatto è
che ormai le alleanze politiche non si fanno sulle idealità, ma sulle
convenienze, che, in provincia di Savona e in Liguria, il ministro Scajola,
sponsor di inceneritori, centrali a carbone e quant’altro di più inquinante,
costoso e pericoloso ci sia, la fa ormai da padrone e che i suoi vassalli palesi
ed occulti hanno da tempo iniziato ad alzare il polverone.
Mimmo Filippi