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SAVONA - I cartellini della discriminazione sono quelli che
nell´ospedale San Paolo di Savona riconoscono ai medici l´onore del
cognome, mentre riservano ad infermieri e tecnici la famigliarità
forzata, quasi da garzone di bottega, del nome di battesimo. Una
situazione alla quale il nuovo direttore generale Flavio Neirotti
assicura di voler rimediare: «Per la dignità dei lavoratori, che sono
tutti uguali, e per dovere di trasparenza nei confronti del pubblico».
La vicenda è particolare anche perché altrove, perlomeno nei grandi
ospedali genovesi, i cartellini di identificazione sono uniformati per
tutto il personale ospedaliero, sia che venga adottata la scelta del
cognome, oppure che si sia optato per il numero di matricola.
A Savona, invece, la situazione è decisamente diversa.
«Ci siamo domandati il perché di questa disparità di trattamento -
scrive un gruppo di dipendenti a Repubblica - e abbiamo domandato
chiarimenti ai sindacati. Ci è stato risposto che è così per la legge
sulla privacy. Questione chiusa. A noi però non pare possibile, la legge
è generale quindi deve raggiungere tutti gli individui in quanto tali.
Questa interpretazione sembra voler incoraggiare il diffuso malcostume
di rivolgersi agli infermieri come se fossero i propri famigli,
chiamandoli per nome se non per diminutivo tipo Peppino o Baciccia,
mentre soltanto ai medici esorta a rivolgersi nella maniera corretta
pronunciando "dottor Tal dei Tali"».
La questione sarebbe stata sottoposta agli organismi sindacali interni
ma secondo la lettera inviata al nostro giornale, era stata «ritenuta
marginale a fronte di un riferito impegno delle stesse su ben altri
fronti a tutela dei lavoratori».
«Noi però - proseguono i dipendenti della Asl 2 - ci sentiamo di
aggiungere che la tutela della dignità dei lavoratori dovrebbe essere
cura dei sindacati al pari della tutela economica e giuridica. Se si
vogliono tutelare i dati confidenziali dei lavoratori, se ne indichino
semplicemente le qualifiche e i numeri di matricola. Il luogo di lavoro
non è certamente il luogo della confidenza ma, casomai, della fiducia».
Il direttore generale della Asl 2 savonese Flavio Neirotti è sulla
stessa lunghezza d´onda.
«Nelle mie precedenti esperienze ho sempre sollecitato il massimo della
trasparenza - dice -. A mio parere, meglio del numero di matricola, sono
il nome e cognome. Sono dell´idea che se mi comporto bene, non ho motivo
di aver paura a rivelare la mia identità. Purtroppo a volte ci sono
interpretazioni della privacy macchinose ed esagerate. Se avessi
ricevuto dei solleciti avrei già provveduto, ma adesso me ne occuperò
senz´altro».
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