SABATO, 12 LUGLIO 2008 LA Repubblica

 

Pagina IX - Genova

 

Alla Asl la protesta di un gruppo di dipendenti: "Solo per i dottori indicata l´identità per intero"

 

Savona, infermieri senza cognome

"Cartellini di serie B se non sei medico"

 

Il direttore Neirotti "Cambieremo subito, non ci sono differenze tra lavoratori"

 

MARCO PREVE


SAVONA - I cartellini della discriminazione sono quelli che nell´ospedale San Paolo di Savona riconoscono ai medici l´onore del cognome, mentre riservano ad infermieri e tecnici la famigliarità forzata, quasi da garzone di bottega, del nome di battesimo. Una situazione alla quale il nuovo direttore generale Flavio Neirotti assicura di voler rimediare: «Per la dignità dei lavoratori, che sono tutti uguali, e per dovere di trasparenza nei confronti del pubblico».
La vicenda è particolare anche perché altrove, perlomeno nei grandi ospedali genovesi, i cartellini di identificazione sono uniformati per tutto il personale ospedaliero, sia che venga adottata la scelta del cognome, oppure che si sia optato per il numero di matricola.
A Savona, invece, la situazione è decisamente diversa.
«Ci siamo domandati il perché di questa disparità di trattamento - scrive un gruppo di dipendenti a Repubblica - e abbiamo domandato chiarimenti ai sindacati. Ci è stato risposto che è così per la legge sulla privacy. Questione chiusa. A noi però non pare possibile, la legge è generale quindi deve raggiungere tutti gli individui in quanto tali. Questa interpretazione sembra voler incoraggiare il diffuso malcostume di rivolgersi agli infermieri come se fossero i propri famigli, chiamandoli per nome se non per diminutivo tipo Peppino o Baciccia, mentre soltanto ai medici esorta a rivolgersi nella maniera corretta pronunciando "dottor Tal dei Tali"».
La questione sarebbe stata sottoposta agli organismi sindacali interni ma secondo la lettera inviata al nostro giornale, era stata «ritenuta marginale a fronte di un riferito impegno delle stesse su ben altri fronti a tutela dei lavoratori».
«Noi però - proseguono i dipendenti della Asl 2 - ci sentiamo di aggiungere che la tutela della dignità dei lavoratori dovrebbe essere cura dei sindacati al pari della tutela economica e giuridica. Se si vogliono tutelare i dati confidenziali dei lavoratori, se ne indichino semplicemente le qualifiche e i numeri di matricola. Il luogo di lavoro non è certamente il luogo della confidenza ma, casomai, della fiducia».
Il direttore generale della Asl 2 savonese Flavio Neirotti è sulla stessa lunghezza d´onda.
«Nelle mie precedenti esperienze ho sempre sollecitato il massimo della trasparenza - dice -. A mio parere, meglio del numero di matricola, sono il nome e cognome. Sono dell´idea che se mi comporto bene, non ho motivo di aver paura a rivelare la mia identità. Purtroppo a volte ci sono interpretazioni della privacy macchinose ed esagerate. Se avessi ricevuto dei solleciti avrei già provveduto, ma adesso me ne occuperò senz´altro».