Convegno sull' ambiente del 17.7.08

 

Come referente dell’ Ordine dei Medici di Savona per i rapporti fra ambiente e salute, mi sento obbligato a fare alcune considerazioni  di metodo e di merito riguardanti lo studio del’ IST.

 

1)    In primo luogo se questo lavoro è stato commissionato come ha deto l’ Assessore Regionale all’ Ambiente per studiare le correlazioni fra inquinamento ambientale e mortalità, con particolare riferimento all’ area vasta della centrale elettrica, ebbene, dove sono i dati che correlano la mortalità con l’ esposizione all’ inquinamento?

 

 

In realtà questo  lavoro è  monco,  non serve allo scopo dichiarato.  Per ottenere questo  obiettivo    si sarebbe dovuto  innanzitutto monitorare correttamente l’ inquinamento atmosferico, fare una mappa per individuare la popolazione esposta, e quindi confrontare la mortalità nelle zone esposte con quella nelle zone meno inquinate    Il problema vero è che per buona parte della provincia e della regione questi dati sull’ inquinameno  sono assolutamente insufficienti se non addirittura inesistenti e non permetono di fare uno studio del genere. Basti pensare alla misurazione delle polveri sottili, che non viene effettuata nelle provincie di Savona e di Imperia, se non in maniera del tutto sperimentale e con anni di ritardo che non hanno rispettato i termini previsti dal DM 60 del 2002 . Per tutti gli anni della rilevazione epidemiologica non erano disponibili dati sull’ inquinamento, e senza  un confronto fra  questi due tipi di dati  non si possono fornire risposte scientificamente affidabili, e i risultati si prestano alle interpretazioni più varie.

Ecco perché abbiamo sempre insistito come Ordine dei Medici sulla necessità di essere consultati per decidere   la tipologia degli studi da eseguire, evitando di  lasciare ai soli politici la possibilità di commissionare lavori che in definitiva si risolvono in uno spreco di risorse pubbliche, fatto a puro scopo propagandistico.

 

Quanto è accaduto getta purtroppo anche un’ ombra sul comportamento dell’ IST a questo riguardo non è stato del tutto cristallino: sarebbe stato  più onesto dire che questo studio non poteva fornire le informazioni che gli venivano richieste.

 

Esisteva  uno studio  precedente, che è l’ Atlante di Mortalità della Provincia di Savona del periodo ’88-’98,  originariamente  pianificato in maniera corretta,   dovendo  comprendere 2 fasi distinte: una prima fase doveva ricavare i dati di mortalità, mentre la seconda,  che non è  mai stata  finanziata,  doveva  proprio  cercare di correlare i dati di mortalità con quelli dell’ inquinamento, in particolare attraverso la collaborazione con il DIPTERS dell’ Università di Genova, che avrebbe fornito i dati ambientali, ottenuti mediante gli studi di biodiversità lichenica.

A questo punto, anziché lasciare l’ opera incompiuta e sprecare risorse e tempo preziosi,  sarebbe stato molto più utile completare la seconda trance.

 

Invece si è voluta finanziare   un altro studio dimezzato.

 

Quello che ho dimostrato nei miei lavori e nelle mie relazioni , e cioè che se si correlano mortalità ed inquinamento si evidenziano dati preoccupanti in relazione alla presenza della centrale elettrica potrebbe essere una spiegazione del perché si sia stoppato il lavoro a metà: perché avrebbe dimostrato le stesse cose.

 

2)    E’ certamente   scorretto parametrare  la mortalità della  Provincia di Savona, scarsamente urbanizzata, e pertanto con una popolazione scarsamente esposta all’ inquinamento urbano, con quella della Regione Liguria, caratterizzata nel suo insieme da una urbanizzazione senz’ altro maggiore, basti pensare alla presenza della città di Genova, e quindi maggiormente esposta all’ inquinamento di tipo urbano:  come è noto, la mortalità per tumori e malattie cardiovascolari e respiratorie è notevolmente aumentata nelle città rispetto ai piccoli centri: si è voluto  barare al gioco, confrontando realtà non omogenee.  Si è voluto affermare  che se la mortalità per tumore del polmone di un paesino di due o tremila  abitanti non supera quella di una grande città allora questo paesino non è inquinato: è una pura follia.

 

3)    Per molte malattie la mortalità non è un criterio ideale per stabilire   l’ esposizione a sostanze inquinanti:

per i tumori,  come per molte altre malattie croniche gravi, si assiste ad una riduzione progressiva della mortalità per la migliore efficienza delle terapie, mentre aumenta però la registrazione dei nuovi casi, questa si imputabile  in buona parte  a fattori ambientali .

Dedurre che una riduzione della mortalità corrisponda ad una riduzione dei fattori di rischio ambientale è una interpretazione certamente fuorviante.

A fronte di questa riduzione di mortalità si ha per contrasto un aumento dei malati: si tratta di un numero sempre maggiore di persone, non solo anziane, affette da una grave malattia che tende a cronicizzare, che sono vive, e quindi non aumentano le statistiche della mortalità, ma che hanno una qualità di vita spesso pessima.

Questo problema si nota principalmente fra i bambini: l’ incidenza di nuovi casi di cancro infantile in Europa è aumentata progressivamente di oltre il 30% negli ultimi 30 anni, vogliamo chiederci il perché?.

 

La vera prevenzione è quella di fare in modo che si riducano le persone che si ammalano, e questo si può ottenere diminuendo il più possibile i fattori inquinanti, tenendo ben presente che non ci si può accontentare, come sembrano ipocritamente sostenere  i tecnici dell’ ARPAL del rispetto dei limiti di legge, perché questi sono paramentrati per le persone adulte e sane, e possono essere di gran lunga differenti per i bambini, le gestanti, le persone anziane. I limiti attualmente in vigore permettono molte migliaia di morti in più ogni anno rispetto a quanti se ne avrebbero se si rispettassero normative più severe.

 

 

Nonostante tutto i difetti e i tranelli interpretativi insiti in questo tipo si lavoro, i dati fondamentali da mettere in risalto, e che invece sono stati sorvolati nella relazione appena ascoltata sono:

 

1.     La mortalità generale in Provincia di Savona  è significativamente più elevata fra i maschi e le femmine rispetto alla media regionale: 251 maschi e 355 femmine deceduti in più rispetto a quanto ci si sarebbe atteso se la mortalità in provincia di Savona fosse stata in linea con la media regionale.

Questo aumento di mortalità è particolarmente concentrato nei comuni che vanno da Noli a Varazze e in quasi tutta la Val Bormida, mentre generalmente appare ridotta la mortalità nel Ponente.

 

Questi dati si rilevano anche per quanto riguarda i tumori totali ed i tumori del polmone.

In particolare a Vado e Quiliano, oltre a tanti altri comuni limitrofi, questi dati registrano un netto peggioramento rispetto al decennio ’88-’98.

 

Per concludere ricordo che

          fare prevenzione comporta anche un significativo risparmio economico: secondo l’ OMS l’ Italia potrebbe risparmiare 28 miliardi di Euro l’ anno riducendo l’ inquinamento atmosferico

                                            (OMS 22/06/2005)

         1 euro speso per abbattere l’ inquinamento corrisponde a     10 euro risparmiati     (6 in costi  sanitari, 4 per la  previdenza)                             

                                       (Rapporto OKOPEL,C.E. 1999)

·        Secondo il softaware Ecosense  della Comunità Europea una centrale a carbone di 2000 megawat induce una perdità economica in termine prevalentemente di costi sanitari per danni alla salute pari a 100 milioni di euro ogni anno: sarebbe bene che gli amministratori, in particolare nel campo della Sanità cominciassero a fare un po’ di conti.