Ferruccio
Sansa lascia Il Secolo XIX per La Stampa
UNA PARTENZA PESANTE
UN ARRIVO
IMPORTANTE Altre novità? Voci di un ritorno in “pista” dell’ex amministratore Cesare Brivio Sforza dopo l’ingresso nella proprietà del quotidiano genovese del fondo Clessidra dell’ex manager Claudio Sposito (vicino al gruppo Fininvest?)
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![]() Ferruccio Sansa |
Savona –
Nelle redazioni liguri di giornali, tv e radio, la notizia circola da
giorni. Finora ne sono rimasti all’oscuro solo i lettori. Ferruccio
Sansa, dal 2007 una delle firme più prestigiose e “popolari” nel
giornalismo d’inchiesta ligure, lascia Il Secolo XIX per La
Stampa. |
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Anzi, una
scelta quasi annunciata, quasi programmata, da quando
Sansa, lasciata Repubblica, redazione di Milano, si
era dato un “appuntamento a presto”
con Giulio Anselmi, oggi direttore del quotidiano della
Famiglia Agnelli e della Fiat. A Genova, Ferruccio Sansa, figlio dell’ex sindaco ed attuale presidente del Tribunale dei minori, era diventato la firma di riferimento, insieme al collega Marco Menduni, per tutte le inchieste di maggiore spessore, scottanti, dirompenti, portate avanti con tenacia e determinazione dal quotidiano diretto da Lanfranco Vaccari. Dalla miliardaria “lotteria dei conti” di Monopoli (slot machine) con la documentazione dei mancati introiti da parte dell’erario, al Villino di Mulinetti (a Recco) trasformato in alloggio lussuoso al servizio dell’ex provveditore del Genio Civile della Liguria e della Lombardia. Dal “sistema” delle nomine politiche, ad personam, dei primari ospedalieri, all’ultima “mensopoli”, all’”affaire porto-Novi”, sempre a Genova.
Ferruccio
Sansa,
per ora, non dovrebbe ricevere investiture ufficiali all’interno della
redazione, ma non è difficile immaginare la destinazione a firma di
spicco, inviato, dei temi più pregnanti, d’attualità, nei suoi “viaggi”
in terra di Liguria.
E La Stampa,
quotidiano nazionale, con diffusione media giornaliera di 309.700 copie
(maggio 2008) diventerà sempre più, attraverso le sue pagine, voce, eco
extraregionale, dei temi liguri. Un’altra sfida per Il Secolo XIX,
prima testata in Liguria, che vede però assottigliarsi il
numero di copie (103.269 maggio 2008, dopo aver raggiunto 180 mila).
Un’emorragia inarrestabile, se sono vere le voci che le copie vendute
sarebbero parecchie meno.
E mentre in
piazza Piccapietra 21, si rincorrono le ipotesi di un ritorno al timone
del “padre” del giornale ai suoi tempi d’oro, in quanto a diffusione,
rilancio soprattutto delle edizioni provinciali, organico redazionale.
Eravamo nel
1987- 1988 - 1989. Al timone c’era Cesare Brivio Sforza (editore
puro, con la passione dei cavalli, allergico alle interferenze politiche
e di lobby, meglio definite influenze del potere politico e industriale)
che si era trovato “defenestrato” dal più giovane e rampante cugino
Carlo Perrone con un patrimonio d’oro, immobiliare, in quel di
Parigi. Purtroppo, nell’era Brivio, all’esplosione della diffusione e della pubblicità, non corrispondeva uno stato di buona salute dei bilanci, dell’attivo, con l’ingresso di un socio di minoranza tedesco, poi uscito-fuggito.
Attraverso il
fondo Clessidra di Claudio Sposito che per alcuni rientra
nell’orbita Fininvest-Mediaset-Berlusconi, per altri è
“assolutamente indipendente” (così rimarcò lo stesso Perrone
il 18 gennaio 2008), Cesare Brivio, dopo la cessione del
30 per cento delle quote, potrebbe tornare in pista; difficile
ipotizzare in quale ruolo.
Sarebbe la
prima volta in Italia che il “private equipty” entra nei giornali, dopo
l’America, i Paesi Anglosassoni. I fondi, insomma, nel mestiere
dell’editore.
Oggi, più di
ieri, la Liguria ha bisogno che le sue tematiche siano concretamente
rappresentante oltre i confini, a Roma soprattutto, nella “stanza dei
bottoni”. E un giornale forte, autorevole, diffuso, come ai tempi di
Ottone, Tito, Giglio, Rognoni, sarebbe un baluardo. Una sentinella.
E soprattutto una speranza. Buon Secolo a tutti.
Luciano Corrado
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