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dal nostro inviato
Roberto Onofrio
savona. Ha appena siglato in Filse l'accordo per
sperimentare un prototipo di metrocargo su Vado, un progetto
dell'Università di Genova per eliminare le grandi gru e i
pericoli che comporta la movimentazione dei container: «In
primavera il prototipo sarà operativo a Vado. Se funziona
potrà essere esportabile: per il porto di Genova andrebbe
benissimo».
Sta per comprare da Bombardier altri due locomotori (ne ha
già quattro di Trenitalia) per incrementare il trasporto
delle merci su rotaia che realizza con la società Serfer, un
business destinato a crescere quando decollerà Maersk a
Vado: «Quattrocentomila teu, sul milione che arriverà a
regime, viaggeranno su ferrovia».
Ha chiuso il bilancio dell'Autorità portuale con 5,5 milioni
di utili. E a settembre presenterà, primo porto in Italia,
il bilancio sociale. Da tre anni esatti (è stato nominato il
22 luglio 2004) Rino Canavese è il presidente della Port
Authority di Savona. E ci sono ottime probabilità che l'anno
prossimo gli venga rinnovato il mandato. «Ma se in città
continuano a dire solo dei no, andrò a fare dell'altro», si
sfoga.
Sarà difficile. Rino Canavese, è troppo innamorato di
Savona, del porto e del suo lavoro per lasciare proprio
adesso. Ma lo incontriamo, nel suo ufficio al secondo piano
dell'Autorità portuale, con le finestre e il terrazzo che si
affacciano sulla vecchia Darsena in piena trasformazione,
alla fine di una riunione con il sindaco di Vado Ligure,
Carlo Giacobbe. Oggetto dell'incontro: la piattaforma Maersk
che dovrebbe nascere a Vado. Motivo conduttore della
discussione: cambiare ancora una volta il progetto,
rimpicciolire la piattaforma, girarla un po' di qua. È la
proposta di Giacobbe. In realtà, il sindaco di Vado,
diessino, sarebbe anche d'accordo sull'ultima versione del
piano. Ma il suo vice, Attilio Caviglia (Margherita), si è
messo di traverso, in giunta. Interpreta, con i suoi 4
colleghi di partito, il sentimento dei vadesi che ritengono
la piattaforma troppo grande, invasiva, impattante. Dà voce
ai cittadini (quelli di Porto Vado) che dicono no. Appunto.
E lei, presidente, che cosa gli ha detto?
«Gli ho detto: Carlo, io sono una persona seria, questo
progetto non si può più cambiare. Se vi va bene è così,
altrimenti bocciatelo, cosa vi devo dire?».
Si rivedranno. Ne riparleranno. Ma è lo stillicidio di
questi no che inquieta Canavese. No alla Maersk. No alla
torre di Fuksas e al progetto Margonara, tra Savona e
Albissola. No, persino, al cambiamento ormai in atto nella
vecchia Darsena. Rino Canavese, in città, rappresenta la
punta più avanzata della voglia di crescita e sviluppo
economico che si nasconde dietro l'angolo delle banchine
portuali, dietro l'arrivo di migliaia di crocieristi ogni
mese. Ma è preoccupato dal sistema dei veti incrociati, ben
noto anche a Genova, che rischia di ingessare il futuro
economico di una città e del sistema portuale di un'intera
regione.
«Qui qualcuno ancora non si rende conto - osserva - che la
piattaforma Maersk di Vado significa, a regime, un milione
di teu all'anno, 665 nuovi posti di lavoro e la garanzia che
questo colosso non sbarchi a Marsiglia, dove ci sono già i
terminal di Msc e Cma, la seconda e la terza compagnia
armatoriale più grande del mondo. E dove non vedono l'ora di
accogliere anche la prima: Maersk. L'ho spiegato anche a un
importante terminalista genovese, che non vedeva la
strategicità dell'operazione. Gli ho spiegato lo scenario,
gli ho detto che saranno a rischio anche i traffici di
Genova, nel caso perdessimo questa partita. Mi ha detto "non
hai tutti i torti". Meno male».
Ma come si può rendere più digeribile la piattaforma?
«Non lo so più, sinceramente. Creiamo un nuovo casello
autostradale per evitare il passaggio dei camion
nell'abitato. Spostiamo una quindicina di famiglie nel
quartiere che nasce, perché non siano vicino al nastro che
trasporta il carbone. C'è un'area verde attrezzata, tutta
nuova, che crescerà a ridosso della piattaforma. Abbiamo
convinto Maersk a finanziare per un terzo tutta
l'operazione. Non solo. Investirà 4 milioni di euro per la
formazione di 650 ragazzi che avranno un lavoro, a Vado,
dopo uno stage in altri porti. E ora, dopo anni di
discussioni e confronti, ci si viene a dire se non si può
fare un po' più piccola».
Savona, in Liguria, è la città che sta vivendo in questo
momento la trasformazione più profonda e innovativa, sulla
scia del forte impulso che ha l'attività portuale. A partire
dall'arrivo delle navi da crociera della Costa, che ha
determinato la creazione della nuova Stazione marittima. E
con le scelte urbanistiche compiute dopo la crisi che, anche
qui, ha messo in ginocchio la grande industria a
Partecipazione statale. Quella che dominava l'area del
vecchio porto. Che nascondeva con i suoi capannoni la
fortezza del Priamàr. E che garantiva occupazione ai
savonesi.
Carlo Ruggeri, diessino, ex sindaco, oggi assessore
regionale all'Urbanistica, ha gestito la prima fase di
questo cambiamento. La più difficile, perché segnava per la
città un punto di non ritorno: il varo del progetto
dell'architetto Bofill, che ha ridisegnato la vecchia
Darsena, regalando a Savona uno spicchio di territorio
altrimenti inaccessibile. Ovvero Orsa 2000 e il Crescent,
dove hanno investito il gruppo Orsero e quello di Dellepiane:
un grattacielo di vetro, 19 piani alti 60 metri che
conterranno appartamenti, un hotel e una galleria
commerciale distribuita su due piani, uno spazio pubblico
appena inaugurato - piazza Fabrizio De Andrè - che
diventerà, come le vie intorno, il punto di riferimento
della movida serale, un nuovo parcheggio pubblico da 110
posti. Entro fine anno sarà abbattuta la sopraelevata,
creata una nuova piazza davanti alla palazzina ex Solimano,
che ospiterà anche il Filmstudio, mentre si prepara a
prendere forma l'anfiteatro del Crescent, destinato ad
abitazioni e servizi. Un'esplosione di lavori che per
qualche savonese con grandi disponibilità finanziarie è
diventata una ghiotta occasione di business.
«Sa che cosa è successo con gli spazi destinati ai negozi? -
racconta Canavese - Sono stati quasi tutti acquistati da chi
vuole realizzare un investimento, non aprire un'attività.
Con il rischio, quindi, di tenerci dei bellissimi spazi
vuoti chissà per quanto. Mentre quest'area avrebbe bisogno
di vivere e rimpirsi ogni giorno di gente. Da subito».Contromisure?
«Come Autorità portuale, abbiamo diversi metri quadri
destinati a esercizi commerciali, da affittare, tutti
intorno a piazza Fabrizio De Andrè. Per questi spazi, ho
deciso di applicare una tariffa d'affitto di 10 euro a metro
quadro, la media degli affitti che si pagano tra via
Paleocapa, in centro, e la zona periferica del Santuario.
Non solo. Ci sarà anche l'obbligo di tenere aperto tutti i
giorni in cui ci sono i crocieristi in arrivo e in partenza,
i festivi e la sera fino alle 22,30».
Savona si è divisa anche su Fuksas e il progetto
Margonara.
«Allora, anche qui va fatta un po' di chiarezza: su
Margonara ci sono le delibere dei Comuni di Savona e
Albissola che hanno recepito l'idea di Fuksas. E la
conferenza dei servizi ha detto andate avanti. Il 15
settembre, Giovanni Gambardella lo ha annunciato proprio in
questi giorni, sarà presentato il progetto preliminare della
torre. Una volta approvato e pubblicato per le osservazioni,
si avvierà il progetto definitivo. E su quello faremo la
Valutazione d'impatto ambientale (Via) regionale, come
prescrive la legge».
E le richieste di una nuova Via per il porticciolo
avanzate da Verdi e ambientalisti?
«Anche questa non la capisco. Quante volte bisogna fare la
Via, in Italia: fino a quando un progetto non viene
bocciato? Il porto turistico della Margonara, progetto
precedente all'integrazione fatta con la torre di Fuksas, ha
già avuto l'okay nazionale per quanto riguarda l'impatto
ambientale. Cosa dobbiamo fare di più?».
Arrivando a Savona, c'è da tempo uno striscione appeso
sopra l'imbocco della galleria. Dice: "Non lo sopPORTO".
«Io non sopporto invece chi dice il no per il no. Perché chi
critica la Margonara non fa una proposta alternativa? Non è
mai arrivata. Devo pensare allora che il motivo è quello di
mantenere i privilegi esistenti. Oggi alla Margonara non
entri, a parte i piccoli bagni che ci sono. Il resto sono
baracchette condonate. È questo il problema? Ricordo solo un
dato. All'inizio, chi si opponeva alla Margonara aveva detto
che si sarebbe distrutta un'importante prateria di Posidonia.
Ho fatto fare uno studio. Non ce n'è un filo. Credo che lo
sappiano anche gli ambientalisti. Infatti non ne parlano
più».
È lo stesso silenzio che sta registrando dopo aver scritto
sul blog di Beppe Grillo una lettera con cui ha voluto
mettere in chiaro alcuni punti toccati dal comico nel suo
spettacolo tenuto a Savona, un mese fa. Canavese, in quell'occasione,
era l'unica autorità cittadina presente, insieme al
prefetto, Nicoletta Frediani. «Gli ho elencato le cose che
mi sono sembrate sbagliate nel suo intervento, a proposito
dei temi noti: carbone, Margonara, torri sul waterfront,
container, piattaforma. La nuova Savona. Gli ho scritto: il
nuovo modello offre una prospettiva. Può suscitare timori
come tutte le innovazioni ed è bene discuterne. Ma attenti:
si sta creando una saldatura tra chi promuove legittime
richieste di qualità ambientale e chi tiene i soldi nel
materasso, se ne frega del futuro e non vuole essere
disturbato nel suo egoismo. Francamente, mi aspettavo un
minimo di risposta da Grillo. La sto ancora spettando».
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