Porti, la sfida di Canavese nella giungla dei no  IL SECOLOXIX
savona in bilico tra sviluppo, resistenze e speculazioni
Il presidente dell'Authority: «I veti incrociati rischiano di ingessare il futuro nostro e del sistema ligure»
«Uno stillicidio: no senza alternative a Maersk e alla torre di Fuksas,  no alla Margonara  e pure alla rinascita della Darsena»
 
dal nostro inviato
Roberto Onofrio
savona. Ha appena siglato in Filse l'accordo per sperimentare un prototipo di metrocargo su Vado, un progetto dell'Università di Genova per eliminare le grandi gru e i pericoli che comporta la movimentazione dei container: «In primavera il prototipo sarà operativo a Vado. Se funziona potrà essere esportabile: per il porto di Genova andrebbe benissimo».
Sta per comprare da Bombardier altri due locomotori (ne ha già quattro di Trenitalia) per incrementare il trasporto delle merci su rotaia che realizza con la società Serfer, un business destinato a crescere quando decollerà Maersk a Vado: «Quattrocentomila teu, sul milione che arriverà a regime, viaggeranno su ferrovia».
Ha chiuso il bilancio dell'Autorità portuale con 5,5 milioni di utili. E a settembre presenterà, primo porto in Italia, il bilancio sociale. Da tre anni esatti (è stato nominato il 22 luglio 2004) Rino Canavese è il presidente della Port Authority di Savona. E ci sono ottime probabilità che l'anno prossimo gli venga rinnovato il mandato. «Ma se in città continuano a dire solo dei no, andrò a fare dell'altro», si sfoga.
Sarà difficile. Rino Canavese, è troppo innamorato di Savona, del porto e del suo lavoro per lasciare proprio adesso. Ma lo incontriamo, nel suo ufficio al secondo piano dell'Autorità portuale, con le finestre e il terrazzo che si affacciano sulla vecchia Darsena in piena trasformazione, alla fine di una riunione con il sindaco di Vado Ligure, Carlo Giacobbe. Oggetto dell'incontro: la piattaforma Maersk che dovrebbe nascere a Vado. Motivo conduttore della discussione: cambiare ancora una volta il progetto, rimpicciolire la piattaforma, girarla un po' di qua. È la proposta di Giacobbe. In realtà, il sindaco di Vado, diessino, sarebbe anche d'accordo sull'ultima versione del piano. Ma il suo vice, Attilio Caviglia (Margherita), si è messo di traverso, in giunta. Interpreta, con i suoi 4 colleghi di partito, il sentimento dei vadesi che ritengono la piattaforma troppo grande, invasiva, impattante. Dà voce ai cittadini (quelli di Porto Vado) che dicono no. Appunto.
E lei, presidente, che cosa gli ha detto?
«Gli ho detto: Carlo, io sono una persona seria, questo progetto non si può più cambiare. Se vi va bene è così, altrimenti bocciatelo, cosa vi devo dire?».
Si rivedranno. Ne riparleranno. Ma è lo stillicidio di questi no che inquieta Canavese. No alla Maersk. No alla torre di Fuksas e al progetto Margonara, tra Savona e Albissola. No, persino, al cambiamento ormai in atto nella vecchia Darsena. Rino Canavese, in città, rappresenta la punta più avanzata della voglia di crescita e sviluppo economico che si nasconde dietro l'angolo delle banchine portuali, dietro l'arrivo di migliaia di crocieristi ogni mese. Ma è preoccupato dal sistema dei veti incrociati, ben noto anche a Genova, che rischia di ingessare il futuro economico di una città e del sistema portuale di un'intera regione.
«Qui qualcuno ancora non si rende conto - osserva - che la piattaforma Maersk di Vado significa, a regime, un milione di teu all'anno, 665 nuovi posti di lavoro e la garanzia che questo colosso non sbarchi a Marsiglia, dove ci sono già i terminal di Msc e Cma, la seconda e la terza compagnia armatoriale più grande del mondo. E dove non vedono l'ora di accogliere anche la prima: Maersk. L'ho spiegato anche a un importante terminalista genovese, che non vedeva la strategicità dell'operazione. Gli ho spiegato lo scenario, gli ho detto che saranno a rischio anche i traffici di Genova, nel caso perdessimo questa partita. Mi ha detto "non hai tutti i torti". Meno male».
Ma come si può rendere più digeribile la piattaforma?
«Non lo so più, sinceramente. Creiamo un nuovo casello autostradale per evitare il passaggio dei camion nell'abitato. Spostiamo una quindicina di famiglie nel quartiere che nasce, perché non siano vicino al nastro che trasporta il carbone. C'è un'area verde attrezzata, tutta nuova, che crescerà a ridosso della piattaforma. Abbiamo convinto Maersk a finanziare per un terzo tutta l'operazione. Non solo. Investirà 4 milioni di euro per la formazione di 650 ragazzi che avranno un lavoro, a Vado, dopo uno stage in altri porti. E ora, dopo anni di discussioni e confronti, ci si viene a dire se non si può fare un po' più piccola».
Savona, in Liguria, è la città che sta vivendo in questo momento la trasformazione più profonda e innovativa, sulla scia del forte impulso che ha l'attività portuale. A partire dall'arrivo delle navi da crociera della Costa, che ha determinato la creazione della nuova Stazione marittima. E con le scelte urbanistiche compiute dopo la crisi che, anche qui, ha messo in ginocchio la grande industria a Partecipazione statale. Quella che dominava l'area del vecchio porto. Che nascondeva con i suoi capannoni la fortezza del Priamàr. E che garantiva occupazione ai savonesi.
Carlo Ruggeri, diessino, ex sindaco, oggi assessore regionale all'Urbanistica, ha gestito la prima fase di questo cambiamento. La più difficile, perché segnava per la città un punto di non ritorno: il varo del progetto dell'architetto Bofill, che ha ridisegnato la vecchia Darsena, regalando a Savona uno spicchio di territorio altrimenti inaccessibile. Ovvero Orsa 2000 e il Crescent, dove hanno investito il gruppo Orsero e quello di Dellepiane: un grattacielo di vetro, 19 piani alti 60 metri che conterranno appartamenti, un hotel e una galleria commerciale distribuita su due piani, uno spazio pubblico appena inaugurato - piazza Fabrizio De Andrè - che diventerà, come le vie intorno, il punto di riferimento della movida serale, un nuovo parcheggio pubblico da 110 posti. Entro fine anno sarà abbattuta la sopraelevata, creata una nuova piazza davanti alla palazzina ex Solimano, che ospiterà anche il Filmstudio, mentre si prepara a prendere forma l'anfiteatro del Crescent, destinato ad abitazioni e servizi. Un'esplosione di lavori che per qualche savonese con grandi disponibilità finanziarie è diventata una ghiotta occasione di business.
«Sa che cosa è successo con gli spazi destinati ai negozi? - racconta Canavese - Sono stati quasi tutti acquistati da chi vuole realizzare un investimento, non aprire un'attività. Con il rischio, quindi, di tenerci dei bellissimi spazi vuoti chissà per quanto. Mentre quest'area avrebbe bisogno di vivere e rimpirsi ogni giorno di gente. Da subito».Contromisure?

«Come Autorità portuale, abbiamo diversi metri quadri destinati a esercizi commerciali, da affittare, tutti intorno a piazza Fabrizio De Andrè. Per questi spazi, ho deciso di applicare una tariffa d'affitto di 10 euro a metro quadro, la media degli affitti che si pagano tra via Paleocapa, in centro, e la zona periferica del Santuario. Non solo. Ci sarà anche l'obbligo di tenere aperto tutti i giorni in cui ci sono i crocieristi in arrivo e in partenza, i festivi e la sera fino alle 22,30».
Savona si è divisa anche su Fuksas e il progetto Margonara.
«Allora, anche qui va fatta un po' di chiarezza: su Margonara ci sono le delibere dei Comuni di Savona e Albissola che hanno recepito l'idea di Fuksas. E la conferenza dei servizi ha detto andate avanti. Il 15 settembre, Giovanni Gambardella lo ha annunciato proprio in questi giorni, sarà presentato il progetto preliminare della torre. Una volta approvato e pubblicato per le osservazioni, si avvierà il progetto definitivo. E su quello faremo la Valutazione d'impatto ambientale (Via) regionale, come prescrive la legge».
E le richieste di una nuova Via per il porticciolo avanzate da Verdi e ambientalisti?
«Anche questa non la capisco. Quante volte bisogna fare la Via, in Italia: fino a quando un progetto non viene bocciato? Il porto turistico della Margonara, progetto precedente all'integrazione fatta con la torre di Fuksas, ha già avuto l'okay nazionale per quanto riguarda l'impatto ambientale. Cosa dobbiamo fare di più?».
Arrivando a Savona, c'è da tempo uno striscione appeso sopra l'imbocco della galleria. Dice: "Non lo sopPORTO".
«Io non sopporto invece chi dice il no per il no. Perché chi critica la Margonara non fa una proposta alternativa? Non è mai arrivata. Devo pensare allora che il motivo è quello di mantenere i privilegi esistenti. Oggi alla Margonara non entri, a parte i piccoli bagni che ci sono. Il resto sono baracchette condonate. È questo il problema? Ricordo solo un dato. All'inizio, chi si opponeva alla Margonara aveva detto che si sarebbe distrutta un'importante prateria di Posidonia. Ho fatto fare uno studio. Non ce n'è un filo. Credo che lo sappiano anche gli ambientalisti. Infatti non ne parlano più».
È lo stesso silenzio che sta registrando dopo aver scritto sul blog di Beppe Grillo una lettera con cui ha voluto mettere in chiaro alcuni punti toccati dal comico nel suo spettacolo tenuto a Savona, un mese fa. Canavese, in quell'occasione, era l'unica autorità cittadina presente, insieme al prefetto, Nicoletta Frediani. «Gli ho elencato le cose che mi sono sembrate sbagliate nel suo intervento, a proposito dei temi noti: carbone, Margonara, torri sul waterfront, container, piattaforma. La nuova Savona. Gli ho scritto: il nuovo modello offre una prospettiva. Può suscitare timori come tutte le innovazioni ed è bene discuterne. Ma attenti: si sta creando una saldatura tra chi promuove legittime richieste di qualità ambientale e chi tiene i soldi nel materasso, se ne frega del futuro e non vuole essere disturbato nel suo egoismo. Francamente, mi aspettavo un minimo di risposta da Grillo. La sto ancora spettando».