LETTERA

Adesso qualcuno deve spiegare.

La stampa ha riportato una dichiarazione che sarebbe stata fatta da uno dei titolari dell’operazione “Torre Bofill”, circa il fatto che, se del caso, loro sarebbero pronti ad alzare l’edificio.

Immaginando che questa affermazione da parte di un responsabile dell’operazione sia attendibile, si confermerebbe intanto che le strutture della torre furono dimensionate per un numero di piani maggiore di quello assentito in concessione.

Naturalmente immagino che il ventilato intervento verrebbe eseguito per dare una casa degna al “povero” Istituto Nautico (l’aspetto speculativo dell’aumento volumetrico, ancorché del tutto lecito in linea di principio, si tiene volutamente sfumato), ma anche e soprattutto per abbellire l’opera che - come si pretende - sarebbe il nuovo fiore all’occhiello di Savona.

Peccato che ‘sto fiore sia venuto un po’ male, anzi è un’autentica schifezza e lo dicono tutti: sembra un capannone industriale esteso in altezza, anziché in lunghezza.

Ma è questione di gusti e finché una direttiva europea non li vieterà (magari perché inquinanti), i gusti personali restano legittimi.

Resta dunque anche legittimo sostenere che basterebbe alzare di 5 o 6 piani l’edificio, per farlo diventare un’autentica meraviglia dell’architettura. Annoto perfidamente che, con lo stesso criterio, si potrebbe sostenere che, semplicemente allungando di 10-15 cm le gambe – poniamo – di Rosy Bindi, se ne potrebbe ottenere una specie di sosia di Daniela Santanché (politica a parte).

Politicamente ed amministrativamente il vero interrogativo è però un altro ed a questo qualcuno deve dare alla Cittadinanza Savonese una risposta seria e convincente, non “alla Prodi”, per intenderci.

L’interrogativo è semplice: perché l’Imprenditore, sostenendo presumibilmente costi ben maggiori del necessario, decise di sovradimensionare le strutture della torre, tanto che esse, a quanto si afferma oggi, sarebbero in grado di sopportare quei 5 o 6 piani in più che tanto piacere farebbero al Vice-Sindaco?

Il sospetto che la riduzione del numero dei piani (necessario in allora per ottenere il permesso di edificare) fosse soltanto “una finta”, con tacita intesa sottostante per recuperare in seguito i piani persi, verrebbe anche ad un bambino innocente.

Allora, che venga data ai Savonesi una risposta che anche un bambino possa capire e riconoscere come accettabile.

Tanto sarebbe dovuto, proprio per non alimentare deprecabilii – ma giustificati – pensieri.

Stella, 16 luglio 2007.                                                                      Emilio Barlocco