La nuova Margonara

Salvo lo scoglio della Madonetta così nasce la rivoluzione dopo Fuksas
Nel progetto tagliati drasticamente cemento e posti barca

La nuova Margonara

Sparito il grattacielo di undici metri, cancellati anche dodicimila metri quadrati di posti auto. Intatti i volumi complessivi  da La Repubblica Marco Preve

SAVONA – Non ci sarà più il segno dell´archistar, ma forse i savonesi se ne faranno una ragione. Perché il nuovo progetto per il porto della Margonara, dopo la bocciatura e l´addio dell´architetto Massimiliano Fuksas, cambia rotta. Meno cemento, meno posti barca, meno spazio occupato, una vertiginosa discesa dai 120 metri del grattacielo “banana” di Fuksas agli 11 metri di altezza massima delle nuove residenze. E soprattutto lo scoglio della Madonnetta libero, fuori dalle banchine assieme alle rocce dove vive una colonia di madrepora.
Certo il nuovo progetto non eliminerà un punto centrale del dibattito, quello che vede cittadini e associazioni ambientaliste contrarie ad un nuovo porto in quella zona. Ma è un dato di fatto – diventato un diritto – , che proprio lì, tra Savona e Albissola Mare, il Piano della Costa Regionale preveda un porto turistico. Un Piano redatto dalla giunta di Sandro Biasotti sui binari tracciati dall´allora ministro dei Trasporti Claudio Burlando che quel Piano ha riconfermato e ampliato.
Il dopo Fuksas è un progetto firmato dagli architetti Olga Gambardella e Carmela Argenziano Avagliano, figlia e moglie di Giovanni Gambardella, ex amministratore delegato di Ansaldo ed Ilva, oggi imprenditore che guida l´operazione Margonara. Con loro anche l´ingegner Agostino Molfino.
Il nuovo porticciolo sarà presentato il 28 luglio a Savona a Regione, comuni di Savona e Albissola e Autorità Portuale.
Lo stop a Fuksas ha obbligato la proprietà a seguire alcune prescrizioni imposte da Regione e ministero dell´Ambiente.
Intanto ridurre lo spazio di banchina. Il cemento è stato tagliato di quasi il 25%, aree che sono state recuperate dal mare che adesso è di nuovo vicino alla costa, grazie alla scomparsa dei massicci moli di Fuksas. Sono poi stati rivisti i criteri architettonici della parte immobiliare. Non cambiano in questo caso i volumi (18mila metri quadrati) ma, consegnata alla storia la super torre, i nuovi edifici non avranno più di due piani e raggiungeranno al massimo il livello dell´Aurelia o dello scoglio della Madonnetta. I posti barca vengono ridotti da 820 a 600 scarsi poiché viene letteralmente tagliata la parte che prima inglobava la Madonnetta.
Spariscono anche 12 mila metri quadri di posti auto (da 32 mila a 20 mila) con i parcheggi che scendono da 1200 a 800. Le abitazioni saranno collocate nell´area dell´ex discarica e sul molo di sottoflutto (sarà ricoperto di verde) che nelle intenzioni dovrebbe diventare il cuore del nuovo porto, con una piazzetta marinara circondata da locali. Verso Savona, all´altezza del tunnel di Valloria troveranno posto officine e banchine per i cantieri nautici che avranno anche uno spazio espositivo. A ridosso dell´Aurelia saranno collocati gli spazi alberghieri. La Regione aveva sottolineato la necessità di salvaguardare una colonia di corallo del tipo oculina patagonica, una madrepora che nel Mediterraneo, trasportata forse da qualche nave, è presente solo negli scogli vicini alla Madonnetta, in Spagna, in Sardegna ed Israele. La proprietà e i progettisti hanno ingaggiato un biologo marino, Rodolfo Metalpa che ha fornito i consigli necessari per preservare la colonia. «E sarà sempre lui a coordinare – spiega Olga Gambardella – un laboratorio scientifico che realizzeremo e che speriamo possa diventare un luogo di studio per il mare». Tra pochi giorni la presentazione ufficiale e la possibilità per cittadini ed associazioni di vedere e valutare il progetto.

Giovanni Gambardella: nel 2003 avevo cercato alternative ma il grande segno di Fuksas all´epoca andava di moda
Troppo genovese. E i savonesi bocciarono Piano”

L´attuale soluzione è più rispettosa dell´ambiente e finanziariamente più vantaggiosa Devo dire grazie a chi ci aveva criticato

 

«Io nel 2003, per la Margonara avevo fatto i nomi di quattro architetti: Giancarlo De Carlo, Vittorio Gregotti, Ettore Sottsass e Renzo Piano. Ma nessuno andava bene, di Piano le autorità savonesi mi dissero che era troppo genovese…». Giovanni Gambardella è un manager che ha navigato per 40 anni tra industria, politica e amministrazione. Non è un novellino e non ha un gran bel carattere. E l´imposizione di Fuksas non l´ha ancora digerita. Prima però vuole rimarcare il nuovo corso del progetto Margonara.
Quali sono state le vostre linee guida?
«Abbiamo preso le prescrizioni e le abbiamo fatte diventare un valore aggiunto. Abbiamo capito che questa impostazione, oltreché più rispettosa dell´ambiente, poteva anche essere conveniente finanziariamente. Oggi ci sentiamo di dire grazie a chi ci ha criticato, perché ci ha dato la possibilità di fare un progetto migliore».
Adesso non ci verrà a parlare di “punture di spillo” o trasparenze” come diceva Fuksas?
«No guardi, ogni cosa ha il suo impatto e anche questo lo avrà. Ma non sarà più un “monumento all´archistar” come quello precedente. Mia figlia e mia moglie penso abbiano ridotto al minimo l´impatto e credo che potrà diminuire ancora, se il Comune questo porto riuscirà a farlo diventare una parte della città».
Per evitare polemiche e soldi, i suoi, finiti inutilmente nella parcella di Fuksas, non potevate pensarci prima?
«Il primo progetto di mia moglie, il cosiddetto borgo marinaro, venne bocciato dagli enti locali. Mi dissero, Comune e Autorità portuale, che bisognava dare un segno con una grande firma. Era la moda dell´epoca, che oggi mi sembra tenda a scomparire per fortuna. Come le ho detto, io proposi quei quattro nomi ma mi risposero picche. Quando un collaboratore del mio socio francese fece il nome di Fuksas, tutti sembravano già pronti ad accoglierlo. Io non me la sentii di rifiutarlo».
(marco preve)

 

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