Italiana Coke

Italiana Coke: da Cairo Montenotte a Madeira. E c’è pure Mariella Burani : surreale
Selenio, carbone, sequestri & paillettes. Da Cairo a Madeira
Bragno, 26 luglio 2010. Da poco passate le quattro del mattino.
– Toc toc…
All’Italiana Coke il portiere sbuffa come un vecchio forno.
– Chi è?
– Apra, abbiamo un mandato.
– Ma… chi è?!
– Carabinieri del Noe, Corpo Forestale, Polizia Giudiziaria, Procura della Repubblica di Savona.
– E… l’ASL, l’Arpal?
– APRA SUBITO.

La ricostruzione è di fantasia ma i sigilli sono veri. Finisce così sotto sequestro l’impianto di depurazione della ITALIANA COKE, una vecchia conoscenza dell’entroterra savonese. Il sospetto dei Comitati di Cairo Montenotte, raccontato senza paura e riportato da Savonanews ( LEGGI ) che viene probabilmente condiviso da qualche Magistrato con gli occhi aperti, è quello che le acque (putride e contaminate) potrebbero essere utilizzate per spegnere il carbon coke incandescente, in uscita dai forni di distillazione.

Nella puntuale fumata che scandisce le ore di Bragno, potrebbe dunque non esserci solo vapore acqueo, ma qualche simpatico additivo bruciato e non smaltito. E poi, SELENIO: un non-metallo tossico rilevato in concentrazioni largamente superiori al consentito. Il simbolo di rischio chimico è legato alla sua tossicità. ed è un “bel” teschio nero in campo arancione. Certo, non vuol dire, ma intanto…

La Italiana Coke è una Srl con sede nell’ufficio dei suoi legali / sindaci, in via San Vincenzo 2 a Genova. Ma come ovunque in Liguria, dove c’è carbone ci sono grosse agenzie di comunicazione (rima), che ieri pomeriggio intervengono prontamente con appositi comunicati, tentando come di consueto di mettere la sordina ad una notizia che certo non giova alla già pessima immagine dei loro Clienti. Vi si scrive che Essi collaboreranno con gli inquirenti e che hanno già bell’e pronto un gran piano di investimenti (rima).

Si, ma i forni girano da 40 anni e perdono gas da tutte le parti, e purtroppo si vede. Ma se la gallina è per domani, l’uovo è di oggi, come la prima pagina. Talvolta è la stampa, bellezza.

Casualmente qualche giorno fa eravamo capitati nei pressi degli impianti sequestrati ieri, e nel dubbio, avevamo girato qualche immagine, con tanto di tecnici al lavoro. Uno versava un liquido sconosciuto nelle vasche di decantazione, altri armeggiavano accanto a un grosso serbatoio, senza casco né protezioni. Il responsabile della sicurezza era probabilmente impegnato altrove.

Vi proponiamo un breve videoclip, con la massima solidarietà per coloro che lì vivono e lavorano, tanto per capire l’ambientino, senza parole e grazie a Mina…

  

Tanto benessere ricadrà come al solito nelle casse del nostro povero Paese. Certo. Un po’ come nel caso Fiat / Cayman Islands, raccontato in qualche dettaglio da Savonanews.it ( LEGGI ), gli interessi e i rami (verdi?) di Italiana Coke non si fermano certo in Liguria come il benzene.

‘Che da ste parti le tasse sono alte e l’IVA è al 20%, non come a Madeira.

Italiana Coke è una SRL posseduta da due società:

1) La ICE HOLDING, stessa sede genovese nello studio degli avvocati / sindaci e un codice fiscale (09203040010) che coincide con tale MR Consulting di Torino, che risulta però cancellata. Mah. …ste’ trascrizioni…

Tra le spoglie cartacee troviamo però come proprietario lo stesso Augusto Ascheri (e famiglia) patron di Italiana Coke, con un “Socio Unico”, la torinese TORFIN Spa in LIQUIDAZIONE, che vide tra i suoi sindaci manco a dirlo un commercialista, tale Maurizio FERRERO, che da curriculum risulterebbe tra i fondatori del gruppo di studi “Sinergy”, esperti di finanza internazionale, che ha tra gli associati anche i quattro avvocati / sindaci della sede genovese di Italiana Coke.

In più sarebbe anche sindaco di una quarantina di società tra le quali Bricocenter, De Agostini Capital, PIAGGIO Aero e Fidia Spa Torino, che ha tra i consiglieri il cuneese Edoardo FEA e il savonese Francesco PROFUMO

2) La ENERGY COAL Spa, l’altra proprietaria di Italiana Coke, ha sede sempre in via San Vincenzo 2 a Genova, e tra i proprietari ha tutta la Famiglia ASCHERI e tra i consiglieri Stefano MESSINA In quote di minoranza. Il grosso delle Azioni è di TRE società oltre alla predetta ICE HOLDING

A) La R.T.S. Trading Ltd. (non italianissima a giudicare dalla sigla)

B) La DEIULEMAR Holding Spa, omonima della DEIULEMAR Inteernational S.A. con sede in Lussemburgo (non se ne può più), che farebbe capo agli armatori Lembo e Iuliano di Torre del Greco (Napoli – sciolta nel 2002)

C) La M. SHIPPING INVESTMENT LDA con sede sull’isola di MADEIRA in mezzo all’Atlantico (registro nr. 511090749)

Zona franca portoghese e ambìto paradiso fiscale, MADEIRA, secondo chi se ne intende come la svizzera Miralux, specializzata in “Facilitazioni Offshore di ogni genere – Condizioni bancarie, commerciali esentasse – Consultazioni in merito ad ogni sorta di commercio offshore” (da www.miralux.ch ) che tra l’altro pubblica: “L’isola di Madeira non è famosa solo per l’eccellente qualità del vino ivi prodotto, ma per la totale esenzione fiscale di cui godono le società ivi registrate.” Wow!

Ma attenzione: allo STESSO indirizzo di Madeira: Avenida Arriaga 77 – Edifício Marina Forum, nella STESSA suite (nr.605) della M. Shipping Investment LDA, socia di ITALIANA COKE attraverso la ENERGY COAL Spa, appare una vecchia “RIMORCHIATORI RIUNITI – INTERNATIONAL SHIPPING AND INVESTMENTS, LDA” con tanto di numero telefonico, se occorre : 00351291202400 / Telefax. 00351291237188

Avrà niente a che fare con la RIMORCHIATORI RIUNITI SPA di Genova presieduta dal Cavalier Giovanni Delle Piane, che succedette a Flavio Repetto con vice Giovanni Novi?

Poi, surreale: La M. Shipping Investments Lda. di Madeira, dulcis in fundo carbonis, pare sia tra gli acquirenti (vedi immagine qui sotto) della malandata Mariella Burani Fashion Group Spa di Reggio Emilia, per la quale la Procura di Milano ha chiesto il fallimento nel gennaio scorso, aggiungendo un po’ di aggiotaggio e di falso in bilancio tra le ipotesi di reato. (Corriere della Sera, 11 gennaio 2010)

Bene, non ci crederete ma tra gli interessati c’era anche una società… no: delle Isole Vergini Britanniche. Speriamo non salti per aria tutto…

Ora MBFG è in amministrazione straordinaria con un buco di 444,6 milioni di euro (www.mariellaburani.com) ma potrebbe sempre essere utile ad Italiana Coke per iniziare a rifare almeno il look agli impianti, che continuano a funzionare “in deroga” anche sotto sequestro.

Due paillettes sulle ciminiere, un depuratore in chiffon, sistemi di monitoraggio in pizzo e guarnizioni in frescolana, per tenere stagni i forni, se occorre.

Ma con calma. Che lo spettacolo – con l’ennesimo e inevitabile TAVOLO istituzionale – deve continuare ancora.

Salute.

ilpunto@savonanews.it
 

Mario Molinari

Martedì 27 Luglio 2010 ore 12:30

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