Il nucleare

Commissione UE: il nucleare non è una fonte rinnovabile
E’ ufficiale, abbiamo tentato di spacciare il nucleare come rinnovabile, presso la Comunita’ Europea, per raggiungere le quote previste per il 2020, ma ora ci hanno sgamato, e ci tocchera’ COMPRARE eolico e fotovoltaico da chi ha surplus, come la Germania, notoriamente “paese do’
sole”.
Noi sul nostro suolo puntiamo ai mega investimenti a fondo perduto del nucleare. Mentre le nostre grandi compagnie, come l’Enel, fanno investimenti all’estero dove possono spaziare da carbone a nucleare obsoleto a rinnovabili, magari in Croazia, Slovenia, Albania, e hanno maggiore convenienza, per poi rivenderci l’energia prodotta.
E’ la globalizzazione, bellezza!

Commissione UE: il nucleare non è una fonte rinnovabile

 Per raggiungere l’obiettivo del 17% da rinnovabili entro il 2020, l’Italia dovrà importare energia solare o eolica Per raggiungere l’obiettivo europeo del 17% di energia da fonti rinnovabili entro il 2020, l’Italia sarà costretta a comprare dall’estero energia da fonte solare o eolica. E non potrà contare sul nucleare, dal momento che non è considerato una fonte rinnovabile.

È quanto emerge dalle prime previsioni sul raggiungimento del target europeo del 20% di energia da fonti verdi entro il 2020, uno dei tre pilastri della strategia Ue contro il cambiamento climatico, insieme all’obbligo di ridurre del 20% le emissioni di CO2 e di aumentare del 20% l’efficienza energetica entro il 2020.

“Le prime stime ci confermano che la Ue nel suo insieme riuscirà a raggiungere, e perfino a superare, l’obiettivo del 20%: è un segnale molto positivo che dimostra quanto gli Stati membri prendano sul serio  la politica a favore della rinnovabili”, ha detto Marlene Holzner, portavoce del commissario Ue all’energia Gunther Oettinger, come riportato dall’ANSA.

 Secondo i calcoli della commissione Ue, con la tendenza attuale, i 27 Stati membri arriveranno al 2020 con il 20,3% di energia da fonti rinnovabili (sole, vento, biofuel e biomasse). Dodici Stati (comprese Francia e Gran Bretagna) prevedono sia sufficiente la propria produzione nazionale di rinnovabili, mentre altri dieci saranno in grado di oltrepassare il loro target nazionale: tra questi, la Spagna dovrebbe “sforare” il 20% previsto, raggiungendo il 22,7% e la Germania arriverà al 18,7%, contro il 18% prefissato; l’Austria potrebbe addirittura arrivare al 34%.

Tra i Paesi che hanno, invece, ipotizzato un deficit di rinnovabili da coprire con le importazioni, anche da paesi terzi, l’Italia è quella che ha il gap maggiore: 1,17 Mtep su circa 2 in totale. Per questo motivo, insieme a Belgio, Lussemburgo, Danimarca e Malta, dovremo acquistare energia verde da partner o da Paesi terzi (il nostro Paese ha indicato Albania, Croazia, Montenegro, Svizzera e Tunisia).

Nel conteggio delle energie verdi non è calcolato il nucleare: “Non lo consideriamo una fonte rinnovabile”, ha precisato la Holzner. “La politica della Commissione non è cambiata”, e continua a considerare  fonti rinnovabili solo quelle derivanti da sole,vento, biofuel e biomasse.

 “Senza un adeguato sistema di incentivi alla produzione di energia da fonti rinnovabili e all’utilizzo di energia verde per il riscaldamento residenziale e industriale, sarà davvero difficile per l’Italia raggiungere gli obiettivi del 2020, cioè il traguardo del 17% di produzione di energia rinnovabile. Attualmente, l’energia rinnovabile copre appena il 7% dei consumi energetici totali italiani.” Lo ha detto pochi giorni fa alla Reuters, a Milano, Costantino Lato, responsabile dell’unità ingegneria della direzione operativa del Gse.

“La direttiva consente il trasferimento o ‘importazione da altri Paesi”, ha spiegato la Holzner. “L’Italia ci ha detto che non ce la può fare da sola, pertanto è autorizzata a comprare energia rinnovabile, ad esempio dalla Germania, che registra un surplus”. Il raggiungimento del target sull’energia da fonti rinnovabili è diverso per ciascuno Stato, ma è vincolante per tutti. “Se qualcuno non lo rispetterà – ha ricordato la portavoce – scatterà il ricorso alla  Corte di giustizia”. La Commissione Ue non ha competenze sul ‘mix energetico’ e quindi non interferisce con le scelte di ciascuno Stato membro.  Entro il 30 giugno 2010 Ciascuno Stato membro dovrà presentare alla Commissione il piano d’azione nazionale che illustri la strategia scelta per raggiungere gli obiettivi del 2020. La Commissione vigilerà sull’attuazione dei piani nazionali, e potrà, se necessario, ricorrere alle procedure d’infrazione contro i Paesi inadempienti

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