Il ballo del tampone

Sono una vittima del ballo del tampone. Quell’attività ludica (si fa per dire) che ci tocca quando, per la paura di aver contratto il Coronavirus, cerchiamo appunto di sottoporci a un tampone il più presto possibile. Detto che, a mio avviso, l’esame dovrebbe essere disponibile come un bicchiere d’acqua quando ti svegli, vi racconto cosa accade al sottoscritto. La notte tra sabato e domenica scorsi: brividi, febbre a 38,3 scariche di  dissenteria, una spossatezza da non riuscire ad alzarmi da letto. Tiro in quelle condizioni fino al mattino . Poi alle 8 chiedo aiuto. Telefono alla guardia medica. Dottoressa gentilissima. Le racconto. Mi risponde che effettivamente ho sintomi compatibili con il COvid19. Consiglia un tampone. Dice: faccio io la segnalazione all’ufficio d’igiene che entro 48 ore la contatterà per effettuare l’esame a casa sua. Anche il medico di famiglia mi rassicura: tranquillo, informo l’Asl. Trascorrono 72 ore. Silenzio. Per fortuna sono sfebbrato, sto meglio, ma devo sapere per rispetto verso la gente che mi sta intorno. Telefono all’Asl. Dottoressa gentilissima. Dice: Eh no, dobbiamo assolutamente fare il tampone. Ma guardi, dico io. che lo aspetto da tre giorni. Verifico, fa lei. Si assenta un paio di minuti poi torna: guardi che a noi non è arrivata alcuna segnalazione a suo nome, nè via mail nè sulle piattaforme. Non voglio indagare sui responsabili di questo corto circuito, ma se non funziona la gestione di banalissimi tamponi, cosa possiamo aspettarci inel caso riesplodesse la pandemia? Dimenticavo, ho appuntamento domani mattina per il tampone. Ballo ancora.

Bruno Lugaro

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