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GENOVA. Dal vaso di Pandora salta fuori una torta grande 20 milioni di euro, la bonifica delle acciaierie Ilva ovvero un pezzo di storia della città. E secondo la Procura quel gigantesco boccone se l'è spartito una cerchia ristretta d'imprenditori guidati da Gino Mamone, il patròn della Eco.Ge, colosso genovese specializzato in demolizioni.
"Operazione Pandora" (dalla mitologia del contenitore che custodiva tutti i mali) è definita l'inchiesta che ieri mattina ha fatto scattare perquisizioni in cinque regioni e avvisi di garanzia per 36 persone. Tredici sono imprenditori accusati di «associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d'asta», i componenti - alcuni dei principali nomi italiani nel campo delle bonifiche, oltre all'ex presidente dell'Unione industriali di Savona - d'un vero e proprio cartello. Avrebbero monopolizzato appalti e subappalti per il restyling dei 266 mila metri quadrati sui quali un tempo erano attivi gli impianti "a caldo" dello stabilimento siderurgico.
Altri tre indagati (insieme, di nuovo, a Mamone) devono rispondere di «corruzione» per la compravendita e la ristrutturazione dell'ex oleificio Gaslini di Genova: fra loro l'ex assessore Paolo Striano e l'ex consigliere comunale diessino ai tempi della giunta Pericu Massimo Casagrande. Entrambi, un anno fa, erano rimasti invischiati nell'indagine sulle tangenti per la ristorazione scolastica che fece vacillare Marta Vincenzi, un fascicolo le cui intercettazioni telefoniche hanno originato la nuova indagine. I politici, insiste la Procura, avrebbero fatto da "apripista" a Mamone e al nuovo acquirente dell'immobile (il milanese Michelino Capparelli, titolare della società"Fontessa") in cambio di favori.
L'ultima tranche riguarda un giro di «false fatturazioni» che sarebbero state ottenute da Mamone per sovvenzioni inesistenti a società sportive toscane e liguri. Un milione di euro rubricato alla voce «sponsorizzazioni», ma forse uscito dall'azienda per tutt'altro scopo: «Era periodo di campagna elettorale» si limitano a rimarcare in Procura, ammettendo che il quadro deve ancora essere chiarito. E però il vero exploit è rappresentato dall'inchiesta sulla ristrutturazione delle acciaierie, il cuore pulsante dell'ex Italsider che dovrebbe trasformarsi in spazi per il porto, strade di scorrimento e altri insediamenti produttivi. Prima di vedere il nuovo volto bisognava demolire i vecchi impianti, e sanare i terreni inquinati. Perciò quella superficie (insieme ad altre) finisce sotto il controllo della Società per Cornigliano, partecipata in maggioranza dalla Regione e poi da Provincia, Comune e Sviluppo Italia spa, a sua volta interamente controllata dal Ministero del Tesoro. Per la bonifica completa serve una decina di appalti, assegnati fra il 2007 e il 2008 da "Sviluppo Genova", gruppo pubblico-privato che rappresenta di fatto il "braccio operativo" della Società per Cornigliano. Quest'ultima deve coordinare la metamorfosi della zona e i progetti per il suo rilancio, "Sviluppo" smista denaro e appalti. Ed è qui che entrerebbe in scena il cartello. Nell'opinione degli inquirenti Gino Mamone e la Eco.Ge si sono messi in contatto con un gruppo "ristretto" di aziende interessate a quegli interventi, studiando insieme un sistema che potesse accontentare tutti. E le offerte sarebbero state presentate sempre in modo "scientifico", stabilendo prima chi avrebbe ottenuto l'assegnazione diretta, chi il subappalto (in un caso o nell'altro la Eco.Ge è presente all'80%) e chi sarebbe stato estromesso con la certezza di entrare in un affare successivo. «Un meccanismo - rimarcano fonti della Procura - che ha favorito sempre e comunque i medesimi soggetti, estromettendo a monte chi magari avrebbe avuto delle ottime chance, ma non poteva sapere in anticipo su quali cifre competere».
Chi sono gli imprenditori specializzati in bonifiche e demolizioni accusati di una clamorosa, quanto illegale, "alleanza"? Aldo Delle Piane, ex presidente degli industriali di Savona e nel 2007 amministratore delegato della "Demont Srl", "gigante" di Millesimo; Gino Furia, vertice della "Furia Srl" di Fidenza (Parma), nota in tutt'Europa; Renzo Manzone (Torino), impegnato nei progetti per il nuovo stadio della Juventus. E ancora Giuseppe Panseri, presidente della "Despe" di Bergamo, la maggiore impresa italiana di demolizioni speciali. Gli altri sono nomi un po' meno conosciuti (Claudio Baraldi, Giorgio Bertuccini, Valerio Dittadi, Diego Fanelli, Ivan Gazzetti, Roberto Raineri e Stefano Rosi) ma comunque attivi da tempo. «Siamo puliti e autorevoli- insistono Delle Piane e Panseri, i due indagati più illustri, per bocca dei figli - e le gare di Genova sono state trasparenti».
GRAZIANO CETARA
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19/06/2009
grafici IL SECOLO XIX
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