E’ nauseante, indegna, sconcia la disinvoltura con cui certi partiti prendono in
giro gli elettori, mancano loro profondamente di rispetto, sviliscono le
Istituzioni che ambiscono governare, proponendo qualsiasi squallida genia di
candidati, pur di ottenere voti.
L’anno scorso l’UDC, alle politiche, non ha esitato a presentare ed a far
eleggere, il famigerato Cuffaro: che importa se era stato condannato a 5 anni di
galera, era pur sempre una brava ed onesta persona, perché era caduta l’accusa
di collateralismo alla mafia. Il PdL ha riempito il Parlamento di inquisiti, di
condannati in primo, secondo, terzo grado, o di gente sfuggita alla giustizia
per merito di leggi speciali appositamente promulgate.
Alle europee di quest’anno l’UDC ha portato quella perla d’uomo che è Emanuele
Filiberto, che ora è diventato “testimonial” di Vaccarezza e gira con lui per i
mercati rionali ad abbindolare le vecchiette nostalgiche. Ed è in corso, tra UDC
e PdL, tutta una diatriba in merito a questo grigio personaggio: una cosa d’uno
squallore unico, che indica il reale spessore politico e morale dei suoi
protagonisti.
Se ricordo bene, l’augusto padre del giovinetto Filiberto, qualche anno fa
uccise a fucilate un poveretto, poi, ed ancora recentemente, ebbe problemi con
la giustizia. Il nonno era un tipo smorto, vissuto sempre tra le quinte, mentre
il bisnonno, Vittorio Emanuele III, ebbe un ruolo “di
rilievo” nella vita del Paese. Incominciò nel 1911 con la guerra italo-turca
per il possesso della Libia, poi sostenne l’interventismo contro l’Austria
(600.000 morti e un milione di feriti), quindi, nel ‘22, ritirò l’esercito
schierato davanti a Roma e, tronfio e pettoruto, accolse Mussolini e da lui
ricevette “l’Italia di Vittorio Veneto”. Avallò il fascismo, avallò
l’esautorazione del Parlamento, avallò una nuova guerra in Africa e la conquista
dell’Albania. Così divenne niente po’ po’ di meno che “imperatore di Albania”.
Permise il “patto d’acciaio” e l’entrata in guerra a fianco della Germania,
permise le leggi razziali e sempre salvò disinvoltamente la poltrona e la
corona. Poi, quando le cose si misero male, dopo l’8 settembre del ‘43, scappò
ingloriosamente a nascondersi dietro le gonnelle degli alleati e lasciò l’Italia
allo sbando, in mano a fascisti e nazisti.
Il trisavolo, Umberto I, appoggiò la prima campagna d’Africa, soffocò i moti
contadini ed operai, sciolse il Partito Socialista, sciolse le leghe operaie,
conferì una medaglia d’oro al generale Bava Beccalis per la sanguinosa
repressione dei moti di Milano e tante altre amenità. Suo padre, Vittorio
Emanuele II, il così celebrato primo re d’Italia, esordì con la sanguinosa
repressione dei moti di Genova ed il sacco della città, amò più la caccia e le
gonnelle che i problemi dello Stato, soprattutto si appropriò disinvoltamente
del frutto dell’azione di tanti patrioti, carbonari, martiri, che per decenni
diedero la vita per l’Unità d’Italia. L’Italia la costruirono gli Italiani,
tanti Italiani che egli spesso perseguitò, ma lui fece propri quei meriti e quei
risultati che, senza Mazzini, Santorre di Santarosa, Carlo Pisacane, Mameli,
Garibaldi, Cavour o Amatore Scesa, mai avrebbe raggiunto.
Detesto i regnanti e detesto i monarchici, in particolare detesto Casa Savoia;
l’unico dei Savoia che rispetto è Carlo Alberto che fu diverso da tutti gli
altri, quasi non fosse della famiglia, che ebbe la dignità ed il pudore di
abdicare ed andare in esilio dopo la tragica conclusione della prima guerra di
indipendenza. Quella dignità e quel pudore che non sono più neppure un vago
ricordo tra i politici nostrani.
Oggi abbiamo tra i piedi l’ultimo rampollo di cotanta stirpe, il sig. Emanuele
Filiberto, che non è per niente “principe” e non è erede di nessun regno: in
Italia tali titoli non hanno più spazio, siamo in una Repubblica sancita nel ‘46
da un referendum popolare, quando il referendum era ancora una cosa seria.
Peraltro i regnanti ed i principi di oggi, cui spesso stampa e televisione fanno
tante servili riverenze, non sono che i discendenti dei peggiori e più
prepotenti banditi di qualche secolo fa e spesso sono anch’essi banditi, anche
se in guanti bianchi.
Emanuele Filiberto è vissuto nell’ovatta, in Svizzera, con i soldi che i suoi
avi hanno succhiato ai sudditi e con i proventi dei traffici del padre. E’
arrivato da noi ed ha arrogantemente chiesto, con mamma e papà, 260 milioni di
euro di risarcimenti dallo Stato italiano. Milioni di famiglie italiane, per le
guerre scatenate dai Savoia, sul Carso, sul Sabotino, sull’Ortigara e sul Piave,
sui mari, in Russia, in Africa, in Grecia, a Cefalonia ed a Boves o a
Marzabotto, sotto i bombardamenti, sui monti della guerra partigiana, nelle
carceri fasciste e nei lager nazisti, hanno perso i propri cari e i propri beni.
Quale risarcimento dovrebbero chiedere a lui ed ai suoi sgradevoli genitori? E
quanto vale l’immenso dolore che per cinque anni ha impregnato l’Italia?
Poi l’eclettico Filiberto si è messo a nobilmente sgambettare in televisione e
si è fatto una “personalità”, una fama, quasi è diventato un mito (mi meraviglio
che Berlusconi non l’abbia messo nell’elenco delle sue veline, magari facendosi
chiamare “papi”). L’UDC, con un senso delle istituzioni e con un rispetto per
gli elettori che fanno veramente venire la nausea, l’ha inserito, lui
monarchico, lui che ha un contenzioso con la Repubblica, tra i candidati a
rappresentare questa Repubblica a Strasburgo. Per fortuna il buon senso degli
Italiani non ce l’ha mandato. E allora, da buon politico moderno, ha subito
cambiato bandiera (d’altra parte il bisnonno gli aveva dato l’esempio almeno un
paio di volte) ed è passato al PdL che lo ha accolto a braccia aperte e
certamente lo ha rispettosamente e servilmente chiamato “principe”. Che
Vaccarezza voglia essere insignito dell’ordine di S.Maurizio?
I candidati dei partiti, o i “testimonial” dei partiti, riflettono la sostanza
dei partiti stessi: qual è la sostanza di PdL e di UDC se i loro candidati o i
loro testimonial sono quelli che vediamo? Cosa c’è nei loro programmi, quali
sono i loro valori, questa parola di cui tanto si riempiono la bocca, se sono
incarnati da certi figuri? In tutto questo non vedo nè onore, né pudore, ci sono
solo un vero e proprio vilipendio delle Istituzioni e sommo disprezzo per gli
elettori.
Poveri Vaccarezza e Melgrati, siete proprio ridotti male se avete bisogno di
quell’equivoco personaggio per raccattare un po’ di voti!
Mimmo Filippi