ADDIO AD UN “BIG”
DEL PASSATO
QUANDO MIINO ERA IL RE DEL MATTONE Luciano Corrado |
![]() Borghetto Santo Spirito |
Borghetto S,
Spirito –
Gli è arrivata l’ultima “cartolina” che non concede scampo
mentre si trovava ricoverato al Santa Corona. E’ morto,
Giuseppe Miino,
75 anni, uno dei “ras” del boom edilizio di Borghetto (capitale da
sempre di palazzoni e seconde case in Liguria) degli anni sessanta e
settanta. Un uomo che racchiude la storia di tanti palazzinari diventati ricchi, facoltosi, animatori della “dolce vita” e dell’high-society della Riviera negli anni d’oro. Da manovale a carpentiere, a capomastro, ad artigiano, a costruttore edile di grido, fino a dare lavoro ad oltre 150 operai. Poi il graduale ritiro dall’attività, quando il mercato (anni ’90) si era fermato, esaurito. |
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Miino
aveva scelto di “godersi la vita”. Si era separato dalla moglie, girava
il mondo. Poi il declino, inesorabile, degli anni, della vecchiaia.
Quando la “vita” ti presenta il conto.
Lui che era entrato nelle “favole”, nel firmamento dorato,
con uno dei primi yacht, con tanto di marinaio e personale, attraccato
al porto di Loano. Gli anni in cui il padrone dello scalo marittimo era
un grande big dell’imprenditoria Svizzera,
Max Frey, arcimiliardario, erede tra l’altro di un impero editoriale
e proprietà commerciali in tutto il mondo come raccontarono i giornali
svizzeri alla sua morte. E volle essere sepolto, con la mamma, nel
vecchio camposanto di Loano.
Miino,
insieme all’amico
Enzo Cappelluto (altro big ancora in attività e tra i proprietari del
grandioso complesso turistico Loano 2, con interessi in provincia di
Savona, Imperia e fuori Liguria), facevano mostra delle prime
Miura-Lamborghini. La passione di
Miino
era rimasta e fino a poco tempo fa era ancora alla guida della
“Ferrari”.
Abitava solo, in una villa (non sfarzosa) sull’Aurelia,
proprio di fronte all’unica grande piazza scampata allo scempio edilizio
e realizzata solo perché crollò uno dei palazzi in costruzione, con la
morte di cinque operai.
Miino
amava trascorrere le giornate della terza età, iniziando con una
pedalata in bicicletta, poi la visita all’amico
Mariolino, titolare di una delle più vecchie
pescherie della Riviera. A volte incontrava il cronista dei “vecchi
tempi” al quale amava confidare i ricordi, raccontare
come si svolsero alcune vicende urbanistiche che fecero scalpore,
da Ceriale, a Borghetto, a Loano. E non solo. A Loano era ancora
comproprietario di un lotto di terreno, interessato dalla zona
alberghiera, da 15 anni in attesa di decollo. Leggeva il giornale, con
dichiarazioni di tizio e caio sul futuro di quella zona; esprimeva
spesso il suo stupore per le “sparate” che arrivavano quasi sempre in
momenti particolari. Non aveva dubbi:
per gli alberghi è finita, impossibile investire in una
perdita sicura, pagare poi tutti quegli oneri al Comune per costruire.
Commentava con sarcasmo l’annuncio dell’interessamento
all’area alberghiera di
Salvatore Ligresti.
Amava fare battute in dialetto, il suo dialetto. Si
preoccupava molto dello stato di salute. Era sempre attento e guardingo
perché temeva di finire nel mirino di qualche malavitoso.
Era franco nell’ammettere errori e nel valutare, con
autocritica, il ruolo dei costruttori edili. Non aveva dubbi: <Oggi è
assai peggio, in quanto a mazzette e giri vari, rispetto a ieri, cosi va
l’Italia, ma io ho dovuto
farmi un mazzo, altri
diventano ricchi manovrando
dietro la scrivania>.
Miino,
origini piemontesi come un fratello già morto che coadiuvava con lui
nelle società, è stato trasferito per la recita del rosario
nell’oratorio San Giuseppe di
Borghetto;
i funerali, martedì 17, nel paese di
Cervasca. Lascia il figlio e la moglie.
A
Borghetto e in Riviera lo accompagna il ricordo degli amici meno
giovani, di quanti l’hanno frequentato e conosciuto, anche nel periodo
in cui gestiva il “Ristorantino”
in piazza Libertà.
Giuseppe Miino era rimasto affezionato a quella terra che gli aveva portato fortuna,
che l’aveva fatto sognare, che gli aveva “regalato” una seconda
giovinezza girando il mondo dorato, i paradisi esotici, ed aveva visto
trasformarsi, come una favola, davanti ai suoi occhi. Un’altra pagina di
storia, mai scritta, di un imprenditore che, suo malgrado, ha fatto
storia nel male e nel bene. E
Miino
è stato tra gli attori. |