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A Loano i funerali
di un testimone della storia turistica
E’ MORTO L’APPUNTATO BIASOTTI
IL DECANO DEGLI “ACCERTATORI” Pubblichiamo una
foto eccezionale e i ricordi di anni gloriosi |
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Loano – Potrebbe essere uno dei tanti necrologi, uno dei tanti manifesti funebri sui muri delle nostre città.Che ci annunciano la “partenza” dalla vita terrena di una persona cara, più o meno conosciuta, popolare. Non sarebbe neppure una notizia se la scomparsa ed i funerali di Silvio Biasotti, 88 anni, non fossero da iscriversi in una delle pagine storiche del turismo savonese, della stagione delle aziende di soggiorno. Forse le nuove generazioni non sanno che con la morte di Silvio Biasotti se n’è andato il decano savonese degli “accertatori” della Imposta di soggiorno (poi abolita). Per anni, infatti, gli enti turistici, le manifestazioni, le sagre, perfino la cura dei giardini o di impianti sportivi si finanziavano con i soldi incassati dalle giornate di presenza degli ospiti italiani e stranieri. Decine, centinaia di milioni. Negli alberghi, nelle pensioni, nei campeggi, ma anche nelle seconde case. Ogni azienda di soggiorno, ogni Pro Loco, aveva i suoi accertatori che venivano rinforzati d’estate con l’assunzione di giovani, soprattutto studenti.
Ebbene,
Silvio Biasotti era il decano savonese vivente di quella “categoria”
che era un po’ considerata come i dazieri comunali. Vivendo nella
località dove operavano conoscevano tutto di tutti, in tema di esazioni
e di possibili evasioni.
Silvio Biasotti
è ripreso nella foto che pubblichiamo (in divisa con l’allora
maresciallo Molli, comandante la stazione dei carabinieri) e che
raggruppa anche personaggi diventati assai noti non solo a Loano, ma
anche nel panorama italiano e mondiale (basti pensare a Guido Olimpio,
figlio dell’ex segretario di Taviani, oggi opinionista di punta del
Corriere della Sera, già corrispondente in Medio Oriente, poi negli
Stati Uniti, spesso ospite di programmi d’attualità e di approfondimento
sulla Rai). Nella foto, al centro, c’è anche l’allora ministro Paolo
Emilio Taviani che alle cene “luculliane” alla Claudio
Scajola per festeggiare “fasti” elettorali, prediligeva gli incontri
conviviali nel più agreste rifugio del Monte Carmo.
Taviani è
attorniato da amici, tra essi gli avvacati
Edoardo Gardini di Loano e Carlo Nan di
Pietra Ligure, papà dell’onorevole (per tre legislature) Enrico Nan,
di Forza Italia, pure avvocato. Ma anche il big Alessandro Provaggi
di Toirano-Loano. Insieme a tante figure loanesi (come l’ex assessore
Pietro Goso, nella foto c’è anche il prof. Secondo Olimpio)
che ci hanno lasciato. Altre persone ancora viventi, ma con qualche
annetto in meno.
Biasotti
quando all’inizio degli anni settanta, andò in pensione, fu assunto
all’azienda di soggiorno di
Loano, allora presidente Pignocca, direttore Nario, per
dare man forte agli altri due accertatori fissi (Pigliego ed un
insegnante in pensione di Savona). Biasotti, da ex servitore
dell’Arma dei carabinieri, svolgeva il suo ruolo
con rigore e discrezione. Era forse l’unico che conosceva,
all’epoca, tutte le abitazioni che erano date in affitto a turisti ed
andava a bussare quasi a colpo sicuro. Non c’era stata ancora
l’esplosione delle seconde case, il disastro che porterà alla disfatta
degli alberghi, alle chiusure, alla corsa senza freni della speculazione
immobiliare, alla perdita di centinaia posti di lavoro. Un “delitto”
impunito. Non era un lavoro facile perché si trattava di far pagare l’imposta di soggiorno, in base ai giorni di permanenza e al numero degli occupanti, così come avveniva per gli esercizi alberghieri, i campeggi, allora non erano ancora in scena i residence veri e propri. I controlli erano sistematici, a tappeto o a campione.
Biasotti
aveva una caratteristica unica, suonava il campanello e poi si
presentava: <Non sono qui per punire, ma per aiutarvi a fare il vostro
dovere>. Compilava la scheda e invitava, con cortesia, a presentarsi
agli uffici.
La
collaborazione degli operatori e dei cittadini era considerata un valore
aggiunto, da spendere con l’opera di convinzione, sensibilizzazione e
cortesia, come ricorda un altro, allora giovanissimo, accertatore
estivo, Bruno Goso, che poi diventerà operatore della Rai
–Liguria, oggi estroso tecnico a Loano, conosciuto in tutto il ponente
ligure da orchestrali e dagli utilizzatori di strumentazioni
elettroniche, anche d’epoca. Riesce persino a riparare dischi e
apparecchiature vecchissimi, rovinati.
Un lavoro,
quello degli “accertatori” dell’imposta di soggiorno al servizio della
città, di quel turismo che diventerà con gli anni, sempre più di massa,
da monolocali e bilocali,
ormai unica fonte economica, come nella stragrande maggioranza della
cittadine rivierasche o dell’immediato entroterra. Silvio Biasotti, ieri mattina nella chiesa dei frati Cappuccini di Loano, è stato salutato dal gagliardetto dell’Associazione nazionale carabinieri di Loano e Borghetto, dai colleghi viventi che avevano prestato servizio con lui nella caserma (dapprima in via Cesarea, poi sull’Aurelia) gli appuntati Roca, Penna e Casule. C’era la vedova, i nipoti, rappresentanti dell’Associazione carabinieri e alcuni concittadini che stimavano l’appuntato, l’accertatore, l’uomo semplice, retto, ricco di valori e di etica.
Nella
fotografia ripresa al
rifugio del Carmo e che riproduciano, in divisa c’è pure
l’allora comandante della Guardia di Finanza, maresciallo Cimino
e tanti altri cittadini di Loano, Pietra, Savona, tra essi il
popolarissimo Cencin De Francesco, il geometra Remigio Burastero.
Siamo nel 1968, altri tempi si direbbe, altri ideali verso la propria
città, il proprio ruolo.
L. Cor.
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