Nome: Diego

Cognome: Zunino

Età: 21

Tendenza politica: socialismo liberale (Azione Riformista)

Sei Favorevole all'ampliamento, attraverso il carbone, della centrale di Vado? Sarebbe un “balzo in avanti” nelle “magnifiche sorti e progressive” del nostro territorio! Accidenti, il carbone mi ricordo che s'iniziò ad usarlo verso la fine del Settecento con la prima rivoluzione industriale: essere favorevoli sarebbe dopotutto riconoscere un gap della Liguria di circa 250 anni!

Scherzi a parte, mi sembra un po' assurda la domanda in quanto nessun soggetto politico anziché no può definirsi pienamente a favore. Ammetto di non essere pienamente informato in merito perciò risponderò alla luce di quanto ho appreso dal piano di sviluppo del sito “Tirreno Power”: la scelta di passare a una maggiore produzione tramite carbone sembra dettata da esigenze strategiche onde non rimanere oggetto di ricatti moscoviti, pur tuttavia come politico in erba non mi sentirei di avvallare questa posizione sacrificando il bene comune dei miei concittadini.

L'esternalità prodotta dalla centrale ora come ora mi sembra già sufficiente per chi vi abita e vi lavora intorno, considerando che la capacità produttiva della centrale ecceda il fabbisogno della comunità in cui è situata. L'economista in erba, altra professione in cui sono dedito, ragiona con un modello di analisi “costi benefici” e purtroppo qui non resta che constatare il saldo negativo.

Va inoltre considerata anche la composizione azionaria della S.p.A che possiede la centrale di Vado: Tirreno Power è controllata al 50% da Energia Italiana, che figura tra i propri azionisti Sorgenia con il 78%, la quale è a sua volta controllata al 79,7% da Sorgenia Holding infine posseduta al 65% da Cir, finanziaria della famiglia De Benedetti. Il controllo tramite possesso a cascata si attesta al 20% circa.
Ora non è solo mio parere ma credo opinione comune ritenere i De Benedetti politicamente schierati su proprie posizioni con tanto di organo di stampa: l'agevolazione dunque allo sviluppo della centrale diviene piuttosto che una valutazione per il pubblico interesse il perseguimento di complicate logiche politico-economiche, che nel Savonese si attuano spesso con il benestare della controparte politica.

Dovendo proporre una pars construens riterrei di cercare di vincolare in maniera molto più stringente lo sviluppo della centrale puntando sulle molteplici opportunità che il territorio offre per le energie rinnovabili a cominciare dai parchi eolici che potrebbero trovare applicazione nelle spesso trascurate colline liguri presentando un migliore rapporto costi benefici più adeguato al fabbisogno della comunità e compatibile con la sostenibilità ambientale e assolutamente indipendenti da approvvigionamenti, quindi vincente sul lungo periodo.

 

Sei Favorevole alla Margonara?

La Margonara intesa come area territoriale non può che rendermi felice e favorevole, qualora si volesse intendere invece quanto viene inopportunamente definito “porticciolo” vede in me un estremo oppositore.

La riqualificazione di un'area dovrebbe avvenire secondo la logica del perseguimento di un pubblico interesse: sentendo la parola porticciolo penso subito ad un'area dove cittadini e abitanti di zone limitrofe possano darsi al diportismo in un'area compatibile con l'ambiente circostante coerentemente con le aspettative del cittadino.

Pur tuttavia, alla luce delle risorse scarse reperibili nei bilanci pubblici, vi è la tendenza a delegare questa funzione a realtà economiche di nicchia (il diportismo del ceto medio, parlando da suo esponente, è in coma) che le rendono un gigantesco “showroom” per i loro prodotti costringendo i residenti a spostare i natanti di dimensioni inferiori in altri porti.

Temo molto che la Margonara, seguendo la stessa logica, possa divenire una vera e propria “cattedrale nel deserto” se venissero realizzati i manufatti in progetto, mancando infatti un potenziamento delle infrastrutture circostanti, sia a livello carrabile (il tratto di Via Aurelia interessato è il segmento tra i più intasati in Italia) sia a livello pedonale, e una correlazione reale agli interessi pubblici: non bastano infatti qualche manciata di posti di lavoro ed il ricorso al famigerato “indotto” a giustificare un'opera monumentale in effetti poco fruibile dai cittadini dei comuni interessati i quali non troverebbero altro che pretenziosi localini chic specchietti per le allodole dei turisti stagionali.

L'alternativa a mio parere potrebbe essere -per quanto utopico- un progetto di lungo periodo che possa coinvolgere gli Enti Pubblici, le realtà cantieristiche savonesi e liguri, infine -perché no- le associazioni dilettantistiche circostanti (penso all'Associazione Nautica Albissola Marina che ha la propria sede tra gli impianti fognari) e cooperative di pescatori con una struttura molto più ridimensionata, favorendo piuttosto che il design e il carattere simbolico di una torre sproporzionata ad ogni logica urbanistica,  una qualità costruttiva superiore e compatibile all'ambiente circostante.

Questo sarebbe a mio parere infatti non una concessione a potentati economici con ottica di breve periodo ma un rilancio del diportismo come reale valore aggiunto per il nostro territorio e altamente fruibile da tutta la cittadinanza e non solo da i più abbienti o dal turista facoltoso agostano.

 

Pensi che la costa sia troppo cementificata? L'anarchia urbanistica che ha afflitto i nostri territori è una caratteristica molto triste che un policy maker deve purtroppo affrontare ogniqualvolta si insedi presso un Ente Locale: la rapallizzazione non ritengo si sia fermata ogniqualvolta vedo realizzarsi opere che nulla hanno a che fare con quanto hanno attorno, già a loro volta dall'aspetto dissidente rispetto agli originali edifici della cittadina. Non potendo fare sviluppare l'edilizia solo basandosi sulle ristrutturazioni bisognerebbe intervenire permettendo l'edificazione solo con alti tassi di compatibilità ambientale e di integrazione con il decoro cittadino, migliorando così la qualità dei manufatti, le imprese troverebbero un incentivo a diventare più efficienti tramite anche ad attività di ricerca e sviluppo trovando in alternativa l'esclusione dal mercato.

 

Cosa pensi dei dirigenti della tua parte politica? Posso, da vero neofita del settore, parlare dei compagni di lista che ho avuto durante la tornata amministrativa di giugno 2009 con la lista civica “Vivi Albissola”. Questi “dirigenti” hanno avuto il pregio di lasciarmi liberamente lavorare al programma, su un ambito a me caro quale le politiche commerciali, pur tuttavia nel momento della campagna elettorale sono stato letteralmente “immobilizzato” non potendo presentare personalmente la parte di programma su cui avevo lavorato ma soprattutto ricevendo velati consigli di “calmarmi”...

In merito alla mia corrente di pensiero è una tristezza sapere quanti validi compagni siano sparpagliati lungo tutto l'arco parlamentare in seguito al crollo del “vecchio” Psi.
Definirsi socialisti a Savona è dura dovendo essere attaccati sia sul fronte Craxi ma anche sul fronte Teardo. Un compagno mi disse un giorno di rispondere così: “non è che se un prete ha rubato Cristo non debba risorgere!”.
Questa
boutade per quanto molto forte rappresenta però una questione ben precisa: in Italia, dunque anche nel Savonese, si cerchi di cambiare gli uomini e mantenere le idee, in quanto l'applicazione del viceversa ha portato solo come esito l'affermazione di una casta che camaleonticamente si cela dietro ogni cartello elettorale (solo così si possono definire Pdl, Pd e Sinistra e Libertà) per garantirsi la conservazione del proprio potere personale.

 

Secondo te, i giovani nei partiti politici savonesi, meriterebbero più spazio? Mi piace la formulazione di questa domanda: i giovani meritano attenzione soprattutto nelle politiche locali perché si possa instaurare una cultura di legame con il territorio e la cittadinanza, dove ci si possa formare con umiltà imparando ad ascoltare e confrontarsi senza pregiudizi (e il fattore comune del territorio di formazione aiuta) e creando così una categoria di civil servants che abbiano bene in mente, magari non dimenticandoselo un dopodomani, che la partecipazione alla vita pubblica non è solo un forte doping degli interessi privati ma uno sforzo per migliorare la qualità della vita dell'ambiente dove si vive e si lavora.

Il principale asset che il giovane candidato offre all'elettore è la sua verginità dal tanto vituperato mondo della politica e l'impegno, le speranze e le ambizioni che nascono dalla -volontariamente- ingenua volontà di potere cambiare le cose senza interessi trasversali né lacci e lacciuoli burocratici.
Non bisogna pertanto slanciarsi in eccessi di giovanilismo addossando responsabilità troppo gravi su chi le spalle non le ha ancora formate: la legittimazione popolare non deve indurre ad eccessi di onnipotenza ricordandosi che, per garantirsi la propria elezione, soprattutto per un giovane, alla volta successiva non è più sufficiente la faccia pulita ma soprattutto la dimostrazione di avere lavorato e potuto lavorare con impegno, determinazione ma soprattutto umiltà verso un incarico per cui i meriti sono rimessi al giudizio della collettività.

 

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