Genova, strani affari al porto aspettando la pioggia di fondi

Dai rapporti opachi coi terminalisti ai fondi inutilizzati, ai costi lievitati negli appalti.

Le ombre dell’ente guidato da Signorini che otterrà altri 260 milioni

Genova, strani affari al porto aspettando la pioggia di fondi

A tre mesi dal crollo del Morandi non c’è un dato ufficiale sugli effetti per il porto di Genova. Rivelati i numeri di agosto, l’Autorità Portuale non ha prodotto altro, eccezion fatta per le previsioni contraddittorie dello scorso ottobre.

Intanto il combinato disposto da decreto fiscale, manovra e decreto Genova, oltre a disporre una deroga al codice degli appalti per la programmazione infrastrutturale (anche per il porto), ha previsto per l’ente 260 milioni, fra le lamentele del Pd che sostiene che serva di più. Non è chiaro per cosa, dato che i soldi non sono un problema per l’Authority. Semmai lo è la capacità di spenderli, come rilevato dai revisori dei conti, che nella relazione all’ultimo bilancio stigmatizzavano come fra 2013 e 2016 il rapporto fra spesa impegnata e programmata oscillasse fra il 7 e il 18% prima del comunque preoccupante 52% del 2017.

FRA LE OPERE continuamente posposte c’è l’autoparco, il piazzale per i camion in entrata-uscita dal porto, la cui assenza è causa da tempo di gravi problemi di congestione per lo scalo. Inserito nella programmazione 2007-2009, continua a slittare, malgrado 70 milioni stanziati dal Ministero per consentire all’ente (anche) di adattare un’area ex Ilva e realizzarvi il varco portuale (altri 30 milioni messi dal Dl Genova). Passata nel 2005 dall’acciaieria alla controllata regionale Società per Cornigliano, che avrebbe dovuto bonificarla e consegnarla al porto, l’area è stata invece affittata ad Aldo Spinelli che ne ha fatto un deposito di container vuoti, con proroga quinquennale rilasciata nel 2013. Tar e Consiglio di Stato hanno sancito l’illegittimità di tale scelta, ma nessuno ha osato far sgomberare il terminalista, storico sostenitore dell’ex governatore Claudio Burlando (Pd) e poi finanziatore del successore Giovanni Toti (Forza Italia).

Anzi, definendo l’autoparco “progetto immaturo”, l’Autorità Portuale, presieduta da Paolo Signorini, ex segretario generale di Toti in Regione, si è accordata con Società per Cornigliano per rimandare la riconsegna e bandire una gara per l’occupazione da gennaio dell’area che, bontà loro, consentirà all’aggiudicatario di rescindere il contratto se l’attuale occupante non riconsegnerà quanto illegittimamente occupato, naturalmente di sua sponte.

TROPPOimpegnate nella battaglia parlamentare sui soldi post Morandi (180 milioni per ora) le sigle dell’autotrasporto, finora sulle barricate per l’autoparco, a toccare il tema, oltre a un’istanza ispettiva del M5S al Prefetto di Genova, sono ancora i revisori dei conti dell ’ente portuale. Che in realtà hanno acceso un faro generale sui rapporti fra Autorità e concessionari, chiedendo spiegazioni quando l’ente a marzo autorizzò Spinelli ad operare su un terminal appena rilevato, adiacente a quello già concessogli, malgrado la legge vieti di assegnare più d’un terminal al medesimo soggetto per lo stesso traffico. Richiesta ribadita a luglio, non sappiamo se evasa dato che Signorini non risponde ai revisori. Di certo, però, non l’unica.

I verbali del collegio degli ultimi 8 mesi sono zeppi di rilievi. Sempre a luglio si chiedeva a Signorini perché un appalto (per il rifacimento di alcune banchine a Savona) che nel bilancio di previsione doveva costare 9 milioni fosse stato bandito per 19 (con risorse incrementate dal decreto Genova). E se avesse verificato la dubbia compatibilità con la normativa Ue del finanziamento a fondo perduto (10,7 milioni) alla Culmv, la compagnia dei camalli in perenne crisi finanziaria (beneficiata anche dal Decreto Genova). I revisori chiedono poi lumi anche su struttura e consistenza del personale di un ente che ha ottenuto nel 2017 di aumentare la pianta organica da 269 a 282 unità (e, col dl Genova, risorse per assumere altre 20 persone), ma anche sul ripetuto ricorso a consulenze esterne e perdita di fondi europei per ritardi nella realizzazione delle opere.

Senza dimenticare le numerose gare bloccate dal Tar e la fallita privatizzazione dell’aeroporto. Oltre e più dei soldi pubblici, forse, al porto di Genova servirebbe altro

ANDREA MOIZO  Dal Fatto Quotidiano

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