S.P.E.S. PESSIMA DEA!

 

Per comprendere questa vicenda, dove la casta che ci sgoverna, dimostra pienamente tutta la sua fallibilitą, alcune spiegazioni preliminari:

La SPES , societą partecipata enti savonesi tra cui la provincia (che detiene il 25%) e' presieduta da anni da un illustre concittadino, il prof. Alessandro Schiesaro, docente di latino alla Sapienza nella cattedra che fu di Ettore Paratore. Col sostegno  di questo c.d.a e di questo collegio di revisori (vedi) egli gestisce da anni lo sviluppo del Campus di Legino che tante speranze ha acceso per il futuro economico della nostra provincia. A questa presidenza si devono gli incarichi di progettazione dell'area realizzata (e quella in itinere) al noto studio  architettonico 5+1, con risparmi rilevanti sui costi e unitarietą dello stile complessivo dei vari edifici .

Da tempo si e' fatta sentire l'esigenza di costruire alloggi per gli studenti, con nuovi posti letto ed eventuali locali ad uso foresteria ed ufficio.

La provincia, nel lontano 2002, individuava in Palazzo Gavotti, gią convento delle agostiniane, una soluzione idonea a ricavare circa 140 alloggi per gli studenti fuori sede.

Nel 2006 colpo di scena: la provincia si chiama fuori dal progetto, non essendo riuscita a trovare partner che ne integrino la fattibilitą. Quindi nessuno, neppure la Fondazione De Mari, sembra disposta a scommettere sul recupero. Una storia gią vista, non ultimo nel caso di Palazzo Santa Chiara, dove l' Ente Porto ha lasciato tutti col cerino in mano, svincolandosi dall'accordo col comune di Savona.

Oggi, grande novitą: il presidente di SPES annuncia.. leggi...che verranno costruiti 40 nuovi posti letto nell'area del campus.

Finanziati da vari enti, non esclusa la Fondazione Carisa ed altre, mancano  circa 800 mila euro che il nostro  spera di recuperare nei fondi propri. Per concludere: la SPES, dopo aver affondato il recupero di Palazzo Gavotti che realizzava  il triplo dei posti, ora si compiace, per la stessa cifra, di realizzarne un terzo, saturando l'area , pagando  progettisti (i soliti) e lasciando sulle spalle della Provincia un edificio fonte di oneri, perchč invendibile ai privati.

Viene da pensare che, quando riunisce il c.d.a dell'ente, il rappresentante della provincia dorma sonni profondi mentre  gli altri  membri, segnatamente quelli dell'Unione Industriali, siano pił desti che mai, soprattutto allorchč si tratti di omaggiare le imprese iscritte nella sezione edile.

Insomma, la SPES funziona a tutto regime, quando i privati riescono a piazzare qualche  buon colpo, magari di concerto con le coop rosse. In questo caso, hanno affondato il recupero di un bene architettonico, che avrebbe reso piu' vivibile e bella una delle piazze piu' interessanti degli "orti savonesi"

Intasando al massimo  il campus e con una perdita secca da parte della provincia (che, lo ripetiamo, detiene, il 25% della spes). Ora  "provincia" non significa una astrazione, ma un ente  che si sostiene con la cosiddetta finanza derivata, vale a dire con la fiscalitą generale, quindi  con le tasse che paghiamo tutti noi.

Questo spreco "esemplare" la dice lunga  sulla cura che i nostri  amici della "casta" dimostrano per il patrimonio architettonico di savona, che, nonostante gli slogan di "citta' della cultura" continua a favorire il degrado delle sue parti piu'meritevoli di essere conservate e tutelate.

E senza che nessuno si indigni piu' di tanto, magari ricorrendo alle carte bollate.