di Ennio Neri
Porto canale in crisi. Da luglio 195 lavoratori su 199 andranno in cassa integrazione per un anno. E il terminal cagliaritano, illuso dalle istituzioni, rischia di morire. Soffocato dalle logiche spietate della globalizzazione. Con le attenzioni di Roma, tutte dedicate a Gioia Tauro. La decisione era nell'aria. Le trattative con la compagnia francese Cma, miraggio per la salvezza del porto, discusso nel vertice con Contship (gestori dello scalo) del 12 giugno a Roma, non sono mai decollate. E ieri pomeriggio i dirigenti di Cict, gestore dello scalo cagliaritano, hanno incontrato nelle sede di Confindustria della Sardegna meridionale i sindacati. Per l'azienda erano presenti Alessandro Becce, amministratore delegato Cict, con i dirigenti Raffaello Cioni e Andrea Scarone, l'amministratore delegato di Contship Italia Paolo Marcucci, il coordinatore del personale Luigi Cartelloni. Per i sindacati Alessandro Bianco, Alessandro Schirru e Fabio Perra della Filt Cgil, Corrado Pani e Raffaele Loddo di Fit Cisl e Pierfranco Meloni di UilTrasporti.
Oggetto: la ricerca delle modalità per salvare i lavoratori, in attesa di recuperare quei volumi di traffico che prima venivano movimentati al porto canale. “Ragioni di mercato”: questi i motivi della crisi del terminal dopo l'addio di Maersk. La compagnia cargo che dal 2005, divenuta monopolista dopo l'assorbimento della compagnia concorrente P&O e l'acquisizione del 27 % di Conship, ha prima contribuito all'esplosione del traffico al porto e poi emarginato via via lo scalo cagliaritano. Da maggio 2007 Maersk ha progressivamente ridotto tutti i collegamenti con il terminal, determinando un declino dei volumi operativi, culminato con una flessione del 90 % del primo semestre 2008 rispetto al 2007. Le perdite per Cict ammontano a 6 milioni di euro per garantire lo stipendio a 199 lavoratori. Dopo 10 mesi nel corso dei quali Contship ha provveduto a far fronte con soldi propri al divario tra costi e ricavi, l'azienda ha deciso di metter mano agli ammortizzatori sociali. Cassa integrazione per 12 mesi dal 1 luglio 2008 al 30 giugno 2009 per 195 lavoratori su 199. Rotazione del maggior numero possibile di personale per 18 lavoratori. E via anche con le trasferte. Da luglio 2008 per 4 mesi la Cict si impegna a spedire in trasferta nei terminale del gruppo 31 lavoratori, da individuare su base volontaria. In conformità con le norme del contratto nazionale dei porti ai lavoratori verrà pagata l'indennità contrattuale di trasferta e il rimborso a piè di lista di vitto, alloggio e spese di viaggio). L'accordo assicura inoltre che in caso di ripresa di piena attività il personale del porto verrà contattato in tempi brevi.
Si annuncia un finale inglorioso per il porto canale. Le istituzioni? Non pervenute. L'ideale sarebbe stato che la Regione spingesse il governo a trovare un forte imprenditore mondiale in grado di assicurare al porto i volumi di traffico necessari. Del resto nel novembre 2006 Fassino e l'ex sottosegretario De Piccoli non vennero in città ad annunciare l'inserimento di Cagliari (con Taranto e Gioia Tauro) nel tridente di porti hub italiani per l'accoglienza alla navi porta container in transito nel Mediterraneo? Si che vennero. E annunciarono anche l'arrivo di milioni di euro. Peccato che poco tempo al premier cinese in visita a Roma sponsorizzarono soltanto le doti di Gioia Tauro. L'unica del tridente che intascherà anche i soldi promessi.