Simone Filippetti
MILANO
I più sfortunati sono stati a La Spezia: la Fondazione della Cassa
di Risparmio locale a un certo punto l'anno scorso aveva deciso di
passare a un investimento più redditizio. Così nel 2007 aveva
venduto 20 milioni di euro di bond Jp Morgan per sottoscrivere una
cifra analoga di obbligazioni strutturate Lehman Brothers.
Praticamente impossibile, all'epoca, prevedere che la quarta banca
d'affari al mondo finisse in bancarotta mandando in fumo miliardi di
titoli, ma la sorte si è particolarmente accanita sull'ente ligure.
Perché il cambio «di cavallo» in corsa dai titoli Jp Morgan alla
defunta Lehman, si legge nel bilancio, era anche costato una
minusvalenza. Per 1,4 milioni: una perdita che la fondazione
CariSpezia però aveva deciso di sopportare anche perché, si legge
nel bilancio, così era stato «eliminato il rischio di credito»
legato a un Cdo sottostante al vecchio titolo. Adesso la Fondazione
ha una perdita potenziale di 20 milioni che si aggiungono alla
minusvalenza già incamerata. La Fondazione Carispe non è stato però
l'unico ente a trovarsi invischiato nel crack Lehman: tra le pieghe
dei bilanci delle fondazioni italiane spuntano oltre 100 milioni di
euro di esposizione complessiva sulla banca finita in bancarotta.
Fino al 14 settembre i titoli Lehman godevano di tranquillizzanti
rating di categoria "A" e molti enti, seguendo la filosofia della
prudenza, hanno comprato bond o prodotti strutturati della banca.
Tutti beneficiavano della protezione del capitale, ma il fallimento
dell'emittente ha reso in diversi casi inesigibile la posizione.
«Obiettivamente il contraccolpo sui bilanci c'è, ma ancora è tutto
in divenire perché bisognerà vedere la perdita effettiva derivante
dal fallimento e stiamo lavorando per spalmare la perdita su più
anni così da renderla sopportabile» spiegano i vertici dell'ente di
La Spezia.
I titoli della banca d'affari americana avevano trovato terreno
fertile soprattutto in Emilia: la tegola più grossa è caduta sulla
Fondazione CariModena. L'ente, che tramite la controllata CariMonte
Holding è socia indiretta di UniCredit, ha investito 50 milioni in
bond Lehman, quasi l'intero ammontare degli stanziamenti del 2007
(55 milioni) e più delle erogazioni fatte in tutto l'anno (44
milioni). La posizione rappresenta quasi il 7% del patrimonio (740
milioni) e in un solo giorno è diventata carta straccia. La perdita,
ha spiegato la Fondazione in un comunicato risalente ai primi di
ottobre, è stata compensata dalla plusvalenza incamerata con
un'operazione di hedging effettuata da CariMonte con Lehman (e
chiusa prima che la banca fallisse) che ha generato 90 milioni di
plusvalenza (di cui 57 di pertinenza della Fondazione). A ben vedere
le due operazioni si trovano su livelli diversi, ma la fondazione ha
spiegato che «è garantita l'integrità del patrimonio della
Fondazione e la sua capacità di erogare contributi nel tempo».
A Bologna, la Fondazione Carisbo, che non è stato possibile
contattare, detiene un certificato del fondo Antracite di Lehman per
15 milioni (e senza garanzia sul capitale). Sempre in Emilia,
infine, sarebbe inciampata in Lehman, secondo indiscrezioni, anche
la Fondazione Cassa di Risparmio Carpi, per 5 milioni (il bilancio
non arriva così in dettaglio e non si è riusciti a parlare con
l'ente).
Una cifra analoga a Carisbo, invece, la Fondazione Cariparo (Cassa
di Risparmio di Padova e Rovigo) l'aveva investita in un bond Lehman
a capitale garantito (ma dalla stessa banca). Ora per l'ente,
l'unica speranza di recuperare qualcosa è di insinuarsi al passivo
della banca un tempo.
La buona fede delle fondazioni, convinte di comprare titoli sicuri,
c'era, ma non ha impedito che oggi gli enti si trovino in mezzo tra
due fuochi: le banche partecipate che riducono o azzerano i
dividendi cash (come nel caso di Intesa Sanpaolo e UniCredit) e i
crolli di Borsa che falcidiano il portafoglio finanziario. E poi ci
sono le minusvalenze degli investimenti. Non è solo una questione di
mero conto economico perché le Fondazioni, obbligate per legge a
finanziare iniziative culturali e sociali sul territorio, devono
garantire un flusso di investimenti costante negli anni. Per il 2009
le erogazioni sono al sicuro, anche perchè gli enti versano ogni
anno parte degli utili in un fondo di garanzia. Ma se anche un big
come la Fondazione CariVerona (prima azionista di UniCredit col 5%),
e senza titoli Lehman in portafoglio, ha già annunciato un taglio
alle erogazioni per il 2009, vuol dire che la questione non è
secondaria. Il nodo per le fondazioni italiane potrebbe arrivare nel
2010 quando si scaricheranno in pieno gli effetti dei magri proventi
attesi il prossimo anno.