Crack Lehman, Fondazioni esposte per oltre 100 milioni

Domenica 21 Dicembre 2008

Simone Filippetti
MILANO
I più sfortunati sono stati a La Spezia: la Fondazione della Cassa di Risparmio locale a un certo punto l'anno scorso aveva deciso di passare a un investimento più redditizio. Così nel 2007 aveva venduto 20 milioni di euro di bond Jp Morgan per sottoscrivere una cifra analoga di obbligazioni strutturate Lehman Brothers. Praticamente impossibile, all'epoca, prevedere che la quarta banca d'affari al mondo finisse in bancarotta mandando in fumo miliardi di titoli, ma la sorte si è particolarmente accanita sull'ente ligure. Perché il cambio «di cavallo» in corsa dai titoli Jp Morgan alla defunta Lehman, si legge nel bilancio, era anche costato una minusvalenza. Per 1,4 milioni: una perdita che la fondazione CariSpezia però aveva deciso di sopportare anche perché, si legge nel bilancio, così era stato «eliminato il rischio di credito» legato a un Cdo sottostante al vecchio titolo. Adesso la Fondazione ha una perdita potenziale di 20 milioni che si aggiungono alla minusvalenza già incamerata. La Fondazione Carispe non è stato però l'unico ente a trovarsi invischiato nel crack Lehman: tra le pieghe dei bilanci delle fondazioni italiane spuntano oltre 100 milioni di euro di esposizione complessiva sulla banca finita in bancarotta. Fino al 14 settembre i titoli Lehman godevano di tranquillizzanti rating di categoria "A" e molti enti, seguendo la filosofia della prudenza, hanno comprato bond o prodotti strutturati della banca. Tutti beneficiavano della protezione del capitale, ma il fallimento dell'emittente ha reso in diversi casi inesigibile la posizione. «Obiettivamente il contraccolpo sui bilanci c'è, ma ancora è tutto in divenire perché bisognerà vedere la perdita effettiva derivante dal fallimento e stiamo lavorando per spalmare la perdita su più anni così da renderla sopportabile» spiegano i vertici dell'ente di La Spezia.
I titoli della banca d'affari americana avevano trovato terreno fertile soprattutto in Emilia: la tegola più grossa è caduta sulla Fondazione CariModena. L'ente, che tramite la controllata CariMonte Holding è socia indiretta di UniCredit, ha investito 50 milioni in bond Lehman, quasi l'intero ammontare degli stanziamenti del 2007 (55 milioni) e più delle erogazioni fatte in tutto l'anno (44 milioni). La posizione rappresenta quasi il 7% del patrimonio (740 milioni) e in un solo giorno è diventata carta straccia. La perdita, ha spiegato la Fondazione in un comunicato risalente ai primi di ottobre, è stata compensata dalla plusvalenza incamerata con un'operazione di hedging effettuata da CariMonte con Lehman (e chiusa prima che la banca fallisse) che ha generato 90 milioni di plusvalenza (di cui 57 di pertinenza della Fondazione). A ben vedere le due operazioni si trovano su livelli diversi, ma la fondazione ha spiegato che «è garantita l'integrità del patrimonio della Fondazione e la sua capacità di erogare contributi nel tempo».
A Bologna, la Fondazione Carisbo, che non è stato possibile contattare, detiene un certificato del fondo Antracite di Lehman per 15 milioni (e senza garanzia sul capitale). Sempre in Emilia, infine, sarebbe inciampata in Lehman, secondo indiscrezioni, anche la Fondazione Cassa di Risparmio Carpi, per 5 milioni (il bilancio non arriva così in dettaglio e non si è riusciti a parlare con l'ente).
Una cifra analoga a Carisbo, invece, la Fondazione Cariparo (Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo) l'aveva investita in un bond Lehman a capitale garantito (ma dalla stessa banca). Ora per l'ente, l'unica speranza di recuperare qualcosa è di insinuarsi al passivo della banca un tempo.
La buona fede delle fondazioni, convinte di comprare titoli sicuri, c'era, ma non ha impedito che oggi gli enti si trovino in mezzo tra due fuochi: le banche partecipate che riducono o azzerano i dividendi cash (come nel caso di Intesa Sanpaolo e UniCredit) e i crolli di Borsa che falcidiano il portafoglio finanziario. E poi ci sono le minusvalenze degli investimenti. Non è solo una questione di mero conto economico perché le Fondazioni, obbligate per legge a finanziare iniziative culturali e sociali sul territorio, devono garantire un flusso di investimenti costante negli anni. Per il 2009 le erogazioni sono al sicuro, anche perchè gli enti versano ogni anno parte degli utili in un fondo di garanzia. Ma se anche un big come la Fondazione CariVerona (prima azionista di UniCredit col 5%), e senza titoli Lehman in portafoglio, ha già annunciato un taglio alle erogazioni per il 2009, vuol dire che la questione non è secondaria. Il nodo per le fondazioni italiane potrebbe arrivare nel 2010 quando si scaricheranno in pieno gli effetti dei magri proventi attesi il prossimo anno.