LA REPUBBLICA DEGLI AYATOLLAH
di Mauro Cerulli
Da più parti, da qualche tempo, si sono levate voci di allarme in relazione a quella che potrebbe essere, in un futuro più o meno prossimo, l’islamizzazione della nostra società basata sui valori occidentali, con il rischio che prevalgano integralismo e etiche religiose sulle basi di uno stato moderno e slegato da qualsiasi confessionalismo.
Non ho mai condiviso le fobie della Fallaci e dei suoi improvvisati seguaci, in quanto sono convinto che prima o poi anche l’Islam conoscerà il suo secolo dei Lumi, ma è indubbio che vi deve essere da parte delle nazioni moderne, accanto al giusto spirito di rispetto verso i sentimenti religiosi di chiunque, una strenua difesa dei principi e dei valori nati dalle Rivoluzioni Liberali del 700 che costituiscono l’essenza di qualsiasi consesso civile.
Personalmente, pur non essendo ateo, non professo e non credo in alcuna religione in quanto consapevole che si trattano tutte di costruzioni umane che nulla hanno a vedere con il mio concetto di trascendente; al tempo stesso ritengo che ogni individuo abbia diritto al rispetto della sua sfera spirituale quale che sia e che non debba assolutamente esistere motivo per discriminare, dal punto di vista legale, chi professa un qualsiasi credo religioso o non ne professi affatto.
A mio modesto avviso lo Stato di diritto deve essere assolutamente laico e soprattutto non deve impartire, attraverso le sue leggi, nessuna forma di etica ispirata o meno a qualsiasi confessione religiosa. La teocrazia lasciamola pure alle nostre spalle e prevalga quello che comunemente viene chiamato relativismo etico.
Mi ha pertanto scandalizzato quello che è successo pochi giorni fa a Torino, quando il cardinale Poletto ha tuonato contro l’applicazione di una sentenza emessa in base alle leggi dello Stato Italiano, sostenendo che le leggi di Dio debbono prevalere su quelle dello Stato.
Le ragioni del mio sentimento di cittadino scandalizzato derivano non certo dalle parole del cardinale Poletto (che pure, in base al concordato Mussolini-Craxi, dovrebbe tacere), che in fondo ha espresso un suo personale parere, ma dal fatto che nessuno dei politici di questa disgraziata nazione abbia osato contestare quello che è un vero e proprio attentato allo stato laico.
A parte poche voci di qualche vecchio liberale o radicale, per il resto silenzio, quasi che fossimo in Iran, dove le leggi e la morale viene dettata dagli Ayatollah.
Non so dove vogliano andare a parare i nemici delle moschee ma temo che costoro – e tutta la classe politica italiana - non si rendano conto che quando qualcuno afferma di parlare in nome di Dio, quale che sia, bisogna aizzare le orecchie e fare molta attenzione, perché si preparano giorni tristi.
Dio non lo ha mai visto nessuno e chi afferma di parlare in suo nome in realtà parla per sé stesso, perché Dio non ha bisogno di delegati o di portavoce. In nome di Dio si sono purtroppo sempre commesse delle nefandezze, ieri come oggi. Ai giorni nostri in nome della legge di Dio in alcune nazioni si lapidano le adultere o si mandano a morte gli omossessuali; ieri soldati tedeschi compivano orrendi delitti al grido di Gott Mitt Uns; l’altro ieri, sempre in nome di Dio, si sono massacrati innocenti, come i Catari e gli Albigesi.
Forse pochi sanno che quando a Beziers si compì la strade degli Albigesi, ci si pose il problema di come distinguere gli eretici dai buoni cattolici: la risposta del “buon cattolico” Arnaud Amaury ai soldati fu “Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi. E furono massacrati vecchi, donne e bambini.
La mia impressione è che siamo di fronte ad una clericalizzazione della società che non porterà a nulla di buono. Perché la lezione della storia è sempre la stessa. E non vedo molta differenza fra un integralismo ed un altro, perché non è detto che un Ayatollah sia per forza islamico.
E una repubblica degli Ayatollah non penso piacerebbe neppure a coloro che oggi sono a parole più papalini del papa ma in concreto dei suoi insegnamenti, a partire dal divieto di divorziare, se ne fottono alla grande, perché in quel caso la loro doppia morale, pubblica e privata, farebbe una brutta fine.
Un mio vecchio conoscente, di fede liberale, ha commentato: se ci fosse ancora la DC tutto questo non succederebbe. Penso abbia ragione.