Risposta a Corrado sulla
questione Molteni-Orellana
Caro Luciano Corrado,
ho letto con attenzione il Tuo articolo (spero
di poter confermare il tono confidenziale, anche se la nostra militanza
giornalistica in comune è stata limitata e la mia attività professionale
molto meno importante della Tua) sulla questione della mancata mostra di
Gaston Orellana. Tu hai giustamente riportato i documenti che ti sono
pervenuti e li hai commentati. Non contesto il giudizio implicitamente
negativo che Tu dai del mio lavoro (svolgo una funzione pubblica e dunque
sottoposta al giudizio di tutti), ma vorrei precisare qualcosa sulla
questione in oggetto.
Qualche mese fa sono stato contattato da alcune
persone (separatamente e in modo autonomo le une dalle altre) che mi
sollecitavano un interessamento per una mostra di Orellana, artista che ben
conosco e apprezzo da anni. Una di queste persone mi chiese se la signora
Orellana poteva mettersi in contatto con me. Ovviamente risposi di sì, e il
contatto (telefonico) avvenne.
La signora Orellana mi disse, in sintesi:
"Abbiamo una mostra finanziata dal comune di Milano e da alcuni sponsor
lombardi. Ci piacerebbe facesse tappa anche a Savona, città che il Maestro
ama molto". Io risposi di essere onorato di questa opportunità, aggiungendo
che la mostra poteva rientrare nella collaborazione tra gli assessorati alla
cultura dei comuni di Savona e Milano. Aggiunsi che conoscevo personalmente
Vittorio Sgarbi, assessore alla cultura meneghino, e che alla prima
occasione gli avrei parlato della mostra.
Qualche tempo dopo la signora Orellana cominciò
a telefonarmi per dirmi che non riusciva a contattare Sgarbi e se potevo
fare qualcosa. Io mossi e appurai che, presso l'ufficio mostre di Milano,
non esisteva alcun progetto di unarassegna di Orellana e che Sgarbi non ne
sapeva nulla (aveva sì ricevuto il Maestro, ma come riceve decine di persone
ogni giorno nei suoi uffici milanesi). Si trattava di un progetto ancora
embrionale, dunque, e basato solo su qualche parola intercorsa tra Sgarbi e
Orellana in quella occasione.
Passò ancora qualche tempo, e la signora
Orellana mi avvertì che il Maestro e lei sarebbero stati in città per una
mostra prevista a Villa Cambiaso. Le proposi di vederci in quell'occasione.
Così avvenne (tengo a sottolineare che il loro viaggio era già previsto da
tempo e non finalizzato ad un incontro con me).
Orellana e la moglie arrivarono finalmente a
Savona. Parlammo una prima volta nel mio ufficio, poi ci incontrammo al
vernissage della mostra "Tribaleglobale" sul Priamàr, infine ancora nel mio
ufficio (la signora, se non ricordo male, venne da me anche una quarta
volta). Nel corso di questi incontri appresi che la mostra non era affatto
finanziata dai citati imprenditori lombardi e neppure dal comune di Milano.
Quello che doveva essere un dono per la città di Savona rischiava di
trasformarsi in un onere insopportabile per le nostre finanze.
Di qui la mia lettera, nella quale offro la
massima disponiblità (Orellana e la moglie, accompagnata da funzionari
comunali, avevano visitato accuratamente gli spazi disponibli sul Priamàr)
ma metto le mani avanti: se non ci sono i soldi la mostra non si fa.
A dimostrare la mia buona volontà, avevo offerto
la mia collaborazione per reperire sul territorio alcuni sponsor. I signori
Orellana avevano anche proposto una serie di potenziali finanziatori (in
realtà collezionisti locali delle opere del Maestro) ai quali chiedere
aiuto. L'idea mi aveva trovato ovviamente d'accordo.
Poi, con mia sorpresa, ecco la lettera inviata
al sindaco e il "dossier" consegnato ai giornali e a voi. Dalla mia lettera,
a quella curiosamente risentita di Orellana, passa un solo giorno. E fino a
quel punto, i giochi, anche se complicati, erano ancora tutti aperti.
Spero che pubblicherai questo mio intervento,
caro Corrado, per consentire ai lettori e agli appassionati d'arte di farsi
un'idea più completa della vicenda.
Un caro saluto
Ferdinando Molteni