ACNA&PIANURA&CENGIO:
7 DOMANDE CHE SCOTTANO
ALLE NOSTRE ISTITUZIONI
di Carlo Gambetta*
Tra i tanti servizi che si sono visti sulla tivù di Stato a proposito di Pianura (Napoli), mi è capitato di vederne uno dove un cittadino del posto indicava un sito, a suo dire, contaminato.
Sì, contaminato da scorie velenose provenienti dall’Acna di Cengio. O questo personaggio è un ignorante in materia di veleni, oppure c’è da chiedersi.
1) Come venivano classificate tali scorie? Dai Nas, per esempio?
2) I diversi ministeri competenti, in particolare quelli del Lavoro e della Salute, erano a conoscenza della qualità di tali scorie? Cosi pure la Regione Liguria e la Provincia di Savona.
3) A prescindere dalla bonifica sul territorio di Cengio, a fabbrica dismessa, è stata attuata bonifica a livello giudiziario-penale tra i proprietari e i direttori di produzione?
4) Qualcuno ha mai controllato le bolle di trasporto, qualità del materiale in partenza e relativa destinazione?
5) Possibile che a Pianura, Guardia Forestale, Nas e le varie autorità preposte al controllo del territorio, a cominciare dal sindaco non fossero a conoscenza di ciò che veniva scaricato?
6) Se corrisponde al vero che l’allora procuratore della Repubblica di Napoli, Cordova, è stato costretto dai suoi stessi superiori ad abbandonare la sede perché infastidiva i governanti con le sue indagini?
7) Constatate tante altre considerazioni negative di comportamento, arrivo alla determinazione che il motto mafioso “non vedo, non sento, non parlo”, ha una sua origine a partire da Cengio per completare il suo ciclo, appunto, nei territori dei boss della camorra campana, fulgido esempio di dignità istituzionale sotto patrocinio della bandiera italiana.