Salvati i marinai, un gatto e un canarino

9 GENNAIO 1918, LA TRAGEDIA:

DAVANTI AL PORTO DI LOANO

AFFONDA LA “SAN GUGLIELMO”

COLPITA A POPPA DA UN SILURO

Eccezionale documento storico che scrisse il popolare Cencin

Ma oggi tutti (o quasi) se ne sono dimenticati. Perché ?

 

Serata immemorabile a Loano: da sinistra, Vittorio Baietto, mitico skipper, con l'allora sindaco Cenere, Cencin De Francesco (al centro), il maresciallo Chiola e consorti.

LOANO-  Sono trascorsi 90 anni. Era il 9 gennaio 1918, proprio di fronte al porto di Loano, ad un miglio dalla costa. Un siluro austriaco colpì ed affondò la nave mercantile San Guglielmo, allora il più grande piroscafo della marineria italiana, di 20 mila tonnellate. Tutti gli occupanti furono tratti in salvo dai pescatori loanesi. Salvati anche la “micia” ed il canarino di bordo.

Pubblichiamo la storia, anzi la cronaca straordinaria che aveva scritto Vincenzo De Francesco, assai più popolare con il soprannome di “Cencin”. Un personaggio eccezionale, unico per la Loano delle tradizioni, delle feste popolari, religiose, le cene.

Per l’amore verso le origini. Per quel suo modo di impersonare semplicità paesana e calore umano; la cultura di una generazione in estinzione.

 Cencin non fa più notizia nella terra a cui ha dato tanto. Forse un ulteriore segno della decadenza morale, civile, storica di una società, con i suoi amministratori comunali in testa, sempre più impegnata (speriamo inconsapevolmente) nel distruggere molti valori veri che hanno scritto le pagine più belle, esaltanti della Loano degli avi, dei Doria.

Conserviamo, come reliquia, quel foglio battuto con la macchina da scrivere (che in parte riproduciamo... vedi….) che Cencin, una mattina di fine dicembre 1977 ci consegnò perché fosse pubblicato sul Secolo XIX.

Cencin ci teneva, il suo cruccio, come sanno le persone che gli furono più vicine (tra tutti, i figli Angelo, architetto e Battistino, ragioniere), era di non disperdere le “momorie”, la “memoria”, i ricordi, le tradizioni. Un testamento-insegnamento per le generazioni future, per non dimenticare i predecessori, nel bene e nel male.

E’ probabile che la ricorrenza di oggi trascorra nel più assoluto “silenzio”, senza che nessuno dei “potenti”, dei governanti di turno, bravissimi a fare passerella e da magafono in ogni occasione, davanti alle telecamere (Rai e simili), prodighi di dichiarazioni ai giornali, meglio se bellicose, sempre contro i “colpevoli di…”, così si mettono in secondo piano i problemi che da anni mortificano la città, il suo turismo, la qualità della vita, con il dissennato e “criminale” sviluppo urbanistico (seconde case) perché uccide il futuro. Fa perdere la speranza per una città con meno egoismi, più solidarietà cristiana.

Cecin De Francesco era un artigiano, costruttore edile, ma non è mai stato dalla parte di chi ha fatto strage di alberghi, case, casette, per deporle su un piatto d’argento al mercato della speculazione immobiliare che arricchisce pochi e deruba il bene comune con la regola non scritta del massimo profitto, della massima evasione fiscale. L’ambiente, lo sano sviluppo? Sotto ghigliottina.

Chiudiamo la parentesi, mettendo in conto di essere tacciati per moralisti e disfattisti di turno. Di miscelare cronaca e commento. Un errore, direbbe il mio primo direttore, Piero Ottone. Siamo anche fuori tema?

E’ un modo, magari non condivisibile, ma doveroso visto come vanno le cose, per ricordare la figura di un loanese del quale si potrebbe/dovrebbe raccontare nelle scuole, agli uomini del domani, le gesta, il dinamismo senza casacca politica, né ideologica, l’altruismo, il valore del “non venale”.

Cencin, tra i primi corrispondenti del dopoguerra del Giornale di Genova (dal quale venne esautorato perché non fascista), Lavoro, Secolo XIX, Piccolo di Genova, Gazzetta dello Sport e nell’ambito locale negli anni in cui si pubblicava “Risveglio Ligure”.

Cencin, amico di personaggi che in Italia hanno fatto storia e cronaca, infaticabile fautore di manifestazioni. Non è un caso se già il sindaco Pietro Ciarlo, nel 1956, lo premiò al “Moramonti” di Calizzano con il “microfono d’oro”. E ancora, una targa d’argento (giugno 1976 dalle mani del sindaco Guzzetti e dal presidente dell’azienda di soggiorno Merello)  per i <suoi trentenni di attività organizzativa>.

Dalle onde del mare o da corso Roma, fino alla vetta del Monte Carmo. Dal carnevale, alla Sagra del Crostolo, dalle processioni religiose alle manifestazioni di ciclismo (presidente della Fantini); dalle gloriose giornate del Basket (Trofeo delle Palme) alla vita del motoclub.  E ancora, la passione di Cencin per il “baracchino”, radiomatore (tomato….) che scriveva (e riceveva) cartoline in tutto il mondo. Con la “sua” oasi prediletta, il “suo” rifugio a Pian delle Bosse.

Cencin amico del leggendario Achille Compagnoni, capace di riunire Duilio Loi, Costante Girardengo, Gino Bartali, Vittorio PozzoSeghezzi, Adorni, Gimondi, Cancelli, Aldo Moser in occasione dei ritrovi di “Gentleman”, con l’adesione di popolari figure loanesi, primo tra tutti il dottor Franco Voltolini, Lino Vaccarezza (Bluman), Guglielmo Beretta (Gelmo), Bruno Morabito, Diego Comomero decano (allora) dei ciclisti loanesi.

Ecco come il “cronista” Cencin, con la sua macchina da scrivere, ci chiese di ricordare ai posteri quel giorno (9 gennaio 1918) del naufragio.

<Abbiamo cercato tra gli anziani loanesi testimoni dell’avvenimento. Cecin De Francesco ricorda perfettamente. Avevo nove anni, quel giorno era festa a scuola per il genetliaco della Regina Elena. Mi trovavo in via Stella, a 100 metri dalla spiaggia, ed udii il colpo del siluro. Arrivai di corsa in spiaggia e intravidi oltre alla nave che cominciava ad inclinarsi, evoluzioni del “mas” di scorta che cercava di localizzare il sommergibile che nel frattempo si era immerso. Il San Giovanni che precedeva di un miglio il San Guglielmo aumentò la velocità zigzagando. I pescatori loanesi si munirono di lunghe funi per tirare a riva le lance di salvataggio, dando le indicazioni nei brevi periodi di bonaccia. Alcune centinaia di volenterosi prestarono la loro opera. Un ricordo per me incancellabile, direi uno dei più importanti della mia fanciullezza.

Oltre all’affondamento della San Gugliemo assistei anche a quello della Città di Sassari, avvenuto di fronte a Capo Santo Spirito, tra Ceriale e Borghetto nell’ottobre del 1917. Dopo alcuni anni si iniziarono le operazioni di recupero delle parti pregiate della bella nave, ad opera dei palombari Lertora di Camogli stabilitisi poi nel porto di Loano.>

Cencin aveva iniziato il suo pezzo di cronaca per Luciano Corrado con: <Il 9 gennaio dell’anno 1918, due grosse navi miste mercantili e passeggeri, della stazza di circa 20 mila tonnellate, le più grandi di quei tempi, costeggiavano con scorta di una motovedetta, le coste al largo di Loano. Si trattava della San Giovanni e della San Guglielmo. Il mare era agitato e si mantenevano alla distanza da riva di circa un miglio, con distanza analoga tra le due unità. Poco prima di mezzogiorno, proprio di fronte a Loano si udì un boato. Un sottomarino austriaco aveva lanciato e colpito con un siluro la poppa della San Guglielmo, che dopo pochi minuti cominciò ad inabissarsi con la prua sollevata verso l’alto.  Ben lo ricordano gli anziani loanesi. La fase dell’affondamento fu impressionante durò undici minuti. Infatti mentre i pescatori locali, malgrado il mare agitato che rendeva pericolosa l’operazione stavano per mettere in mare le loro imbarcazioni per i soccorsi, si intravvidero le prime scialuppe di salvataggio calarsi in mare. Un fotografo dilettante loanese, da un balcone, ritrasse la scena dell’affondamento. La foto è sistemata nel piccolo museo “Lavoratori del Mare”…

Dopo nemmeno mezzora le imbarcazioni di salvataggio, pur trovando difficoltà nel mare agitato, raggiungevano la spiaggia di Loano, tra lo stabilimento balneare Sirena (tuttora esistente) ed il Savoia, in corrispondenza dell’albergo Perelli. I loanesi fecero una gara di solidarietà per ospitare in famiglia i naufraghi, persino alloggiati nel Convento di Monte Carmelo>.

Grazie Cencin, noi di “Uomini Liberi” possiamo ricordarti, per ora, solo così. Facendo il nostro dovere di cronisti e raccontando pagine di storia, col “tuo” prezioso e disinteressato aiuto.

Luciano Corrado