Starhotel , Genova 23 Gennaio  2008  , ore 17,30

Sala Doria.

Mario Gerevini  (Corriere della sera)

Vittorio  Malagutti (LEspresso)

 

in  “ CAPITALISMO DI RAPINA “       

 

…….Lazzarini , amico di Burlando, Gnutti…e...la pista DS.

 

Introdotta da Christian Abbondanza la presentazione del libro scritto dalle prestigiose penne dell’Espresso, Vittorio Malagutti e da Mario Gerevini del Corriere della Sera, è  stata accompagnata da commenti di Ferruccio Sansa del Secolo XIX  e di Marco Preve de “La Repubblica”.

 

Il Presidente della Casa della legalità, come al solito sferzante nello descrivere e condannare la disinvoltura con cui oggi si emarginano i concetti di etica e di legalità nella vita politica, istituzionale ed economica, non ha mancato di elogiare chi ancora come i giornalisti presenti, esercita la professione dell’informazione con serietà ed onestà intellettuale raccontando i fatti e documentandoli. Un giornalismo d’inchiesta fedele nel fotografare la realtà e- aggiungiamo noi- distinto ed alternativo  a quello che invece piega la schiena sudditamente o si genuflette nelle oscurità delle redazioni, generando di fatto con omissioni o manipolazioni rappresentazioni della realtà virtuali , come se fossero un reality show.

 

Legalità ed etica , etica e legalità che-ha aggiunto Abbondanza- hanno in ultimo rovesciati riscontri nella vicenda “ Mastella” ed in quella della “Sanità ligure”, ove l’ingerenza della politica e quella della massoneria, hanno condizionato le nomine dei primari e non solo.

 

Un intreccio tra politica e malaffare ripreso ampiamente da Ferruccio Sansa del Secolo XIX che nel commentare il testo in presentazione ha amaramente evidenziato il successo che oggi riscuotono i libri d’inchiesta.

Lo sdegno ed il senso d’impotenza che producono in ciascuno di noi, assaliti spesso dalla rabbia  suscitata nell’assistere al quotidiano massacro delle regole.

Un libro – ha aggiunto Ferruccio Sansa- che ha come oggetto le recenti scalate bancarie e che è riuscito grazie al suo spessore ed alla sua efficacia espositiva ad esprimersi con accenti di valore sociologico e letterario.

Un libro che merita di essere attentamente letto per la ricca documentazione prodotta a supporto della sua estensione, come ad esempio il mortificante richiamo compiuto sui conti del Vaticano aperti in Svizzera.

Un libro che sa conciliare il diritto di cronaca ed il rispetto per le persone coinvolte. Si chiamino esse Ricucci o Coppola , sempre si sono trattati di personaggi che hanno ruotato nel losco mondo della politica collusa con gli affari o meglio degli affari sprofondati anche nella politica, manifestando una squallida sensazione di povertà umana ed aridità culturale.

Comparse di personaggi come Giampiero Fiorani da Lodi ed Emilio Gnutti da Brescia ,che nel 2004- 2005 si arricchivano in modo spregiudicato con incursioni  nelle arene della finanza o della marcia finanza- aggiungiamo noi – se non quando depredando e prosciugando conti correnti di inconsapevoli risparmiatori anche già defunti e suggerendo un senso di vera e malinconica pena.

E così colpisce, ma non stupisce che nella scalata bancaria di Antonveneta , il libro documenti una eloquente agenda di Fiorani, appuntata di telefonate che il banchiere di Lodi andava ricevendo durante la giornata, quasi fossero una triste anticipazione del grigio ritratto che oggi il mondo politico offre a tutti i cittadini.

Telefonate al banchiere da  Silvio Berlusconi, Paolo Berlusconi, Luigi Grillo, concitato assai su Autostrade, Cirino Pomicino, Tanzi, Bondi, Renato Pozzetto, Fabrizio Palenzona.

Sì, proprio Lui , il baule della Margherita, Vice –Presidente di Unicredito, Consigliere di Mediobanca. Lui che risultava legato a conti bancari a Montecarlo intestati a Consorte ed Ivano Sacchetti, i due manager di UNIPOL.

Insomma uno scenario catastrofico intrecciato a documentati legami che la Chiesa tesseva nel mondo della finanza, amaramente riscontrati dai 2 -3 miliardi di euro rinvenuti nella Banca della Svizzera Italiana ed intestati al Vaticano.

Una interminabile decadenza che nella sua caduta evidenzia personaggi apparentemente insignificanti, ma connessi in realtà ad aggregazioni trasversali.

E così risulta inevitabile non riferire di tale Debustis(legato a D’Alema), della Italbroker e del Lazzarini da Genova, amico del Burlando.

Un cocktail attivo sul territorio genovese ed adeguatamente costituitosi come gruppo di potere. Eh , come risulta all’autore Vittorio Malagutti, una pista DS che lascia la scia di tanti sospetti e tanti indizi che quando si sovrappongono assumono quasi sembianza di una certezza.

Come quelli su Colannino vicino ai DS ed al gruppo dei bresciani capeggiati da Gnutti nella Olinvest.

Di ricchi bresciani, quasi 70 soci , 69 lombardi meno 1, quel Lazzarini di Genova, amico di Burlando, che ci si chiede curiosamente che cosa ci facesse in quella congrega.

Tutti passaggi opportunamente documentati in “Capitalismo di rapina” che Mario Gerevini , il coautore firma del Corriere della Sera ha voluto puntualizzare nel coinvolgimento di CARIGE e del suo Presidente, ora indagato. Una imprudente conduzione che ha portato la banca genovese nell’orbita del Governatore Fazio, a finanziare Ricucci e la sua scalata. Un contesto nel quale si erogavano facilmente finanziamenti senza rigorose istruttorie.

Come si fece nel 2002 2003 per Coppola che nonostante fosse già stato definito soggetto a rischi d’insolvenza, trovò un sistema bancario pronto a finanziarlo.

Insomma, un quadro, ha sottolineato Marco Preve provocatoriamente, dove la politica si è tanto avvicinata al malaffare? E PER QUALE MOTIVO?

Una politica capace di usare abilmente teste d’ariete per crearsi spazi di azione  interessanti e pericolosi, confondendosi con chi nel malaffare ha generato denaro in modo truffaldino e volatilizzandolo verso paradisi fiscali con viaggio di andata, prenotando il biglietto di ritorno.

 

Un libro che la Redazione di Uomini Liberi suggerisce di acquistare  a tutti i suoi lettori, anche a coloro che impegnati desolatamente nella politica pensano di rappresentare la gente comune ma, nella interpretazione dei fatti , non la rappresentano più.