Funivie – Pochi risultati dallo “smart striking”

L’iter di approvazione dei finanziamenti per il ripristino dell’impianto funiviario di Savona ed il sostegno al reddito dei lavoratori sembra aver subito una battuta di arresto.

Il disegno di legge dal titolo “Interventi per il territorio di Savona a seguito degli eccezionali eventi atmosferici del mese di novembre 2019” pare essersi arenato in Senato, in particolare si è in attesa che la commissione Bilancio del Senato riceva una relazione tecnica da parte del Governo.

Chissà se vista la situazione di emergenza determinata dalla diffusione del coronavirus questa relazione potrà arrivare nei tempi tali da consentire la continuità di reddito ai lavoratori dell’impianto ed a quelli dell’indotto.

Probabilmente questo disegno di legge, pur avendo trovato tra i proponenti un consenso politico trasversale, presenta comunque dei punti controversi per cui alla fine nessuna forza politica pare abbia molto interesse affinché l’iter prosegua spedito, non escludendo che il disegno di legge si sia già insabbiato.

Il senatore Gregorio De Falco (ex 5 Stelle noto per “il torni a bordo c…”) Segretario Commissione permanente Lavori pubblici ha sollevato diverse obiezioni verso questo disegno di legge. Per De Falco riguardo allo stanziamento per ripristinare l’infrastruttura “si dovrebbero inoltre comprendere le ragioni per le quali fu fermato il previsto finanziamento di 20 milioni, se ci sia stato un qualche inadempimento da parte del concessionario o se ci fossero problemi di copertura. Si ripete in continuazione che l’infrastruttura è pubblica. La gestione però è privata, in un Paese in cui tutte le perdite sono sempre in capo al pubblico, mentre i profitti sono dei privati. Nel 2016 l’azienda era in difficoltà, ma nel 2017/2018 i profitti ci sono stati: non è chiaro dunque perché sia necessario un intervento pubblico. Il 23/24 ottobre (2019 ndr) si sono fermati gli impianti, la caduta dei piloni è avvenuta successivamente. Bisogna capire prima di impiegare soldi pubblici. Se il Ministero era a conoscenza di tutto, non è chiaro perché non abbia adottato un decreto-legge, invece che rimettere la questione a una soluzione così tortuosa come un disegno di legge di iniziativa parlamentare.”

Visto che il fermo dell’impianto sembrerebbe precedere gli eventi alluvionali che hanno determinato la caduta dei due piloni, bisogna domandarsi se lo stanziamento pubblico sia riferibile al ripristino dei soli danni imputabili agli eventi meteorologici straordinari di fine novembre 2019 o anche ad altri fatti precedenti che hanno causato il fermo impianto già a partire dal 23/24 ottobre. Con l’approssimarsi delle elezioni regionali (virus permettendo) taluni malpensanti potrebbero ipotizzare qualche marchetta elettorale.

Secondo La Stampa del 14 marzo nel decretone sul coronavirus dovevano essere inserite tutte le norme sia per il sostegno al reddito dei lavoratori, sia per il ripristino dell’impianto funiviario.

Franco Vazio

Il deputato albenganese Franco Vazio (PD ex PSI) a decreto non ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale è fiducioso e vede il bicchiere mezzo pieno. «Non ho ancora letto il testo del decreto nella versione finale, ma il ministro De Micheli mi ha confermato che, così come anticipato nei giorni scorsi, il testo approvato contiene la norma e le risorse per poter finanziare la cassa integrazione dei lavoratori delle Funivie di Savona. Il ripristino delle strutture e le ulteriori risorse necessarie per garantire la prosecuzione della cassa oltre i primi mesi, già sin d’ora finanziati, troveranno spazio nei provvedimenti ordinari e di urgenza che saranno assunti nelle prossime settimane. Quello che è certo è che il Governo, il ministro De Micheli e i parlamentari del Pd si sono assunti un impegno nei confronti dei lavoratori delle Funivie e sarà certamente mantenuto e assolto». (Il Secolo XIX 17 marzo 2020)

Auguriamocelo per i lavoratori delle funivie e savonesi in particolare, visto che le misure per l’area di crisi complessa, in questi quattro anni, si sono distinte soprattutto per l’erogazione di ammortizzatori sociali con poca progettualità e quel poco che è stato eventualmente ottenuto rischia di essere vanificato dalla crisi economica che si sta prospettando a causa dell’emergenza virus.

Andrea Pasa

Andrea Pasa segretario provinciale della CGIL di Savona fiducioso delle rassicurazioni ottenute solo un mese prima da parte del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Paola De Micheli (PD), durante una passerella a Cairo Montenotte in occasione dell’inaugurazione del nuovo viadotto Madonna del Monte è invece deluso.  «Nove settimane di cassa integrazione sono poche. Auspicavamo, come ci avevano detto, che ci fossero almeno i tre capisaldi della questione Funivie: i denari per ricostruire l’impianto, il sostegno al reddito per coprire tutto il periodo in cui i dipendenti non hanno potuto lavorare e chiarezza sulle concessioni. Invece nelle linee guida del decreto ci sono soltanto poche settimane di ossigeno. Bisognerà inoltre fare l’accordo con la Regione, delegare l’Inps e infine cercare di ottenere i denari in tempi ragionevoli».

La delusione di Pasa è sicuramente giustificata viste le dure ed estenuanti azioni di “smart striking” di questi mesi, con le vigorose strette di mano nelle consuete passerelle di politici ed autorità varie si poteva sperare di ottenere qualcosa di più di qualche vaga promessa, nei fatti già disattesa.

Con i DPCM per tentare di contrastare la diffusione del corona virus anche le strette di mano sono precluse, per distribuire le solite dosi di tranquillanti ai lavoratori i sindacati savonesi dovranno trovare qualche soluzione di emergenza.

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