Loano, ultimo giorno di lavoro, a 86 anni. Una vita tra stalle, mattatoio, ambulatorio, macellerie. E’ stato anche segretario cittadino del Psi

Il veterinario Marconi,

a riposo, dopo 60 anni

Un personaggio colto, disponibile ad ogni ora, testimone di un’epoca

 

Loano – Ha lasciato, a malincuore assicurano gli amici, a fine anno. Non si presenta più, c’è un vuoto, in quello che è stato il suo ultimo ambulatorio, a levante della città, a pochi passi dal quel “macello comunale” (demolito) dove ha dedicato una vita.

Lascia una figura eccezionale, di uomo e di professionista, di umile servitore dei cittadini. E’ Adriano Marconi, classe 1923, due figlie. Una, Nicoletta è assessore alla Cultura e Turismo, per An, al Comune di Loano; ha sposato il dottor Dagnino, tra i migliori primari che ha avuto la “Rianimazione” del Santa Corona.

Il veterinario Marconi, dagli anni sessanta, faceva parte di quella schiera di veterinari condotti e consorziati che hanno vissuto l’ultimo periodo storico dei “macelli-mattatoi”, oggi in estinzione, almeno in queste aree di Liguria.

Marconi e colleghi, testimoni di un’epoca dove erano numerose le stalle. Le famiglie traevano dalle mucche, pecore, capre, animali da latte in genere, fonte di reddito. La pastorizia oggi è diventata una “rarità”, fa notizia. Scomparsa, dalla Riviera alla prima collina, all’entroterra.

La carne, qualcuno ricorda, non era da allevamento in stalla, da mangimi. Erano l’erba, i prati, il fieno, la crusca, l’animento principale e naturale. Tanto buon latte, neppure pastorizzato e a volte scremato per il burro casalingo.

Adriano Marconi era il “veterinario condotto” di Loano, Balestrino, Boissano, Borghetto, Ceriale, Toirano, ma si “spingeva” oltre, dove veniva chiamato per quel rapporto di fiducia che sapeva instaurare. Per quella dedizione e professionalità che si era conquistato. Accorreva ad ogni ora del giorno e della notte quando, soprattutto per le mucche, c’era un parto problematico, o un caso disperato.

Il veterinario Marconi che si accontentava. Tante volte c’è chi non era in grado di pagare e “ricompensavano” con doni della terra. C’erano persino casi, raccontano. in cui era lui a mettere la mano nel portafogli: <Tieni, ti servono, quando potrai …>.

Adriano Marconi, persona di cultura, di analisi, di estrazione socialista (fu segretario cittadino di sezione e ha sempre assunto posizioni “illuminate”, come ai tempi del “piano regolatore Renacco” - sindaco Felice Elice - avversato tenacemente dai costruttori e dai contadini), non ha mai amato la “ribalta”, la “passerella”, la polemica sterile. Difficile trovare una foto che lo ritrae in pubblico. Aveva un ottimo rapporto, di rispetto e dialettica, con chi a quei tempi aveva il ruolo “solitario” di cronista da Loano e dalla Riviera.

Marconi amava confrontarsi con i problemi della gente, del territorio, così come la scuola di vita e di professione, gli aveva “insegnato”. Con le realtà quotidiane. Non raccontate, ma vissute.

Marconi che si spostava dall’ambulatorio di via “Pontassi”, alle stalle, alle macellerie. Con compiti delicati che svolgeva senza arroganza, tracotanza, e soprattutto estrema onestà. Con rigore, ma senza accanimento.Con diligenza  e buon senso. Per questo benvoluto, rispettato con sincerità. Sono decine i macellai  in vita che testimoniano e ricordano. Come le tappe al “bar Vittorino” di corso Roma, al suo inseparabile “Campari” per l’aperitivo.

Con la chiusura e l’abbandono delle stalle, delle tradizioni pastorizie, il lavoro del dottor Marconi è cambiato dagli anni settanta. Con l’avvento degli animali “da casa”, da “cortile”, con cani, gatti. E da quel periodo che ha avuto sempre a suo fianco, ottima, attenta e rigorosa collaboratrice, la moglie.

Adriano Marconi ha resistito con tenacia, è rimasto fedele a quella professione che gli ha dato nella vita tante soddisfazioni, morali, umane e materiali.

Avrebbe voluto continuare, per non perdere quel cordone ombelicale con il suo mondo. Poter uscire di casa (nei Gazzi), scambiare due chiacchiere, osservare quel piccolo universo sempre più complesso e incomprensibile.

Lui che era prima di tutto persona alla buona. Che viveva con tantissimi ricordi, aneddoti, qualche rimpianto. Come  è accaduto ad altri colleghi: Renato Cruciani a Pietra Ligure; Felice Cattana a Finale Ligure; Carlo Viglizzo e Biagio Robutti ad Albenga ed entroterra; Ugo Boragine ad Alassio; Marco Ambrosio ad Andora; Giuseppe Durante a Calizzano e Bardineto; Enzo Secco a Carcare; Guido Reggiani a Dego; Giuseppe Viglizzo a Millesimo e Cengio; Franco Antonio Bella a Sassello-Mioglia; Giovanni Barbero, Antonino Allibrandi, Enzo Ballerini, Medardo Marchisio a Savona; Salvatore Piacenza a Vado Ligure; Alfredo Perrone a Varazze e Celle Ligure.

Adriano Marconi ha “staccato la spina” sul lavoro, ma resta tra noi, nei ricordi, nella memoria. Iscritto di diritto tra i loanesi benemeriti. Magari un po’ dimenticati. Ripagato dalla stima e dall’affetto, dal ricordo di tanti suoi concittadini. Per tutto ciò che ha fatto. Disinteressatamente.

L.Cor.