Proverbio che si adatta benissimo anche alla crisi economica che stiamo attraversando e che vede istituzioni pubbliche e private in una nobile gara per smarcarsi e dare la colpa di tutte le sventure agli "altri".
Prendiamo l'intervista degli industriali che pure ha il merito di far testimoniare due personaggi che non possono certo dire che non hanno visto ne' sentito. Ebbene,la facile ricetta dell'associazione si risolve in una chiamata di correo di altri soggetti, pubblici amministratori e (anche se non si dice) soprattutto, comitati cittadini, che vengono imputati non solo di ostacolare ma addirittura di boicottare, con inesausta pervicacia, tutti i progetti che ci porterebbero, se cantierati velocemente, fuori dalle attuali difficoltà...leggi...perche' i 1600 milioni in attesa di essere investiti, non vengono appaltati, dando respiro all'occupazione e tamponando la cassa integrazione?
Semplice, perche' non esistono se non in qualche fascicolo depositato negli archivi dei comuni, dell'ente porto, del ministero o della regione.
Infatti, scorrendo la scheda dei progetti,colonna destra,troviamo che sulla piattaforma di Vado Ligure, non ci viene detto che non e' finanziata, perche' la banca australiana che si era impegnata a farlo, e' fallita! In attesa di altri soggetti, abbiamo chiesto all'ente porto i nomi dei 5 istituti che, secondo Canavese, avrebbero manifestato interesse: nessuno ci ha degnato di una qualche risposta.
Di Piaggio, unico investimento credibile perche' si basa sulla rivalutazione delle aree di Finale, si ha notizia del ritiro del ricorso in sede Tar Liguria da parte di Lega Ambiente.
Tirrenopower: anche qui, trionfano le omissioni e le bugie. come può avanzare un progetto di allargamento, quando l'impianto di Vado Ligure non ha ancora ottenuto il decreto A.I.A. secondo le norme europee del 2005?
Margonara:la regione si e' resa conto dell'enormità di un progetto che, nel calcolo costi-benefici, rappresenterebbe un esborso enorme per la comunità,altro che "volano anticrisi".
Ferrania: c'era un accordo che e' stato affondato da alcuni soci privati, che hanno illustri nomi e cognomi e che si sono addirittura dimessi dalla società.
Questa, in sintesi, la vera storia dei 1600 milioni "disponibili" per il rilancio della provincia,secondo la vulgata dell' unione industriali di Savona: un modo poco attendibile di scaricare le proprie responsabilità ma che e'comunque utile,agli attuali vertici, per spargere nebbia e fumo su altri enti pubblici che pure, sono corresponsabili di una pessima gestione del territorio all'insegna di una politica di cementificazione selvaggia della quale porteranno per sempre la primaria responsabilità (comuni di Savona,Vado ligure, Provincia, Regione ed Ente Porto, in primo luogo)