Ad Albenga, in cattedrale, 20 sacerdoti hanno concelebrato la Messa

In duemila a “salutare” l’avvocato Ferrari

Ricordo, in lacrime, del sindaco Sappa

Tra i presenti, Antonio Ricci.  Molte personalità e gente umile. Molti i seguaci dell’Opus Dei, ma anche esponenti massoni di varie obbedienze

  di Luciano Corrado   

 

Albenga – Neppure al funerale di Angioletto Viveri, storico sindaco di Albenga, si era vista tanta gente. In cattedrale e in piazza San Michele forse duemila persone per rendere “onore”, “salutare” Gian Paolo Ferrari, l’avvocato ingauno, ex capogruppo consiliare Dc quando Mauro Zunino era sindaco, che ha dovuto arrendersi a 59 anni. Proprio oggi avrebbe dovuto essere sottoposto a trapianto di midollo osseo, al San Martino di Genova, dopo anni di sofferenze, cure, attese, speranze, delusioni.

La cerimonia funebre è stata concelebrata da venti sacerdoti, officiata da monsignor Giorgio Brancaleoni, vicario generale che ha espresso anche il cordoglio personale del vescovo, Mario Oliveri.

Tra i presenti molti sindaci del savonese e dell’imperiese, della Riviera e dell’entroterra. E’ toccato al primo cittadino di Imperia “Ginetto” Sappa, compagno di scuola di Gian Paolo, al Liceo Pascoli di Albenga, ricordare visibilmente commosso e alla fine sopraffatto dalle lacrime, <quell’amicizia nata sui banchi di scuola che dura nel tempo…>. <Ciao Gianpaolo – ha proseguito Sappainsieme, con tanti cari amici ed amiche qui presenti, abbiamo studiato, scherzato, siamo cresciuti e ci siamo formati all’insegna di quei valori a cui crediamo…Tu sei stato stato negli anni il migliore; i nostri ricordi sono un tesoro indispensabile del glorioso Giovanni Pascoli…>.

Prima di lui, durante la Santa Messa, il ricordo di don Ivo: <Gian Paolo ha fatto il suo cammino, ma non è corso da solo, era con la sua stupenda famiglia e che con i cari amici che hanno fatto il tifo per lui, soprattutto in questi ultimi anni. Proprio oggi, 11 febbraio, ricorre la Madonna di Lourdes e Gian Paolo era molto devoto. Frequenti i suoi pellegrinaggi. … Gian Paolo era una persona  eccezionale, mai altezzosa o arrogante, con nessuno; non si vergognava di professare la sua fede, farsi riconoscere e spesso iniziava la giornata  con una visita in chiesa. Gian Paolo ha sperimentato la sofferenza, anche fisica. Era avvocato, ma prima di tutto un uomo di pace; la sua professione non l’aveva reso cinico, credeva fosse possibile comprendersi anche nelle aule di giustizia. Gian Paolo – ho proseguito don Ivo – era un bravo professionista, intelligente, amava il suo lavoro, lo faceva con vocazione ed ha investito tutto quello che poteva, con impegno, onestà. La sua meravigliosa famiglia, con la moglie Vanda, le figlie Francesca ed Irene sono state a lungo l’antidoto contro la morte... Lo ricordo gioioso alle Feste di primavera con gli scout. Facevano  parte dei valori in cui Gian Paolo ha creduto e si è sacrificato…>.

Cattedrale di San Michele gremita, con una rappresentanza sociale disparata. C’era l’Albenga delle professioni (molti i colleghi avvocati da tutta la provincia), dell’imprenditoria. L’Albenga delle famiglie tradizionali e quella delle generazioni emigrate dal Sud. C’erano rappresentanti delle Istituzioni (L’Amministrazione comunale con sindaco e vice sindaco, Antonello Tabbò e Franco Vazio, tra i fedeli che si sono avvicinati alla S. Comunione). C’era il gagliardetto (l’unico) dell’Associazione dell’Arma dell’Aeronautica, sezione di Albenga a cui Gian Paolo Ferrari era iscritto per via del servizio militare. C’erano rappresentanti dell’Opus Dei, associazione benemerita nella quale l’avvocato Ferrari ha sempre svolto il suo ruolo con dedizione e riservatezza.

C’erano numerosi massoni delle due principali obbedienze: Palazzo Giustiniani e Piazza del Gesù, del savonese e dell’imperiese..

Non sappiamo se Gian Paolo avesse particolare attenzione per i “valori massonici”, con tutte le problematiche che ne scaturiscono, soprattutto in Italia.

Per l’ultimo “ciao” erano davvero tanti, di ogni estrazione sociale, culturale. Nella tomba, alla fine, siamo tutti uguali.

In vita, non sempre arrivano, anche dalle persone più “amiche”, azioni di  pubblica solidarietà. Gian Paolo Ferrari, per la cronaca, ebbe negli anni ‘90 un processo che lo vedeva coimputatato per una vicenda di eredità di una anziana assistita. Oltre una quindicina le udienze in tribunale a Savona. I giornali “sparavano” titoli e fotografie. Tesi accusatoria (Alberto Landolfi, Pm) e tesi difensive. L’imputato avvocato Ferrari si dimostrò persona corretta anche verso i cronisti che raccontavano quelle complesse vicende, spiegavano cosa accadeva in quell’aula. Non chiedeva “favori”. Non ha mai perso la calma, il rispetto del lavoro altrui. Ma in quei mesi, in quegli anni in cui l’avvocato Ferrari confidava al cronista tutta la sua amarezza, non arrivò ai giornali (Il Secolo XIX e La Stampa) una sola lettera di solidarietà all’imputato, agli imputati. Lasciato solo nei momenti difficili. Ferrari alla fine fu scagionato. Una rivincita umana e morale che lasciò il segno.

Non è una novità: elogiati da morti, ma “ignorati”, “dimenticati” da vivi.

Luciano Corrado