La vittoria del liberalismo.

La nascente campagna elettorale vede, per la prima volta nella storia italiana, la sparizione - almeno formale – dello scontro tra due modelli di civiltà tra loro opposti ed inconciliabili.

In forme varie e secondo l’evoluzione dei tempi, abbiamo sempre assistito in passato e fino alle elezioni del 2006, ad una sostanziale contrapposizione tra due blocchi, uno d’ispirazione liberale-occidentale, con al suo interno sfumature più o meno laiche o clericali, l’altro di ispirazione fortemente statalista, più o meno tributaria dell’impianto del comunismo storico e più o meno infarcita di un cattolicesimo andato a male e diventato in molti casi una foglia di fico.

Una foglia di fico utile a coprire le vergogne dei regimi che nel solo 20mo secolo hanno prodotto forse più morti di quanti se ne siano avuti in tutte le precedenti guerre del mondo intero.

Se nella politica italiana non si fosse introdotto - nel 1994 - un autentico “corpo estraneo” quale è il Presidente Berlusconi, sicuramente il blocco catto-comunista avrebbe avuto la meglio ed avrebbe potuto governare l’Italia in modo incontrastato per molti anni, realizzando una forma di dittatura – non del proletariato - ma del capitale bancario, intrinsecamente connesso con il sistema capillare di potere, che i comunisti avevano saputo magistralmente intessere ed incistare nella società italiana, durante il corso di 5 decenni.

Sarebbe interessante, ma servirebbe lo spazio di un intero libro, ripercorrere passo-passo l’evoluzione della politica degli ultimi 14 anni: servirebbe però a capire come si sia arrivati alla novità odierna.

Limitandoci dunque all’essenziale, possiamo osservare che, dopo la “cura-Prodi”, il meccanismo delle sinistre unite si è definitivamente inceppato dando, sia pure tardivamente, la misura dell’assurdità delle tesi, talora impugnate come clave, altre volte  insinuate come supposte, nella Società Italiana, nel corso dei decenni passati.

Se oggi Veltroni deve copiare il programma e fin le espressioni di Berlusconi per cercare di prendere voti, se oggi anche i comunisti più fieri hanno infine deciso di sostituire la minacciosa insegna della falce&martello con un arcobaleno scipito, vuol dire che ormai tutti hanno capito.

Tutti, ma proprio tutti hanno capito che nel futuro dell’Italia vi può essere soltanto una civiltà liberale e occidentale  e questo tutti (in buona misura perfino Bertinotti) vanno predicando in campagna elettorale, elencando i pregi del libero mercato ed invocando l’abbassamento delle tasse.

Qui sta la sintesi e la quintessenza della vittoria che Berlusconi ed i liberali perseguono da tempo: d’ora in poi – in Italia - non si metteranno più in contrapposizione lo statalismo ed il primato del Cittadino, l’economia di Stato e quella di mercato.

D’ora in poi si tratterà soltanto di scegliere tra chi propone un “prodotto politico” potendone esibire il marchio di origine controllata e certificata e chi offre apparentemente lo stesso prodotto, ma contraffatto, perché costruito in fretta e furia nel sottoscala del P.D., dove non c’è nessuno che conosca veramente il progetto di cui si parla, ma molti sono bravi come i cinesi a copiare i marchi.

Il compito difficile ed insidioso che attende il Centro-Destra nei prossimi 2 mesi consiste infatti nel saper far distinguere agli Elettori il prodotto autentico da quello “made in China”-del P.D.

Per questo non saranno mai troppi gli appelli rivolti ai responsabili dei partiti del C-D alla costruzione di liste di altissimo profilo politico e personale, ed alla ricerca sistematica ed attenta del contatto con gli Elettori da parte dei candidati e dei Partiti stessi.

 

Stella, 20 febbraio 2008.                                 Emilio Barlocco