BOVERO: UNA VOLPE, UN LUPO?

LA STORIA MESSA IN CASTIGO

Inflessibile fustigatore della malapolitica,

si ritrovò a giudizio con un’accusa inedita.

Cosa insegna il referendum Vado – Maersk

 


Pietro Bovero, depone al processo Teardo. Foto d'archivio Gallo

Vado Ligure – Non è preistoria. E’ tornato alla ribalta com’era accaduto negli anni ottanta, ma sono in molti ad aver già dimenticato il suo passato. Oppure semplicemente lo ignorano. Pietro Bovero, 70 anni ben portati, non è il “signor nessuno”. Oggi sulla cresta dell’onda per via della “piattaforma story”, ovvero il progetto Maersk. Per essersi schierato con il fronte del “si”, nonostante l’onda del “no” abbia avuto il sopravvento popolare con il referendum.

Le cronache raccontano del suo ingresso-ritorno (criticato da una parte, apprezzato dall’altra) nella stanza dei bottoni del Comune di Vado Ligure con un assessorato di peso come l’urbanistica, ma soprattutto l’attualissima e scottante gestione portuale. Con la montagna di interessi, economici e sociali, che si trascina dietro.

Il “geometra Bovero” non è solo sinonimo di “passione sportiva” verso i giovani. Ieri tra i protagonisti di uno dei capitoli cruciali della storia savonese. Politico e pubblico amministratore che ha indossato tra insidie, pericoli, trappole, la veste di accusatore del “sistema Teardo”. Non l’ha fatto come imprenditore privato, e come tale in bilico sul quel filo sottile e discusso tra concussione (vittima) e corruzione (complice), ma in rappresentanza di un ente pubblico che veniva definito dai giudici <il più devastato e corrotto della provincia>. Ovvero l’ex Iacp (istituto autonomo case popolari). Ora “Arte”.

Sui giornali di oggi nessun piccolo cenno di quel passato. Non conta nulla? Non interessa a nessuno? Non è una credenziale? E’ un demerito? Un “giocattolo” impresentabile?

Lasciamo la parola a quelle pagine di storia. E’ il 2 maggio 1985. Il Secolo XIX titolava: <Lo Iacp chiederà i danni ai suoi ex amministratori. Decisa la costituzione di parte civile. L’Istituto per le case popolari sarà tutelato da due legali al processo Teardo che inizierà il 18 febbraio. Le vicende di un ente tra i più colpiti dalla pratica delle tangenti>.

L’esordio del servizio: <Chi sperava che allo Iacp di Savona, uno degli enti più frequentati dagli uomini del clan Teardo, prevalesse la linea del disimpegno e del disinteresse, è rimasto deluso. Il consiglio di amministrazione delle Case Popolari nella sua ultima seduta del 1984 ha deciso di costituirsi parte civile con richiesta di risarcimento dei danni  morali e materiali. Nessuna vendetta, nessun odio, né persecuzione – spiegava allora Pietro Bovero, presidente pro tempore dell’ente – solo esigenza di giustizia>.

Il giornale, nello stesso articolo, spiegava che ai vertici dell’Iacp si erano via via alternati i socialisti Nino Gaggero (architetto), Massimo De Dominicis (architetto), Marcello Borghi, Domenico Abrate (democristiano e che poi diventerà presidente della Provincia). Nel ruolo di “funzionari” esecutori di ordini, Nicola Guerci e Mauro Testa.

Altro passo dell’articolo: <L’Iacp col suo vortice di miliardi, di appalti, di pratica sistematica di perizie suppletive, di forniture (soprattutto di gasolio), come hanno scritto i giudici Granero e Del Gaudio, era diventato regno incontrastato di affari illeciti con gravi danni per la comunità. Con l’avvento della presidenza di Piero Bovero (Psdi) è cambiata musica. Come consiglio di amministrazione siamo impegnati in un’opera di rinnovamento e pulizia. Ho collaborato con i giudici inquirenti, malgrado le molte difficoltà riusciremo a cambiare pagina, tornare alla corretta ed oculata amministrazione della cosa pubblica.>


    Carlo Giacobbe

Hanno deliberato la costituzione di parte civile (avvocati Metello Scapparone di Torino e Franco Coniglio di Savona), i cinque consiglieri rimasti in carica: Audiffred, Pellegrino, Briano, Mellino.   Quest’ultimo al termine della riunione ha rassegnato le dimissioni.

Di conseguenza decadde il consiglio in quanto in precedenza altri quattro avevano già rinunciato all’incarico.

Il nuovo consiglio fu congelato per un braccio di ferro in Regione, mentre da Savona erano stati indicati i nuovi consiglieri: Claudio Maineri, Psi, in sostituzione di Borghi; l’avvocato Angelo Luciano Germano, Pci, in sostituzione di Bramante; poi lo stesso Bovero, Giovanni Pellegrino (Cisl); Serafino Briano (Uil), Albino Esposito (Cgil), Lorenzo Scotti (Uil-casa-condomini), Pelle (di Alassio per i lavoratori autonomi), mancava il rappresentante dell’Anci per la contesa sopra descritta in Regione.

Pietro Bovero non solo si distingue sul fronte del “rigore”, va in pubblica udienza al maxi-processo e nell’interrogatorio “non fa sconti a nessuno”, né soffre di facili e sempre possibili amnesie. Da presidente tiene duro nella richiesta danni  ed estende le richieste di risarcimento a quei costruttori (impresa Torterolo in particolare, con miliardi in ballo e maxi cause fino in Cassazione) che pagavano tangenti, ma pare si rifacessero con lavori che lasciavano a desiderare ed hanno creato seri problemi a centinaia di inquilini.

Poi per Bovero arrivano gli anni da “resa dei conti”. Il Secolo XIX, 28 giugno 1990. E’ la storia di un processo senza precedenti nella vita politico-giudiziaria-amministrativa della provincia di Savona e forse in Liguria. Bovero, allora 53 enne, esponente di primo piano del Psdi per essere stato segretario provinciale, volto noto della politica, grande appassionato di calcio ed allenatore dei Boys Vado, consigliere comunale nella stessa cittadina, dal 1981 al 1998 presidente dell’Iacp (dopo la retata antiteardiana), finisce sul banco degli imputati. Con lui Serafino Briano (Uil), Vittorio Mellino (esponente del Sunia fino al 1984), Giovanni Pellegrino (sindacalista Cisl). L’accusa: <aver privilegiato nove architetti ed ingegneri violando i principi dell’imparzialità e dell’ordinato funzionamento dell’ente pubblico>.

Ecco cosa faceva rimarcare Il Secolo XIX (a firma di Luciano Corrado) a proposito della tesi accusatoria: <Se questo principio dovesse prevalere sarebbe una grossa svolta nei rapporti tra pubblica amministrazione e liberi professionisti. Gli enti pubblici dovrebbero assegnare  incarichi, progetti, direzione lavori, strumenti urbanistici sulla base di precisi criteri di  esperienza, capacità e professionalità. Non è un mistero, invece,  che questa non è la prassi più seguita. Dall’architetto, all’ingegnere, al geometra, al geologo, al perito, tutto avviene secondo una “logica politica”, giudicata perversa da alcuni, normale frutto del sistema da altri. Un processo – veniva rimarcato – con un suo spessore sociale. Da anni materia che scotta, terreno di scontro, lotte di potere e clientelismo. Ecco perché il tribunale di Savona si accinge  a processare quattro imputati per una vicenda fino ad oggi inedita nelle aule di giustizia>.

Bovero e gli altri amministratori Iacp nel luglio e settembre 1984 affidarano a 9 professionisti la direzione lavori di 165 nuovi alloggi in costruzione a Savona, Celle, Alassio e Carcare. Il capo d’accusa portava la firma dell’allora procuratore della Repubblica, Michele Russo (dovette poi lasciare l’incarico per una storiaccia costruita quasi ad hoc e che gli costò una condanna del tribunale di Milano) e del Gip, Rosalba Recupido. Inchiesta che scaturì da un esposto dell’ingegnere Giorgio Sirito di Savona esponente della DC.

 


Il progetto della Piattaforma di Vado Ligure

Interesse privato in atti d’ufficio, recitava l’imputazione, <per aver favorito Patrizia Berretta, architetto, collega sindacalista di Giovanni Pellegrino e collega di studio di Furio Robotti, marito di Rosanna Codino, stretta collaboratrice di Bovero>.

Il processo, tra le vivaci proteste dei difensori Emilio Vignolo e Franco Coniglio, finì in una bolla di sapone perché nel frattempo l’interesse privato fu cancellato dal codice penale e sostituito con l’abuso d’ufficio.

Inoltre era comunque un tentato interesse privato in quanto quella delibera, fu respinta dalla Regione e bocciata dal Tar, dunque non resa operativa. Non solo, la direzione lavori passò all’ingegnere Giovanni Cerisola coordinatore tecnico dello stesso Iacp.

Nel 1992, sempre Il Secolo XIX, il 4 novembre dava notizia che <il neo vice sindaco di Vado Ligure, Pietro Bovero (Psdi), è finito davanti al pretore, quale titolare di un’impresa di pulizie,  per inosservanza delle leggi  antinfortunistiche. In pratica aver fatto lavorare dipendenti sprovvisti di protezione>.

Un’impresa di pulizie, forse è il caso di aggiungere, che non ha quasi mai preso appalti comunali. Chissà perché! E che finì nel mirino anche per scarichi “abusivi”, inquinanti, addebitati a dipendenti dell’impresa.

E ancora, Bovero sbattuto sui giornali (dovere di cronaca) per controversie di lavoro con il figlio, con dipendenti. Controversie in sede civile per presunte dichiarazioni diffamatorie apparse sui giornali quando presiedeva l’Iacp. Fino a vicende che coinvolgono la sfera famigliare. Insomma all’ex inflessibile “castigatore” non è mai stato risparmiato nulla.

Ora qualcuno l’ha chiamato ad un “capezzale”, a dar man forte a chi non vuole seppellire il progetto della piattaforma in mare. Progetto che ai primi di gennaio aveva ricevuto l’antiviatico solenne del presidente della Provincia, Bertolotto, dell’assessore provinciale Peluffo, dei sindaci Berruti (Savona), Genta (Altare), Galesso (Bergeggi), Briano (Cairo), Billia (Cengio), Righello (Millesimo), Isetta (Quiliano) e degli assessori Molino (Albissola Marina) e Rossi (Carcare).

Ma chi si ritrova nel mirino? Manco a farlo a posta nella lista nera c’è Pietro Bovero. Ora accusato, ora accuratamente ignorato. Ecco alcuni titoli significativi dei quotidiani con cronaca locale: <Vado, sindaco sempre più solo…lo salva Bovero>. <Hanno finito di prenderci in giro, Giacobbe e Bovero se ne vadano a casa>. <Una sconfitta per Giacobbe e …Bovero>. <Giacobbe  fa i conti…in suo aiuto Bovero>.<Dopo la bocciatura del referendum, Bovero sale sul carro…>. <Bovero salva Giacobbe, lo storico ex vice sindaco entra in giunta ed ottiene l’urbanistica>.

A corredo una grande foto con la scritta: “chi ritorna” e la citazione che Bovero ha aderito al Psi  (il partito di cui era diventato padrone l’ex ras Teardo ndr) dopo essere stato eletto con la lista “Continuità e crescita con Bovero” con il 18,9 per cento dei consensi. E un’imprecisione: <imprenditore è sempre stato, in passato, in giunta>. No, era stato pure sui banchi dell’opposizione.

Omaggio finale. C’è stato un referendum che il giornale della Confindustria (Il Sole-24Ore) ha titolato: <Per Vado il futuro è nei container. Ambientalisti (solo loro ndr?) contrari al maxi-terminal della Maersk, ma la consultazione comunale ha visto scarse presenze, su 7.031 aventi diritto al voto, hanno votato solo 3.494 cittadini. Pari al 49,8 per cento>. E, dulcis in fundo, una bella foto con <Pietro Bovero e Carlo Giacobbe, l’accordo tra i due ha salvato la piattaforma>.

Il fatto stesso che Giacobbe abbia indicato 5 condizioni per un futuro “si” e Bovero abbia parlato (già come assessore faceva notare Il Secolo XIX) di <precise garanzie e subito nuovo piano urbanistico>, sarebbe sufficiente a dimostrare una buona dose di ragione di chi vuole cancellare (o mitigare? la piattaforma.  E soprattutto dare certezza giuridica alle promesse, agli impegni.

Per concludere, la sorte bizzarra ha voluto accumunare (...vedi...) servizio sulla Gazzetta del Lunedì del 6 settembre 1993, in risposta ad una serie di articoli di Luciano Corrado) un Carlo Giacobbe che si trovò a gestire, quale segretario del Pds, una “stagione” non proprio esaltante e un Pietro Bovero che quasi su sponde opposte invocava la “pulizia” e doveva, a sua volta, far fronte alle “vendette della vita”.

Luciano Corrado

 

 

 

 

 

 

 

Sogni e Natura di Macciò Michael-Via S.Lorenzo 69/r-17100 Savona-Telef. e Fax. 019.4500345
Erboristeria, Articoli Regalo, Cosmesi Naturale, Tessuti Provenzali, Idee dal Mondo.