Addio a Franco Panizza, l’imprenditore saggio

che da Loano amava la “politica nobile”  

 

di Luciano Corrado


Franco Panizza

Loano – Un sonno senza risveglio, la notte di Natale. Ci ha lasciato, senza un lamento, nella sua casa di via Delle Peschiere, di fronte al porticciolo, Franco Panizza, uno dei personaggi “simbolo” della vecchia Loano, della “politica nobile”, della “polemica intelligente, corretta”. Aveva 87 anni, diploma da geometra, imprenditore edile, legatissimo alla città natale dove è stato assessore, consigliere comunale, ma anche vice presidente della Provincia, candidato al Senato per il partito degli ideali socialdemocratici (Psdi), capolista nelle elezioni regionali del 1970 per la provincia di Savona. Il papà Luigi (u “Sciscia”) era muratore, la mamma casalinga e di lei il figlio Franco raccontava con orgoglio “Una donna forte e robusta, trovava il tempo per aiutare ad impastare il cemento”.

Franco Panizza ha messo a frutto il sudore ed i sacrifici dei genitori (1906, prima impresa edile del secolo scorso). Sono stati tra i pionieri-artigiani (seguiti dai De Francesco-Manfredi, Bolla, Scovazzi,  Dutto, Provaggi) sull’onda di un successo crescente, fino a diventare con gli anni e le nuove generazioni, personaggi di peso, importanti nel contesto socio-politico di Loano e dell’intera provincia.

Numerosi edifici privati e pubblici sono frutto dell’intraprendenza e delle capacità di Franco Panizza, della sua rete di amicizie, di potere. Immemorabile la dura contrapposizione all’epoca (metà degli anni ’60) alla presentazione di un piano regolatore anticemento dell’architetto Renato Renacco, fortemente voluto dall’allora sindaco Felice Elice, ed altrettanto tenacemente avversato da una parte della Dc, da ambienti edili, ma soprattutto dagli agricoltori, capeggiati dal loro rappresentante in consiglio comunale, Giacomo Patrone, esponente del Psi.

Uno strumento urbanistico troppo all’avanguardia che in gran parte, fu disintegrato da varianti e da macroscopici abusi. In gran parte tollerati e spesso fonte di consenso elettorale.

Eppure la potenza di Franco Panizza venne esercitata con grande buon senso, intelligenza politica, di cui si sente oggi un profondo vuoto proprio a Loano; il rispetto degli altri (avversari politici compresi),anche  il confronto costruttivo e la dialettica di chi si trovava a raccontare la storia locale, attraverso le cronache dei giornali. Qualche ricordo, proprio del geometra Panizza, merita forse di essere citato, perché inedito.

L’allora “La Settimana Ligure” (nella sola Loano vendeva in edicola 500 copie), il 5 novembre 1967, titolava: <I giochi politici di Panizza>. Con un’immagine di Panizza corridore in bicicletta (fotomontaggio). Ovviamente problemi legati all’edilizia, ai suoi immancabili interessi.

Franco Panizza si rivolse ad un legale (Francesco Fizzotti di Savona), ci furono diversi incontri in cui si chiarì che il contenuto faceva parte di una rubrica satirica, nessuno intendeva gettare discredito sul piano personale.

Fu pubblicata una precisazione il 24 ottobre 1968, quasi un anno dopo,  in cui Romano Strizioli, direttore responsabile e Luciano Corrado, autore del testo,  diedero atto pubblicamente che di <Panizza riconoscevano le doti  di corretto uomo politico e di onesto amministratore>. L’imprenditore, di conseguenza, dichiarava di rinunciare  alle azioni giudiziarie intraprese <a tutela della sua persona, dando atto alla Settimana Ligure e a Luciano Corrado di svolgere un pregevole ruolo di pungolo e coscienza critica della realtà loanese e comprensoriale>.

Da allora, con l’imprenditore-pubblico amministratore-esponente politico, geometra Panizza, ci furono altri motivi e occasioni di scambio di lettere. Si, perché lui oltre a telefonare, voleva mettere le cose bene in chiaro, senza lasciare equivoci, fraintesi, zone d’ombra. Un dialogo col giornalista, pur nella vivacità di scottanti tematiche: edilizia soprattutto. E quale futuro per Loano? Cemento o turismo di qualità, alberghi?

Chi l’ha conosciuto e gli è stato più vicino per tanti motivi (dal lavoro, alla politica locale e provinciale) ha potuto apprezzare in Panizza la concretezza, la moderazione, la riflessione. Visto ai nostri giorni, il politico Panizza aveva le doti dell’umiltà, non amava i riflettori e le passerelle, non apprezzava i ciarlatani, le banderuole, le primedonne (nella veste pubblica), gli “incendiari”.

E’ vero, negli affari aveva il buon fiuto. La prudenza e l’intraprendenza si bilanciavano in perfetta sintonia, simbiosi. Non amava strafare. E fino all’ultimo ha cercato di fare da spalla all’attività imprenditoriale (edilizia) del figlio Gigi che dal papà ha ereditato modestia, bontà,  rifiuto dell’arroganza.

All’imprenditore Franco Panizza molti devono un grazie sincero per il posto di lavoro, ma anche per l’interessamento a quei problemi che spesso affliggono ogni cittadino, in particolare verso la burocrazia. Ha aiutato, nel silenzio, nella discrezione di cui era sapiente maestro, tanta gente, del comprensorio lonaese soprattutto.

Ha avuto fino all’ultimo, rapporti frequenti con i compagni di partito di sempre, Piero Maritano, Franco Scaglia, Sergio Gabbarini. Tra i compagni di partito che prima di lui se ne sono andati, il maestro Ino Tassara (famiglia di commercianti di Borgo Castello) col quale si erano alternati nell’amministrazione provinciale. (vedi… foto di riunione consiliare, a Palazzo Doria, in un momento di tensione)

Franco Panizza ha continuato fino all’ultimo ad interessarsi dell’attività economica (“Ora faccio quasi il telefonista…”) e il suo grande amore-passione per la politica lo spingeva a tenersi informato. Seguire le cronache locali.

Cosi c’è chi ricorda la sua profonda delusione per l’epilogo, all’insegna dello sfruttamento edilizio, del nuovo porto. Ricorda con quanta delusione ed amarezza commentava, pur senza personalizzare, la sorte e le scelta (o non scelte) in cui la sua Loano si trovava ad essere amministrata. Aveva scritto una lettera (senza risposta) per contestare al Comune di aver incassato per anni la tassa della depurazione, in assenza di un impianto funzionante. Dunque l’obbligo della restituzione o comunque la ricerca di una soluzione.

Non potevano mancare opinioni e battute in tema di politica nazionale. Con personaggi romani e lui di big aveva avuto la possibilità di conoscerne parecchi, ad iniziare dall’allora ministro dei Trasporti e della Finanze, Luigi Preti.

La foto (vedi…) che pubblichiamo si riferisce, a fine anni ’60, il giorno dell’inaugurazione della nuova sede dei cantieri navali, a Lusingano, di Germano Caviglia che si era trasferito, lasciando il cantiere di Loano.

In quell’occasione il taglio del nastro toccò proprio al ministro Preti. Moltissime le autorità presenti. E ancora, Alberto Bemporad,  fu sottosegretario alla Pubblica Istruzione e “commissario dell’Ente Colombo” di Genova, fine anni ottanta.

Franco Panizza ha dato molto alla politica, al suo partito, senza diventare “professionista della politica”. Il suo mestiere, il suo vero mondo prima di tutto; l’attività imprenditoriale prima di ogni altra cosa, i valori della famiglia.

Nella foto (vedi….) il “santino” elettorale che distribuì, con lettera agli elettori, in occasione della sua candidatura al Senato della Repubblica. Una “sfida” senza speranze, ma quando il “partito chiamava” , non si tirava indietro. E’ stato a lungo tra i candidati socialdemocratici più votati dagli elettori savonesi, in particolare nel suo comprensorio.

Infine l’ultima pagina, l’ultimo capitolo. Franco Panizza si è abbandonato al sonno eterno nella sua camera da letto. Con una vigilia di Natale serena, insieme alla moglie Mariuccia, assistiti dalla badante. Stava persino meglio degli altri giorni, aveva fatto a meno dell’abituale aerosol. Al mattino, giorno di Natale, la sorpresa. Il geometra-imprenditore si era spento nella notte, unendosi alla pace eterna. Lasciandosi alle spalle la gratitudine di tanta gente.

L’Alieno ci ha privati della sua saggezza, della sua intelligenza, della sua fine ironia, del suo sapere coniugare umiltà e ricchezza. Saranno in molti, il giorno del commiato, a sentire un fortissimo bisogno di dirgli soltanto grazie.

Franco Panizza, nel suo ultimo viaggio, non ha bisogno di panegirici. Magari li gradiva, senza esibirli. A lui non piaceva nessun tipo di fracasso. Ha cercato di insegnarlo alla primogenita Angela, a Gigi, Paola e Cristina che lo piangono con nipoti, pronipoti, nuore, cognati, sorelle.

I funerali nella parrocchia San Giovanni Battista, a Loano, alle 15 di domenica, 27 dicembre.

Luciano Corrado