Il capitano Achab e le partite a scopone nelle Società di Mutuo Soccorso
Da troppo tempo a Savona è scomparso qualsiasi riferimento politico popolare. Non esiste più alcun contatto fra le stanze del potere e la gente “vera”, quella troppo impegnata a sbarcare il lunario per accorgersi di essere considerata unicamente un grosso pollo d’allevamento e di vivere in gabbie visitate dai politici esclusivamente in occasione delle tornate elettorali. Manca un leader capace di calamitare ed assemblare i tanti ruscelli di dissenso, l’ultimo fu Sergio Cappelli partito bene ma tritato da se’ stesso. Mancano le voci propositive all’interno dei partiti, emarginate da gruppi dirigenti che guardano con terrore a qualsiasi minaccia alla loro piccola leadership. Manca la coscienza di essere savonesi e liguri ben rappresentata anni fa da Sergio Castellaneta, che dimostrò quanto spazio politico esista per un Movimento autenticamente indipendente prima di essere tritato dagli appetiti dei suoi colonnelli. Manca un centro politico senza il quale il bipolarismo diventa una melassa di intese anche finanziarie, mancano i giovani che non capiscono quanto la politica sia necessaria per la costruzione del loro futuro e si arrendono davanti alle fatiche di un impegno apparentemente senza sbocchi. Con grande gioia del vecchiume che governa la città. Come sono lontani i tempi dei cortei studenteschi, magari infarciti di slogan preconfezionati ma pieni di voglia di esistere fuori dalle stanze del Grande Fratello...
Savona è come il capitano Achab, alla folle ricerca di Moby Dick invece che di se’ stesso. Savona è come Godot, sempre in attesa di qualcosa che non arriva mentre gli anni passano inutilmente. Savona è la tristezza di una cultura di sinistra finita nelle partite a scopone degli anziani nelle Società di Mutuo Soccorso sempre più vuote. Maledendo le donne, il tempo ed il governo per non accorgersi di essere stati fregati, come De Andrè cantava nella sua Città Vecchia. Savona era una città orgogliosa e generosa, forse troppo chiusa in sè stessa ma autentica e vitale, oggi solo un contenitore privo di connettività sociale dove nascere, lavorare quando si può e morire. Savona è una città dove si sta radicando pesantemente il concetto di raggruppare il potere in mano a pochi perchè quei pochi possano perpetrare sè stessi e i loro padrini. Favoriti dal disinteresse totale con il quale si guarda alla Liguria da Roma e Milano, i vari Scajola, Burlando & C sono oggi in grado di muovere qualsiasi pedina a loro piacimento. Così a livello savonese si impiantano perennemente i vari Di Tullio, Caviglia, Tuvè, Bonino, Santi solo per citarne qualcuno. Mica persone cattive, chi dice niente. Ma troppo impegnate a guardare il loro campo di raccolta per accorgersi dell’assoluto distacco fra loro e la vita reale.
Savona attende da troppo tempo che da un quartiere savonese qualsiasi appaia un leader giovane, indipendente, senza alcun passato politico e capace di affrancarsi dal servilismo verso i veri padroni della città. Un uomo o una donna pronti a mettersi in gioco circondandosi di persone portatrici di idee e non di scopi personali, senza paura che questo sia un pericolo per la loro poltrona.
L’augurio per il Nuovo Anno è tutto qui.
Sperando questo avvenga prima che il capitano Achab raggiunga la sua Balena Bianca, scomparendo per sempre nell’oceano...
Falco Savonese