Nervoso indifferenziato (Anche a Natale)

di Milena Debenedetti

 

Noi, povere persone che hanno a cuore l’ambiente, la salute dei cittadini, la qualità della vita e il futuro dei nostri figli, che cerchiamo di essere informati e sensibili, abbiamo veramente una vita dura.

 

Siamo minoranza, derisa e inascoltata, non riusciamo a condividere le nostre convinzioni con Amministrazioni e concittadini, e per quanto parliamo, discutiamo, chiediamo, cerchiamo di dare il buon esempio, ci sembra sempre di vuotare il mare col secchiello.

Oltretutto non abbiamo mai un attimo di tregua, non possiamo rilassarci e smettere di pensare. Mai, neanche nelle Feste. Persino nei gesti quotidiani.

 

Prendiamo il problema (che al contrario, potrebbe essere opportunità) dei rifiuti. Noi savonesi soffriamo parecchio in proposito, e senza speranza, per la scarsa sensibilità che percepiamo, da parte dei nostri Amministratori, senza differenza di colore politico, con rare e inascoltate eccezioni.

 

Nei giorni precedenti il Natale, avendo pieno il sacchetto della differenziata in casa e immaginando che dopo ci sarebbe stata la prevedibile invasione di rifiuti da spacchettamento e gozzoviglie, ho tenuto d’occhio i cassonetti intorno a casa mia, zona Fornaci, (pochi e scomodi) per vuotarlo.

 

Ma erano quasi colmi, specie la plastica, così ho rinunciato. Poi il maltempo ha impedito altri sopralluoghi.

La mattina di Natale sono tornata in avanscoperta.

Preciso subito che non sono di quelli che al minimo contrattempo sono con il fucile puntato per lamentarsi delle pubbliche inefficienze: ero rassegnata a trovare tutti i cassonetti pieni, causa, appunto, difficoltà nella raccolta. Aveva diluviato fino a poche ore prima.

E invece no, peggio, quello che ho visto mi ha causato un empito di nervoso puro. Brutta cosa proprio la mattina di Natale. 

Vuota la campana del vetro, vuotissimo il cassonetto dell’indifferenziata, stracolmi gli altri di carta e plastica. Così in tutto il quartiere.

Ora, io, proprio perché appartengo, diciamo, alla minoranza degli inguaribili grulli, ho tenuto i sacchi in casa in attesa di tempi migliori. Ma mentre rientravo ho visto diverse persone con sacconi da giocattoli alti un metro stracolmi di rifiuti, per la maggior parte carta da pacchi e cartone riciclabilissimi, dirigersi ovviamente al più vicino, comodo, invitante, languidamente vuoto e isolato cassonetto grigio.

 

E così viene da pensare male… Già qui a Savona si è sempre avuta l’impressione che la differenziata sia ritenuta una inutile scocciatura, un proforma, una cosa di facciata, uno scotto da pagare ai burocrati europei, che non hanno niente di meglio da fare che legiferare inutilmente.

Tranne forse per il vetro, il cui riciclo ha una tradizione più consolidata (o che non è appetibile nel cdr? – direbbero i maligni) per tutto il resto non è che poi ci sia tutto questo incoraggiamento e incentivo a comportamenti moderni e civili. I soldi per avviare la sperimentazione della vera raccolta, quella porta  a porta, in un quartiere, non si sono trovati. (Per altre voci meno necessarie i soldi escono, però).  Con le discariche, neanche il tira e molla che c’è stato per anni con Cima Montà è servito a impostare soluzioni migliori.  Non sembra esserci una pianificazione efficiente, una informazione capillare. Una reale volontà di svolta. Infatti le percentuali, pur sbandierate, sono ridicole e ben lontane da quelle, non dico ottimali,  ma appena civili.

Già la cittadinanza risponde di conseguenza: io rabbrividisco quando apro il coperchio dell’unico cassone grigio sotto casa e vedo cassette, plastica, carta, vetro, legno, pezzi di mobili addirittura!

Però devo ammettere che di recente l’attenzione sta crescendo, e noto anche tante persone (patetiche e illuse come me), con le sportine, che fanno qualche passo in più e selezionano.

Per questo, appunto, i cassonetti rari e scomodi sono sempre pieni. Il che, direbbe il solito maligno, non fa che aumentare la scocciatura.

Dunque, per concludere, perché nervoso? Perché evidentemente si sapeva che a Natale si producono più rifiuti, e nello svuotamento tempestivo dei normali cassonetti a dispetto delle intemperie si vedeva la premura di evitare mucchi di sacchetti accanto con “effetto Napoli”.

Salvare il decoro, insomma. Dimostrare efficienza.  Evitare mugugni qualunquisti. Ecco quello che conta. Ma premurarsi seriamente di pensare al riciclo, no.

Ecco l’evidenza: ai nostri Amministratori i rifiuti interessano, eccome, ma solo come fonte di profitto a modo loro, con lucrose discariche e mortiferi inceneritori, fonte di provvidi appalti, o come simpatico e moderno cdr da bruciare un po’ qui e un po’ lì, con gran gioia dei nostri polmoni e festoso sventolio di microparticelle nell’aere. 

Gli affari preferiti, insomma.

Chi glielo va a raccontare che con una differenziata efficiente si creerebbero sviluppo e posti di lavoro, si avvierebbe una economia virtuosa, facendo alla lunga risparmiare i cittadini oltre ad aiutare l’ambiente? Per la verità credo gli sia stato raccontato, e più volte, anche dal WWF, dalla rete Rifiuti Zero, con tanto di esempi pratici già realizzati e di successo, come Vedelago. Neppure la scusa vecchia che sia utopia o che occorrerebbe inventarsi cose nuove: no, basta copiare quello che già esiste, anche in Italia.

 

Ma loro, niente. L’unica consolazione è che in fondo respirano la stessa aria e si ammalano come tutti, e hanno anche loro figli che si ritroveranno proprio un bel mondo. Una magrissima consolazione.

 

Dimenticavo: a pochi chilometri di distanza, nella vicina Vado Ligure, i numerosi cassonetti della differenziata, il giorno di Natale, e non al mattino ma al pomeriggio, dopo il prevedibile assalto, erano tutti accessibili e semivuoti. Tornando verso Savona, invece, da Natarella in poi, pochi e ancora stracolmi.

 

Milena Debenedetti