Meno male che Silvio c’è

 

La vicenda delle presunte firme false o non certificate correttamente alle elezioni provinciali, al di là di quelli che saranno gli esiti giudiziari, deve indurre gli uomini più leali e audaci di Forza Italia-PdL ad un schietta riflessione sul fatto che nel partito vige da sempre, al vertice di  una monarchia illuminata, incarnata dalla personalità coraggiosa e carismatica di Silvio Berlusconi, una base di tesserati, militanti ed eletti in periferia, che naviga spesso a vista nella più completa anarchia,  coordinata da consiglieri spesso inerti e disorganizzati,  che aspettano di essere imboccati dai vertici romani o da Berlusconi in persona (sic!); una ingessatura, tuttavia, spesso voluta e cercata, con detestabile malizia, come ha ricordato l’On. Scajola a Gubbio in un discorso di grande levatura,  per garantire le posizioni di rendita acquisite dai quadri locali, sottostanti e spesso acquiescenti, o ancor peggio ribellisti, ai patrones di turno, addirittura promiscui alla sinistra e accondiscendenti agli interessi costituiti pur di ottenere un maggior numero di preferenze personali in luogo di un reale entusiasmo e consenso elettorale da parte del nostro  ampio elettorato.

Al di là di eccentrici frondisti e oppositori interni che reclamano giustamente maggiore democrazia e rappresentatività, mi pare di cogliere una scarsa informazione nella gestione delle risorse economico-finanziarie del partito, una questione spinosa, ma primaria che esprime, sempre a mio avviso, una visione centralista del nostro movimento politico e quindi una scarsa lungimiranza  politica ed etica di molti funzionari del partito in Italia e in Liguria.

Dopo quasi tre lustri dalla nascita del partito c’è una vergognosa disorganizzazione periferica: come ha giustamente sottolineato nella fase congressuale l’eletto coordinatore Angelo Vaccarezza il partito fino al 2007 aveva soltanto 10 sedi comunali sui 69 comuni della provincia di Savona.

Quasi tutti i quadri eletti, dai consiglieri regionali in giù, curano non di rado soltanto il proprio orticello personale e, al massimo, quello degli amici di corrente, dimostrando distrazione e particolarismo rispetto al proprio partito al quale devono in larga misura la loro elezione.

Il Ministro Scajola, che considero la persona più esperta e centrata del partito, in ogni caso il massimo punto di riferimento istituzionale, senza nulla togliere al lungo corso dell’On. Biondi, dovrebbe prendere provvedimenti pragmatici e severi verso chi non assolve con lealtà gli impegni assunti nell’ambito del partito, che purtroppo non ha ancora radici profonde sul territorio ligure, nonostante dalla nascita di Forza Italia  siano passati  invano, specialmente in alcuni comuni minori,  ben 15 anni.

Trovo altresì deprecabile che chi guadagna più di Capi di Stato europei come i consiglieri regionali e i deputati nostrani non abbia ancora edificato sedi stabili e decenti nemmeno nei comuni di appartenenza. Un fatto che grida vendetta!

Per questo spero che il Ministro Scajola, al quale devo la mia lealtà ma non la mia milizia, oltre ad aver definito dei calabraghe i consiglieri regionali,  sappia sensibilizzarli a dovere visto che è stato definito uno dei più grandi organizzatori del partito.

  

In fatti ricordiamoci bene che le nostre vittorie elettorali sul territorio, per adesso, le dobbiamo soprattutto al coraggio e all’impegno inesauribile del nostro Presidente del Consiglio, al consenso del nostro governo nazionale e all’alleanza strategica con la Lega.                         

                                                                                         FAUSTO BENVENUTO