A tutti i componenti del Consiglio Comunale di Celle Ligure
Al Segretario comunale Direttore Generale
del Comune di Celle Ligure
Al Prefetto di Savona
Al Procuratore Capo della Repubblica di Savona
Al Procuratore Capo della Repubblica di Torino, dott. Gian Carlo Caselli
Alla Direzione Investigativa Antimafia di Genova
Al Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Genova
Al Ministro dell’Interno
Al Commissario Prefettizio della Provincia di Savona
Alla Redazione Savonese del Secolo XIX
Alla Redazione Genovese del Secolo XIX
Alla Redazione Savonese de La Stampa
Alla Redazione Torinese de La Stampa
Alla Redazione Genovese de La Repubblica
Alla Redazione de Il Letimbro
Alla Redazione Savonese di Primo Canale
Ai siti web Uomini Liberi – Casa della Legalità – Libera – Amici di Beppe Grillo
Celle Ligure 10 dicembre 2008
Oggetto: Pennello Buffou di Celle Ligure
Facendo seguito alle proprie note del 29 settembre, del 10 ottobre, del 20
ottobre, del 28 ottobre, del 4 novembre e del 27 novembre u.s. si presenta la
seguente integrazione conclusiva.
Si è già ripetutamente scritto del versamento di materiale terroso effettuato in
mare nei giorni 28, 29 e 30 aprile, durante una mareggiata che lo ha
immediatamente disperso, del quale non si è mai data spiegazione convincente.
Si è già visto come la stazione appaltante abbia comunicato all’Autorità di
Vigilanza che il versamento aveva avuto esecuzione nel solo giorno 30, smentita
dal fax della Capitaneria di Porto, che, già il giorno 29, aveva intimato la
cessazione dell’operazione. Si evidenziava così l’intenzione, da parte
dell’Amministrazione, di sminuire la portata dell’evento con una affermazione
che non sembra vera.
Esaminiamo meglio i particolari che producono le maggiori perplessità:
1.
Dal giorno 1° maggio fino al 30 settembre i lavori sarebbero rimasti sospesi per
stagione balneare, così come previsto da legge regionale . Ne consegue che ciò
che si sarebbe potuto costruire in quei tre giorni sarebbe rimasto senza
protezione, in balia delle onde e delle mareggiate per ben cinque mesi, con la
conseguente certa e completa distruzione; ciò rende inspiegabile l’operazione.
2.
Il versamento è stato fatto in concomitanza con una mareggiata che disperse
immediatamente il materiale appena scaricato in mare; anche ciò rende
inspiegabile l’operazione.
3.
L’operazione non era prevista in progetto, la qual cosa, da sola, sembra
togliere ogni spazio alle giustificazioni.
4.
Nonostante tutto questo si è insistito per tre giorni, scaricando circa 40
camion al giorno, come testimoniato da attenti cittadini; considerato che il
materiale è stato dichiarato essere tout-venant e quindi oneroso per l’impresa,
che il versamento ha prodotto inquinamento del quale si sarebbe poi dovuto
rendere conto, che non era previsto, che era inutile perché immediatamente
disperso, l’insistenza appare
assolutamente inspiegabile.
E’ scorretto affermare che tale comportamento non assomiglia molto a quello di
chi voglia costruire?
Non si vuole qui avanzare alcun collegamento indimostrato, ma si reputa
consentito far presente che la pubblica opinione è già fortemente allertata
dalle seguenti notizie, ampiamente divulgate:
·
Il gruppo politico dei Verdi ha pubblicato in rete un rapporto nel quale si
denuncia una abnorme presenza di cromo sulle spiagge di Varazze, Celle Ligure ed
Albisola, con il sospetto che derivi dalla dispersione in mare del famigerato
cromo esavalente, sostanza fra le più cancerogene esistenti, prodotta dalla
Stoppani.
·
Un consigliere della Margherita ha presentato in Regione Liguria una
interrogazione in merito alla pericolosa presenza di cromo sulle spiagge di
Varazze, Celle ed Albisola.
·
Identica interrogazione è stata presentata in Parlamento dal gruppo parlamentare
dei Verdi.
·
La ‘ndrangheta, a detta delle più autorevoli fonti, ha fra le sue principali
attività lo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi, anche in Liguria.
·
L’impresa che ha costruito il pennello è indagata, con l’arresto anche del
capocantiere di Celle, per sospetta appartenenza alla citata associazione
criminale.
Non si dica che è irresponsabile allarmismo; piuttosto, si dia risposta,una
buona volta!
La Regione Liguria, all’atto dell’approvazione del progetto, aveva affidato
all’ARPAL la responsabilità di controllare la corretta esecuzione dei lavori, in
considerazione della vicina presenza di un sito marino di interesse comunitario,
con particolare riferimento al divieto assoluto di versare in mare materiali
terrosi, contenenti argilla e limo.
Quando un cittadino avvertì l’ARPAL di quanto stava avvenendo, questa, come
risulta dall’esame della documentazione, chiese spiegazioni al Comune, che a sua
volta le chiese all’impresa, che rispose al Comune trattarsi di versamento per
costruire una pista di discesa in mare, oltreché di opera di protezione di una
vecchia scaletta (che con il versamento fu seriamente danneggiata e la cui
riparazione fu successivamente pagata dal Comune); Il Comune trasmise all’ARPAL
la risposta dell’impresa e l’ARPAL scrisse al solerte cittadino che il Comune le
aveva scritto che l’impresa gli aveva comunicato che era tutto regolare. Fine.
Possibile che nessuno si sia chiesto cosa si stesse facendo, se l’operazione
fosse così prevista in progetto, se il materiale fosse idoneo? Possibile che
nessuno abbia ritenuto opportuno verificare in sito? Sarebbe bastato fare un
brevissimo sopralluogo per verificare quanto poi sarebbe stato indicato e
verbalizzato dal consigliere delegato all’ambiente come “disastro”.
Quante “miopie” attorno alla COFOR, quante “leggerezze”, quanti “errori”, quante
“verità” così poco vere!
Il periodico “Il Letimbro” edito dalla diocesi di Savona, nel suo numero del 3
ottobre, riportò in prima pagina un articolo sulla ‘ndrangheta a commento della
conferenza tenuta da Francesco Forgione. In esso, a chiusura, era scritto: “La
mafia non consente alle istituzioni posizioni di inerzia indifferente; o si
agisce, e si è contro, o non si
agisce e si è per….Ci si aspetta che
l’azione delle istituzioni contro sia
adeguata e pubblica. Altrimenti la battaglia contro le mafie, ferma restando
l’opera educativa, diventa un’azione diretta a
costringere all’intervento chi ha la
responsabilità di farlo”.
All’articolo il Direttore aveva dato il titolo “Il clan dei savonesi”. Ognuno ha
la libertà di supporre, secondo sua logica, quali categorie far appartenere al
clan; io mi limito ad affermare che il coraggio del Direttore merita un
riscontro. Almeno uno!
Luigi Bertoldi
(nuova democrazia)