Sulla Messa della notte di Natale nel Duomo di Savona
Di Alessandro Acquarone
“Mi è venuta in mente una parola
di Sant’Agostino che dice: <<cantare amantis est>>. Fonte del canto è l’amore.
L’educazione al canto, a cantare in coro, non è solo un esercizio dell’udito
esteriore e della voce; è anche un’educazione dell’udito interiore, l’udito del
cuore, un esercizio e un’educazione alla vita e alla pace. Cantare insieme, in
coro, e tutti i cori insieme, esige attenzione all’altro, attenzione al
compositore, attenzione al maestro, attenzione a questa totalità che chiamiamo
musica e cultura, e, in tal modo, cantare in coro è un’educazione alla vita,
un’educazione alla pace, un camminare insieme”.
Queste le parole
di Papa Benedetto XVI al termine di un concerto corale (in particolare si
trovava a Cadore, nell’estate 2007).
Ho partecipato,
insieme a tantissimi altri, alla Messa di Natale, a mezzanotte. Un momento di
comunione importantissimo per i savonesi, forse anche per chi credente o assiduo
praticante non è. Un momento ricco di significati per tutti, come ha ben
sottolineato il nostro Vescovo, Monsignor Vittorio Lupi, in un suo discorso
molto toccante e assolutamente ricco di temi d’attualità. In una notte in cui
neanche la persona più cinica o provata dalle esperienze riesce, in fondo in
fondo, a non sentire qualche suggestione, è mancata però la musica, e di questo
non pochi partecipanti alla Messa si sono accorti. In un giorno che per i fedeli
è fondante, quello della natività, la musica ha sempre rivestito un’importanza
basilare. Se non si ha dimestichezza con la storia della musica, basti per un
attimo pensare alle raffigurazioni della natività di ogni tempo, anzi
soprattutto alle più antiche, dove il coro angelico, dotato anche degli
strumenti coevi alla realizzazione dell’opera, non mancavano mai. Gli artisti
che hanno dipinto, scolpito, inciso le natività hanno sempre raffigurato, con
consapevole falso storico, gli strumenti che vedevano con i loro occhi. Questo
perché la nascita di un bambino ebreo, Yoshua ben Yossef che divenne il Cristo,
era, è, la rinnovazione del mondo, la gioia, e tutto si ripeteva e si ripete nel
momento presente, trovava e trova degno sostegno e propagazione contagiosa nella
musica, nel “canticum novum”. La musica ha un forte significato anche sociale in
questo evento, e forse per la Messa di Natale si è pensato a proporre musiche
“facili”, “moderne” ecc.. pensando forse che l’assemblea avesse più facilità di
partecipazione. Così non è stato. Si sono dimenticate cose fondamentali per la
comunità savonese. Per chi, come il sottoscritto, lontano da Savona ha studiato
che la nostra provincia si distingue in Italia per i cori, è stata una sorpresa,
intanto, non trovare il Coro alla Messa di Natale. Chi non lo sa dovrebbe essere
conscio che negli studi musicali seri, universitari, il territorio savonese è
ricordato (Chiabrera a parte) perché ha prodotto cori polifonici, più o meno
professionali, in gran quantità e tali da connaturare la nostra provincia
rispetto a tutte le altre. Continuo a considerare un concerto di ormai tanti
anni fa al Musikverein (da dove fra pochi giorni tutto il mondo ascolterà il
tradizionale concerto di capodanno) di Vienna, ma non pochi fra coloro che
leggono si ricorderanno, come la massima espressione e il momento più alto e di
maggiore visibilità della musica “made in Savona”. La corale era la “Bartolomeo
della Rovere”, uno dei cori più antichi al mondo con i suoi quasi 500 anni e,
guarda caso, anche il coro della nostra Cattedrale. Al posto del “nostro” coro,
alcune chitarre e il bell’organo Mascioni, restaurato e in grado di emettere
musiche e sonorità stupende, relegato ad improbabile e dimesso accompagnamento
di alcuni …sconcertanti canti. Durante la liturgia del Natale, e solo per questa
occasione, si ha l’opportunità di ascoltare il “Puer natus est nobis”,
l’introito per eccellenza, usato da secoli. Confesso che sarebbe bello, ma qui
si aprirebbero altre discussioni sull’uso del latino in chiesa ecc., ascoltarlo
nello stupendo gregoriano originale. Certo però non come si è ascoltato la notte
di Natale: un accrocchio messo insieme da, non so chi, ma da qualcuno che
nessuno che non sia sordo definirebbe “compositore”. Questo ad altri
inascoltabili brani sono stati “diretti” da un signore che si sbracciava e
credeva di dirigere l’assemblea mentre era il primo ad essere fuori tempo di
parecchi quarti. Il tutto su strofe dalla “metrica” ridicola: sembrava di
sentire Elio e le storie tese (ma mi perdonino!) quando prendono in giro i
cantantucoli italiani e le loro improbabili canzoni. La mancanza del coro, del
repertorio e della direzione musicale è stata una grossa pecca e un errore sotto
ogni punto di vista. L’assemblea avrebbe sicuramente gradito e sarebbe servito
alla Messa, ma non faccio che pochissimi esempi, un “Cantate Domino” in una
qualsiasi delle tante versioni composte da grandi musicisti del passato, oppure,
per farla intonare a tutti, nella più recente e conosciuta versione
“facilitata”, ad una voce, da Attilio Acquarone; perché non fare, attualizzando
ma con qualità, il “Oggi è nato un bambino” di Paolo Venturino, attuale bravo
direttore del coro “Della Rovere”? Ci sono poi altri, conosciuti da tutti, come
l’ “Adeste fideles”, il “Verbum Caro” ecc. ecc.. Questo per rimanere alla
liturgia “canonica” del Natale, ma tra i grandissimi compositori del passato si
può trovare veramente di tutto che vada bene per l’occasione.
Insomma, se chi di
dovere ha pensato di avvicinare l’assemblea, così facendo ha ottenuto, a mio
parere, l’effetto contrario. Senza commenti e brevemente lascio l’ultima parola
a Monsignor Marco Frisina, dell’Ufficio liturgico del vicariato di Roma:
“Nell'ambito rituale certamente il canto corale occupa un posto particolare,
l'unione delle voci diverse ma fuse in un unico evento musicale sono un simbolo
chiaro dell'unione del gruppo e del popolo davanti all'evento celebrato. La
musica deve sempre rispondere al criterio della qualità: la musica per la
liturgia non può separarsi dal contesto più ampio della musica pura, deve essere
sempre di qualità alta proprio per il suo uso: nella lode a Dio si dà il
meglio.”