Politica e massoneria
la sanità secondo Berti Riboli 

La polemica scatenata da Edoardo Berti Riboli, presidente della Società Ligure di Chirurgia trova le prime conferme. Il direttore della clinica oculistica Giovanni Calabria spiega: «Abbiamo appena inaugurato la nuova struttura, ma un piano intero è stato occupato da Foniatria. Quando siamo andati a lamentarci, il direttore generale del San Martino, Gaetano Cosenza, ci ha detto che era stato un desiderio del presidente della Regione Claudio Burlando».

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Marco Bertolotto? «È diventato primario mentre era presidente della Provincia di Savona. Non ha nemmeno pensato di dimettersi o di andare in aspettativa. E qualcuno potrebbe chiedersi se sia diventato primario perché era politico o viceversa politico perchè era medico». Claudio Burlando? Si comporta come un «dittatorello sudamericano... se noi dobbiamo ringraziare chi ha curato i nostri genitori gli regaliamo dei fiori. Lui per dimostrare la sua gratitudine alla dottoressa che ha curato suo padre ha creato un reparto di ospedale». Parole pesanti, pesantissime, quelle pronunciate dal professor Edoardo Berti Riboli davanti a una platea di chirurghi e di studenti inizialmente allibiti. Ore 18 di ieri sera. Quando Berti Riboli, presidente della Società Ligure di Chirurgia, prende la parola nell’Aula Magna di Clinica Chirurgica, l’atmosfera è quella immobile e istituzionale delle assemblee accademiche. Ma dopo le prime frasi del presidente più d’uno nella grande aula comincia a tirarsi sulla sedia.

LE REPLICHE. Marco Bertolotto non pare arrabbiarsi. Risponde pacatamente: «Io sono stato nominato con regolare concorso. Si dice sempre che gli amministratori non devono essere politici di professione e quando uno poi fa il presidente della Provincia e il medico lo si accusa di essere raccomandato. Ma il mio reparto in pochi anni è passato da 1.200 a 4.000 accessi». Claudio Burlando è più amaro: «È un attacco di cattivo gusto che rientra in uno scontro tra quelli che una volta si chiamavano “baroni”. Berti Riboli mette in piazza pazienti, per di più morti, come mio padre. Figuratevi, non sapevo nemmeno che avessero creato un reparto nuovo. È vero che mio padre è stato curato in quel reparto, ma questo mi ha fatto soltanto capire quanto sia importante. Ho visto che per fare certi esami era necessario perfino andare a Torino. Sono contento che sia nato il dipartimento di foniatria anche se la decisione certo non dipende da me, ma dalla direzione dell’Azienda».

DESTRA E SINISTRA. Berti Riboli lancia dei massi che difficilmente potranno essere ignorati dal mondo sanitario e politico genovese: «Purtroppo nel nostro ambiente si procede soltanto grazie al partito. Si riesce a lavorare al meglio soltanto avendo il placet della via politica». Ma di quale partito parla il professore? «Destra o sinistra non faccio differenze. Hanno la stessa voracità, soltanto che la sinistra è molto più strutturata e quindi anche più lesiva», spiega Berti Riboli. Aggiunge: «Nei concorsi i direttori degli ospedali scelgono sempre i candidati appoggiati politicamente. Questo è permesso dalla legge. I politici danno ai direttori sanitari un grande potere per poi gestirlo loro». Ma Berti Riboli non risparmia nemmeno i colleghi: «Noi medici accettiamo tutto supinamente. Magari nei corridoi ci lamentiamo, ma poi nessuno prende posizione pubblicamente».

BY-PASS MASSONICI. Basta? Neanche per sogno. «Il nostro ospedale è sempre più terreno libero per le scorribande dei politici. San Martino è terra di conquista per un intreccio tra politica e massoneria. C’è un chirurgo che è stato assunto grazie a by-pass massonici» (Il Secolo XIX ha cercato inutilmente di parlare con il medico chiamato in causa per consentirgli di replicare, ma non c’è riuscito, ndr). Ma il professore è un torrente in piena: «Ci sono chirurghi che non hanno mai davvero esercitato e che vengono promossi grazie alla lunga e fedele militanza politica». Valter Ferrando, il medico cui Berti Riboli si riferisce, respinge punto per punto: «Guardate le statistiche, in un anno ho eseguito ottanta interventi di resezione colon-rettale, più di chiunque altro. Ho tre specializzazioni chirurgiche. Da ventun anni non ho mai timbrato dopo le sette e dieci di mattina. Sono stato promosso con concorso. Che cosa vuole Berti Riboli? Sì, ho partecipato alle primarie del partito democratico, perché ci credo. Ma è mio diritto di cittadino e poi non ho mai avuto incarichi pubblici». Tra il pubblico è un continuo tossire, darsi di gomito, sussurrarsi nell’orecchio i nomi dei colleghi citati. Carriere in discesa, ma anche aiuti di altro genere, almeno secondo Berti Riboli: «Ad alcuni colleghi gli apparecchi non vengono concessi ad altri sì. Come alla primaria di un dipartimento che ha il più bel reparto e il più bel papà di San Martino» (l’interessata non era rintracciabile ieri per un commento, ndr).

POLITICA BULIMICA. Quindi l’affondo finale: «Riprendiamoci il posto che è stato occupato da questa politica bulimica. I politici facciano il loro lavoro, non soltanto la parte edilizia dove scorrono fiumi di denaro». Poi Berti Riboli lancia un appello: «In questa sala ci sono giovani e anziani. Mancano i medici dell’età “sotto carriera”. Molti di loro hanno capito che si fa prima a bussare alle segreterie dei partiti. Ma noi dobbiamo fare soltanto il nostro lavoro, secondo i nostri meriti».