SABATO, 22 DICEMBRE 2007
 
Pagina V - Genova
 
Amt, bufera sulla scissione "Danno erariale di 70 milioni"
 
Corte dei Conti, richiesta choc alla giunta Pericu
 
Le fiamme gialle: "Una bad company nata già in perdita"
Le indagini della Finanza "bocciano" la creazione di Ami
Oltre all´ex sindaco rischia anche Musso membro dell´ex Cda
Una relazione è stata inviata alla Procura delle Repubblica: spetterà a Lalla decidere su eventuali rilievi penali
 
MARCO PREVE  La Repubblica

La scissione di Amt in due società, la conseguente creazione di Ami e alcune scelte gestionali, hanno provocato uno sperpero di soldi pubblici pari a 70 milioni di euro. Un danno erariale che dovrebbe essere risarcito da 25 persone: l´ex sindaco Giuseppe Pericu e la sua giunta, l´ex presidente di Amt Enrico Zanelli e i componenti del consiglio di amministrazione, e l´ex presidente di Ami Giovanni Vassallo con tutti i membri del cda dell´epoca, compreso Enrico Musso, oggi capogruppo dell´opposizione in consiglio comunale.
E´ questa la ricostruzione della travagliata vicenda Ami, che hanno fatto i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria al termine di una prima fase d´indagine che aveva preso il via agli inizi del 2006, su richiesta della procura regionale della Corte dei Conti.
Analogamente, in queste ore, una relazione è stata inviata alla Procura della Repubblica e spetterà al capo dell´ufficio, Francesco Lalla, decidere se la vicenda presenti dei rilievi di natura penale, come ad esempio l´abuso d´ufficio.
Il caso Ami, fin dalla sua nascita, nella primavera del 2004, ha suscitato un acceso dibattito. I dubbi riguardavano soprattutto la scelta di creare una società alla quale affidare la manutenzione dei mezzi e la gestione dei parcheggi, ma nella quale convogliare anche i pesanti debiti di Amt, l´azienda che proprio in quei giorni stava per accogliere lo sbarco dei francesi di Transdev. La privatizzazione non sarebbe, probabilmente, andata in porto in presenza di un deficit milionario che rendeva poco appetibile l´Azienda.
Le indagini della Corte dei conti e della finanza sposano questa tesi. Cioè quella della creazione di una cosiddetta "bad company". Una società che, secondo il dossier delle fiamme gialle, nasce già in perdita, alla quale vengono assegnati crediti che non potranno mai essere incassati interamente, che è soggetta a contratti con la casa madre Amt a tariffe inferiori a quelle di mercato, che svende proprietà immobiliari, che non produce mai utili o vantaggi. Aver creato e non essere usciti da Ami, quindi restando in una società che in perdita, che costringe a ripianare i bilanci, secondo l´impostazione accusatoria rappresenta un evidente danno erariale da parte degli amministratori.
La quantificazione è frutto della somma di due filoni principali. Il primo, per circa 40 milioni, racchiude le perdite di esercizio dell´arco temporale 2004-2007 e i crediti inesigibili pari a circa 4 milioni e rotti. La seconda fetta di danno è quella di cui ci occupiamo in questa stessa pagina, e riguarda la vendita della rimessa di Boccadasse. Tra gli obblighi contrattuali che avrebbero ulteriormente impoverito le già dissanguate casse di Ami, gli inquirenti sottolineano quello del contratto di manutenzione dei mezzi fornito da Ami ad Amt. Un accordo che avrebbe previsto, come espressamente riconosciuto anche da un documento del Collegio Sindacale di Ami acquisito dagli investigatori, tariffe inferiori a quelle di mercato. Un elemento che, unito ai crediti congelati e ai debiti iniziali, implicava automaticamente il ripianamento delle perdite da parte di Tursi.
Ora l´intero fascicolo dovrà essere studiato nei dettagli dalla procura della Corte dei Conti. Le posizioni dei 25 segnalati sono diverse, e prima di tutto la magistratura contabile dovrà valutare lo spazio di discrezionalità degli amministratori come singoli e come organo collegiale. Nel frattempo, la nuova giunta di Marta Vincenzi sta pilotando il rientro di Ami, intesa come dipendenti e servizi, all´interno di Amt.
SABATO, 22 DICEMBRE 2007
 
Pagina V - Genova
 
L´OPERAZIONE
 
Capitolo a parte per la cessione ad AbitCoop della rimessa del levante
 
Boccadasse, una vendita sospetta
 
 
 
 
 

La vendita della rimessa di Boccadasse rappresenta un capitolo a parte nell´inchiesta sulla scissione Amt-Ami. Un capitolo sostanzioso, visto che, secondo i finanzieri, il danno erariale derivante da quella che viene ritenuta una "svendita" di patrimonio pubblico, è pari a circa 30 milioni di euro. La cessione viene decisa nel gennaio del 2006 per dare un po´ di ossigeno alla situazione finanziaria di Ami. Poiché il Comune non può farlo direttamente, si decide di vendere la rimessa alla società Tono Due, a sua volta controllata da Spim, società il cui capitale è interamente del Comune. L´acquisto avviene per la cifra di 11milioni e 800mila euro. A molti pare una somma piuttosto modesta, specie se si considera la zona, sicuramente tra quelle considerate residenziali. E infatti bastano pochi mesi, siamo nell´ottobre dello stesso anno, il 2006, per trovare degli acquirenti che sborsino una cifra assai superiore. Tono e Spim comunicano infatti ad Ami di aver trovato l´acquirente. Si tratta della cooperativa AbitCoop - Primo Maggio, che grazie ad un mutuo con Carige si aggiudica la struttura sborsando 33 milioni e mezzo di euro. In pratica tre volte tanto la valutazione per il primo passaggio a Tono Due. A questo spunto scatta una delle clausole degli accordi tra Tono e Ami, che prevede per quest´ultima un´ulteriore percentuale. Nelle casse di Ami arrivano così altri 13 milioni e 700 mila euro. In quelle di Tono Due, invece, di milioni se ne fermano quattro e mezzo.
Questo almeno è quello che deducono gli investigatori esaminando i verbali del cda. E per la finanza questa sorta di "provvigione" non si sarebbe dovuta fermare lì, ma sarebbe dovuta invece confluire nelle casse di Tursi, visto che il bene venduto era patrimonio civico.
Ma c´è un altro aspetto sui quali si sono soffermati gli inquirenti. In una seduta del consiglio di amministrazione di Ami in cui era stata decisa l´alienazione della rimessa, si era anche deciso che Ami avrebbe continuato ad utilizzare la struttura dopo la cessione, e fino alla fine del 2008. Questo per un importo di 350mila euro annui. Sembra però che, tra le carte prelevate dai finanzieri della tributaria negli uffici delle società coinvolte nell´indagine, siano spuntati documenti che dimostrerebbero come l´affitto in realtà pagato alla cooperativa Primo Maggio sia ben più alto, circa 2 milioni per l´anno 2006, ovvero circa 200mila euro al mese.
Infine, è il dubbio della Corte dei Conti, l´intera operazione Boccadasse, al di là delle modalità con cui è stata condotta, si sarebbe rivelata sostanzialmente inefficace, non garantendo la sopravvivenza finanziaria dell´azienda.
Per quanto riguarda la rimessa, che ospitava i mezzi pubblici dal 1924, il progetto di Abitcoop-Primo Maggio prevede di realizzare nell´arco dei prossimi quattro anni, nei novemila metri quadri a disposizione qualcosa come 120 appartamenti di lusso, con del verde, e soprattutto con parcheggi pertinenziali e di uso al quartiere. I prezzi, secondo i costruttori, dovrebbero aggirarsi attorno ai settemila euro al metro quadro, e si può quindi ipotizzare un ricavo di quasi il doppio rispetto al costo d´acquisto della struttura. Abitcoop è un´organizzazione - il presidente è Bruno Giontoni - che riunisce 53 cooperative di costruzioni in tutta la Liguria, e che ha realizzato, dal 1977 ad ora, circa seimila alloggi.
(m. p.)