CORONAVIRUS E COmucazioNAVIRUS’”

Tanto per stemperare un poco le tensioni e le paure di queste ultime settimane, mi metto a fare alcune semplici riflessioni di natura politico, psicologico, comunicativa.

In questi giorni di emergenza è come se si fosse creata una netta separazione tra due diversi modi di affrontare la vita al tempo del coronavirus: abbiamo tante persone che per ore e ore non hanno la possibilità di staccare un attimo da una camera d’ospedale, da una caserma, o da una centrale operativa ed abbiamo frotte di amministratori pubblici, o aspiranti tali che, sui social, “cazzeggiano h24”.

In questi giorni di quarantena forzata, abbiamo scoperto, di avere una classe dirigente locale in grado di spiegare, con dovizia di particolari, come risolvere virtualmente ognuno dei tanti problemi in cui ci dibattiamo quotidianamente.

– Abbiamo chi spiega alla gente cosa fare per difendersi dal coronavirus, “perché Lui, di farmaci e ricette, sì che se ne intende, novello Bertolaso in pectore!

– Abbiamo il rappresentante delle istituzioni che, dai quotidiani cartacei ed online, in una foto che ne esalta il profilo maschio e fiero, garantisce la massima attenzione sui temi del lavoro e che si batterà per non lasciare indietro nessuno: “nel frattempo, Lui, il lauto stipendio mensile sì che se lo becca tutti i mesi, mentre gli operai, bò, chissà, forse, ma chissenefrega!

– Abbiamo chi fa la voce grossa sui social e sui giornali perché una nave da crociera non dovrebbe attraccare in porto a causa del carico di persone, che potrebbero essere potenzialmente contagiate: “sarebbe meglio che se ne andasse altrove, anche se Savona è il terminal naturale di questa compagnia di navigazione, ben sapendo dall’inizio che tanto, alla fine, la nave rimarrà agli ormeggi per tutto il tempo che sarà necessario!”

– Abbiamo “chi critica l’attuale gestione regionale della sanità che ha smantellato il servizio pubblico ed abbiamo chi replica di averla rimodellata, sostituendola in parte con la sanità privata, in quanto gli altri, che lo avevano proceduto, a loro volta, avevano ridotto in macerie la sanità pubblica trasformandola in un carrozzone inefficiente e costoso!

– Abbiamo chi, nel periodo delle alluvioni del Novembre scorso, uno e trino, batteva ogni frana della provincia per dimostrare che la Regione Liguria c’è e che, ora, comodo comodo, da casetta, con la stessa enfasi, “lancia proclami sulla sanità che, fortunatamente è ancora in parte pubblica, ma che se fosse stato per la sua parte politica, in realtà avrebbe dovuto essere privatizzata ancora di più!

– Abbiamo infine una parte dei savonesi che, a parole, dispensa solidarietà a piene mani e poi, “che i passeggeri di una nave da crociera ancorata in porto se ne vadano pure da qualche altra parte che noi, qui, non li vogliamo! della serie: siamo una città che, a parole, si vanta di essere diventata turistica ed accogliente e che, appena può, però, chiude per paura i propri confini“.

Insomma, assistiamo ad un bailamme di parole e di mettersi in mostra da parte di chi è in attesa di giungere, il più rapidamente possibile, al momento in cui di coronavirus, speriamo, non ne sentiremo più parlare, per raccogliere i frutti dei proclami e dei saggi consigli lanciati in queste settimane.

Signori miei, la verità è che, secondo molti di costoro, dovrebbe iniziare un nuovo modo di fare politica, basato unicamente sulla capacità di muoversi velocemente con i social e con le video informazioni.

Se così fosse, assisteremmo all’evoluzione dai soliti “leoni da tastiera” ai futuri “soloni da tastiera”.

Costoro sono le punte avanzate di un esercito di tuttologi della fuffa, pronta a dimostrare a tutti che, loro, soprattutto nelle emergenze, sono sempre sul pezzo e che se, mandati a governare, con un clic ed un selfie sarebbero in grado di risolvere tutto.

Vorrebbero sostituire il caro e vecchio slogan del “portiamo la fantasia al potere“, con un più attuale “vogliamo la discrasia del potere“.

Per buona parte di costoro, in realtà l’unico obiettivo dichiarato è esclusivamente quello delle prossime, future scadenze, regionali, comunali, o nazionali che siano, coronavirus permettendo, con un unico motto, quello si, immutato: “il cuore è a sinistra, ma il portafogli è sempre a destra“.

Nel frattempo, per fortuna, nonostante tutti costoro, una moltitudine di persone normali e reali, opera, cura, trasporta, conforta, salva, accudisce e lavora TACENDO!

Ma questo, tra i vari aspetti positivi, è uno dei limiti della democrazia rappresentativa: un popolo ha solo, e sempre, quello che si merita

Riflessioni di un savonese

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