Colonie bergamasche – Maggioranza del Comune  di Celle Ligure attenta all’amico del giaguaro

Al Gruppo Consiliare di Maggioranza del Comune di Celle Ligure

Corre voce che in Comune siate tutti tranquilli e sicuri del vostro operato in merito alle Colonie Bergamasche. Un recente articolo del Secolo XIX sembra confermarlo e pertanto io mi chiedo se, davvero, siate così sprovveduti, o così ingenui, o così inadeguati, o altro ancora.

Si rischia per qualcosa, con più o meno onestà, voi rischiate per niente, o così credo e spero.

Tuttavia continuo a rimuginare sul fatto che non è possibile che non abbiate capito una cosa così semplice e più ci penso e meno mi convincete: avete scritto nell’ultima delibera di modifica della convenzione che, a causa di alcuni esposti, avete ritenuto di dover riconsiderare la questione e siete giunti alla conclusione di dover abbattere alcuni edifici minori senza ricostruirli. Evidentemente perché avete preso atto che l’aumento di volumi concesso è illegittimo; non può esserci altra ragione. D’altra parte, lo dice la norma di Piano Paesistico Regionale, lo dice il Piano Urbanistico Comunale, l’ha scritto la Regione nella verifica di congruenza del PUC e l’ha ancora scritto a firma dell’Assessore e del Presidente Toti proprio in riferimento alla Colonia Bergamasca di Celle Ligure! Siete in dieci: sarebbe fuori da ogni valutazione statistica che nessuno di voi l’abbia ancora capito. Tuttavia vogliamo brevemente riassumerlo? Il Piano Paesistico Regionale, sovraordinato rispetto alla normativa comunale, tassativamente vieta le nuove costruzioni nelle zone ID-CE come quella della Bergamasca (vieta anche l’alterazione delle costruzioni esistenti). Il Testo Unico per l’edilizia (D.P.R. 380/01) stabilisce che la demolizione e ricostruzione con aumento di volumi sia nuova costruzione; è invece ristrutturazione edilizia se fatta senza aumento di volumi. Qualsiasi geometra, ingegnere o architetto o avvocato lo può confermare. L’area Bergamasche è anche vincolata come bene ambientale e pertanto la demolizione con ricostruzione, per evitare di essere nuova costruzione, deve essere fatta a parità di volume, di sagoma e di sedime. Anche il Piano Comunale permette in tale sito solo la ristrutturazione: l’aumento di volumi è vietato da tutti i Piani.

Ora vi è stato fatto credere che la modifica alla convenzione metta a posto tutto. Intanto questo vorrebbe dire che prima non era a posto niente. E allora perché in tutto il tempo che ho sprecato a farvelo capire avete scrollato le spalle? Comunque anche adesso non è a posto niente! Ho di fronte a me l’allegato alla delibera: c’è scritto che tutte le demolizioni e ricostruzioni, esclusa quella del futuro albergo, avverranno con l’aumento di volume del 35 %. Il progetto approvato non l’avete minimamente modificato e prevede l’aumento di volume del 35 %. Sono tutte nuove costruzioni. È questo il problema! Anche se aveste compensato tutti gli aumenti con delle demolizioni a perdere (ma non l’avete fatto, perché ci sono ancora quasi 7.000 mc in più, quasi come l’Hotel Riviera) non avreste concluso niente. Le nuove costruzioni sono vietate.

Fra l’altro, essendo nuove costruzioni devono essere arretrate rispetto alla via Aurelia di 30 m e sono invece a 10 m. Questa, ad esempio, come pensate di risolverla?

Nell’articolo di martedì sul Secolo XIX è scritto che la distanza dalle strade è stata verificata; è anche scritto che non ci sarà alcun aumento di volumi ed io avrei letto male l’incartamento. Ma per una volta spiegate, per la miseria! È stata verificata con quali risultati? Quanto deve essere, secondo quale norma, e quanto è. Ho letto male, perché, cosa ho letto male, cosa c’è di diverso nell’incartamento? Non ci si deve comportare da fanfaroni. Dovremmo essere persone serie che discutono di un argomento molto serio. Citate leggi e normative e contenuti di documenti. Fate come faccio io.

La via Aurelia è stata identificata di tipo “C” (strada extraurbana secondaria – art. 2 C.d.S.) dal Compartimento A.N.A.S. con nota prot CGE-0008950-P del 30.06.2011 ai sensi dell’art. 2, comma 3, Codice della Strada.

Gli artt. 26 e 27 del Regolamento allegato al Titolo II, riferiti agli artt. 16 e 17 del Codice della Strada, stabiliscono che fuori dai centri abitati, in zone non di trasformazione (questa è zona di riqualificazione – ved. PUC art. 59) la distanza in rettilineo debba essere di 30 m ed in curva con raggio inferiore a 250 m, come nel caso, debba essere misurata, nella parte interna, dalla corda che unisce i punti iniziale e finale della curva – il che aumenta la distanza. In curva la vostra distanza è praticamente zero

Non ditemi che non avete capito nemmeno questa volta. Vi direi, ma ve lo direbbe (dirà) anche il Giudice, voi fate finta di non capire perché vi interessa così o perché siete obbligati, o perché non so; è escluso che siate così tonni da non capire. State commettendo un grosso errore: guardate indietro, per evitare le conseguenze del già fatto e non guardate avanti per prevedere cosa accadrà.

Ve lo dico io, ma aprite bene la mente: l’operazione che si sta compiendo è un piano di lottizzazione; è infatti convenzionato per dotare l’area di tutte le opere di urbanizzazione, delle quali è assolutamente priva. Voi dovrete al più presto dichiarare illegittimi la convenzione ed il permesso a costruire: il piano di lottizzazione diventa abusivo. A quel punto è obbligatorio operare secondo le indicazioni del DPR 380/01, art. 30, che dispone l’acquisizione delle aree lottizzate al patrimonio del Comune.

Non credo che l’Istituto Sostentamento del Clero e il Gruppo Spinelli mantengano o rafforzino la vostra amicizia: vi appenderanno per i piedi!

Ora, cari Amministratori cellesi, riunitevi, magari alla presenza di qualche esperto che non abbia proprio alcun rapporto con l’Amministrazione, e discutetene. Se qualcuno scrollerà ancora le spalle e con aria saputa dirà “figuratevi se dovremo acquisire l’area, figuratevi se non c’è la distanza dalla strada, figuratevi se c’è aumento di volumi” bene, quello è amico del giaguaro: allontanatelo, o meglio allontanatevi. L’armigero allampanato, piemontese, dell’armata brancaleone disse ai suoi spaventati commilitoni: “Una cosa est da facere: Scapumma” che a volte è la soluzione più saggia.

E non è finita qui.

  Luigi Bertoldi

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