Bombardier – Ripresa la produzione

Frecciarossa 1000 a Vado Ligure

Vado Ligure – Con l’allentarsi delle misure restrittive imposte dai vari DPCM per contenere la diffusione del corona virus, anche la Bombardier di Vado Ligure, la storica fabbrica di costruzioni ferroviarie, sembra stia ritornando al pieno regime produttivo.

Chi si dovesse affacciare dalle finestre dei palazzi prospicenti lo stabilimento o si trovasse a percorrere via Tecnomasio, noterà la presenza sui binari esterni allo stabilimento di un Frecciarossa 1000 probabilmente per effettuarvi delle operazioni di manutenzione o per adeguarlo alle nuove esigenze che richiede il mercato. Il treno veloce Frecciarossa 1000 è costruito dal consorzio formato da Hitachi Rail e Bombardier ed acquistato in numerosi esemplari da Trenitalia, la controllata del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane per il trasporto passeggeri.

L’ultima commessa di 14 treni del valore di 575milioni di euro che, nell’ambito del piano industriale del Gruppo Ferrovie dello stato Italiane, Trenitalia ha affidato al consorzio Bombardier-Hitachi, risale al giugno del 2019 (LEGGI).

Non bisogna dimenticare che nel corso di questi ultimi anni, con la liberalizzazione del mercato ferroviario europeo agli operatori dei paesi dell’Unione, per molte imprese ferroviarie è stata una opportunità per espandere il proprio business oltre i confini nazionali. In quest’ottica Trenitalia si è recentemente aggiudicata, tramite la sua partecipata spagnola ILSA, una gara per alcuni collegamenti ad alta velocità in Spagna. I servizi sulle reti iberiche verranno realizzati con i treni veloci di nuova generazione Frecciarossa 1000, per cui prevedibilmente saranno ordinati nuovi treni come riportato in un precedente articolo (LEGGI).

Inoltre, Trenitalia per rilanciare il turismo nazionale, duramente colpito dall’emergenza sanitaria ancora in corso, è intenzionata ad ampliare l’offerta degli spostamenti anche con l’utilizzo dei treni a marchio Frecciarossa (LEGGI).

Con la domanda di materiale rotabile per soddisfare queste nuove esigenze del mercato ferroviario, la “crisi” che ha interessato lo stabilimento Bombardier di Vado Ligure, a partire dal 2016, dovrebbe ora essere conclusa. “Crisi“che ha visto una procedura di mobilità incentivata per 104 lavoratori nel corso del 2016, oltre al ricorso agli ammortizzatori sociali conservativi per i successivi due anni, culminata con la cessione dell’ingegneria nel giugno 2019, alla società di servizi Segula con soli 83.340 euro di capitale sociale. Cessione probabilmente dettata da qualche strategia di tipo finanziario per continuare ad utilizzare le competenze dei tecnici ceduti, ma a più basso costo e messa in atto nonostante le ingenti risorse pubbliche degli ammortizzatori sociali a cui Bombardier ha fatto ricorso nel corso degli anni e le numerose commesse assegnate dai clienti istituzionali.

Ci chiediamo se i tranquilli sindacati metalmeccanici savonesi vista la congiuntura positiva che interessa il mercato ferroviario si stiano preoccupando di mettere in sicurezza l’occupazione del sito produttivo Bombardier di Vado Ligure, chiedendo precisi impegni negli investimenti per adeguare gli impianti alle nuove produzioni, tenuto conto che il comune di Vado Ligure è tra i beneficiari dei finanziamenti per l’area di crisi industriale complessa del savonese oltre ai finanziamenti che nel corso dei prossimi mesi verranno prevedibilmente stanziati per il rilancio economico a seguito della crisi economica determinata dall’emergenza sanitaria.

Non bisogna dimenticare che Bombardier sarebbe in fase di acquisizione da parte della francese Alstom, per cui anche per questo motivo, sarebbe necessario ottenere delle rassicurazioni, con impegni precisi di fronte alle istituzioni, sulla tenuta occupazione nel caso in cui il processo di fusione tra i due colossi ferroviari andasse a termine.

Andrea Mandraccia, segretario della FIOM Cgil di Savona, che in questi anni, a parole, ha sempre difeso a spada tratta lo stabilimento Bombardier di Vado Ligure, dal suo profilo Facebook sembra più interessato a scrivere editoriali sui fatti del teatrino della politica italiana, che ad occuparsi di vertenze aziendali, forse le ha già risolte tutte con successo o per il segretario Fiom le aziende metalmeccaniche savonesi sono ancora in lock-down.

Il sindaco di Vado Ligure, Monica Giuliano (area PD?, ma con frequentazioni sempre più assidue nel centrodestra) è notoriamente più interessata alle passerelle, che ai problemi occupazionali del comune che amministra, ricadente nell’area di crisi industriale complessa del savonese e non poteva sfuggirgli quella per la rimozione dei nastri trasportatori degli ex impianti a carbone della centrale Tirreno Power.

Le dichiarazioni rilasciate dalla Giuliano sono, come sempre, di notevole modestia e sobrietà «oggi laddove in molte realtà italiane l’industria ha lasciato il posto alla desertificazione produttiva, qui a Vado sono state gettate negli ultimi 10 anni le fondamenta di un nuovo modello industriale. Attraverso un rinnovamento non solo nei modelli produttivi ma anche nella riconversione di spazi pubblici e privati» (La Stampa 23 giugno 2020)

Probabilmente la Giuliano dimentica che in questi ultimi 10 anni a Vado Ligure hanno chiuso numerose attività come la OCV, le Officine Vadesi, la Nuova Isoltermica, più recentemente la storica Freccero Giuseppe Costruzioni, oltre alla cessazione degli impianti a carbone della Tirreno Power, con la perdita di centinaia di posti di lavoro, anche qualificati. Inoltre, incombe ancora l’incertezza per la sorte della Sanac, azienda che produce refrattari per la siderurgia e ruota nell’orbita dell’ex ILVA-Arcelor Mittal. Ci chiediamo se la riconversione degli spazi pubblici e privati a cui allude la Giuliano compensino le perdite occupazionali e produttive di cui si è brevemente accennato.

Con l’avvicinarsi delle elezioni regionali politica e sindacati savonesi sono già in fibrillazione per riuscire a piazzare i nomi dei propri sodali nelle varie liste, le passerelle saranno all’ordine del giorno e le crisi aziendali dovranno attendere tempi migliori.

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