Area di crisi complessa – La ripresa si espande robusta

Area di crisi complessa – La ripresa si espande robusta

Secondo l’Huffington Post italia del 6 febbraio 2018, con disoccupazione generale al 10,8%, quella giovanile al 32,2%, un tasso di inattività salito al 34,8% e la riforma del mercato del lavoro, il renziano Job Act, che non è riuscita a dare un impulso ai contratti a “tempo indeterminato, “l’Italia è un Paese dove lavorare di più è imprescindibile”.

Teoria abbastanza fantasiosa quella del “lavorare di più”, chiunque potrà ben capire che se la disoccupazione è dovuta alla mancanza di lavoro, se chi già lavora dovesse lavorare ancora di più, la disoccupazione, ragionevolmente, non potrà che aumentare.

Chi eventualmente dovrebbe lavorare di più, sarebbe la classe dirigente (stracciona) …
italiana che dovrebbe operare per attuare, delle politiche tali da favorire una maggiore qualità delle produzioni italiane per renderle più attraenti sui mercati internazionali, rilanciando quindi le esportazioni, la maggiore domanda di produzione potrà essere di aiuto al rilancio dell’occupazione e ragionevolmente se ne avvantaggerebbero anche i consumi interni.

Le nostre classi politica ed imprenditoriale cialtrone per risparmiare su investimenti in produzioni di maggiore qualità e valore aggiunto, non potendo svalutare la moneta, hanno scelto di abbattere il costo del lavoro togliendo diritti ai lavoratori aumentando la precarietà ed introducendo strumenti fantasiosi al posto degli aumenti retributivi. Complice anche una classe sindacale chiacchierona, che poco o nulla ha fatto per contrastare queste misure di contrazione del reddito e dei diritti. Non è anche da escludere che la rinuncia alle rivendicazioni salariali e contrattuali da parte dei sindacati italiani, sia una delle cause della diminuzione della produttività e competitività delle nostre imprese, visto che il padronato in mancanza di rivendicazioni salariali, non è incentivato agli investimenti mirati a migliorare la produttività e la qualità delle produzioni.

Nel caso dei metalmeccanici, si è voluto addirittura favorire questi meccanismi di svendita del lavoro con l’introduzione dei buoni spesa del welfare aziendale, al posto degli aumenti in busta paga. Gli aumenti retributivi sono stati sostituiti da voucher da spendere, entro tempi prestabiliti, in un supermercato o in un distributore di carburante predefinito o in una struttura convenzionata con l’erogante del buono, i nostri valenti sindacalisti vorrebbero farci tornare alla società del baratto.

Analogo discorso per l’adeguamento delle retribuzioni dei dipendenti pubblici, bloccate dal 2010, si è dovuto attendere il 2018 per il rinnovo del contratto, peraltro con riconoscimento solo parziale degli arretrati degli anni in cui il contratto era bloccato.

La contrazione del reddito, a cui abbiamo assistito in questi anni di crisi, dovuta ad una crescita troppo bassa dei salari o nel caso peggiore alla perdita del lavoro, sicuramente è una delle cause che ha accentuato la stagnazione dei consumi. Interessante questa applicazione pubblicata su La Repubblica per verificare se la propria retribuzione è in linea con i valori medi del mercato. (VAI)

Sul fatto che i salari siano troppo bassi per garantire il raggiungimento degli obiettivi di crescita, produzione ed inflazione è più volte intervenuto il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi. «Nonostante i progressi, sui salari non ci siamo» è quanto dichiarato da Draghi in occasione degli «Annual meetings» del Fondo Monetario Internazionale a Washington. (Corriere della Sera 13 ottobre 2017)

I progressi a cui Mario Draghi faceva riferimento, non si sono sicuramente registrati in Italia.

 
Manifestazione IG Metall

I lavoratori metalmeccanici tedeschi guidati dalla IG Metall, il potente sindacato di categoria che rappresenta circa 2,2milioni di lavoratori sui 3,9milioni del settore, hanno quindi preso al balzo le parole del presidente della BCE. La Reuters del 2 febbraio 2018 titola “Germania, terzo giorno di sciopero per i metalmeccanici. Al termine degli scioperi e delle contrattazioni i sindacati tedeschi hanno ottenuto aumenti sulle retribuzioni del 4,3% su 27 mesi, più diversi altri benefici, come riduzioni di orario ed ulteriori importi fissi erogati nei mesi successivi all’entrata in vigore del nuovo contratto. Importi fissi che avvantaggeranno maggiormente i lavoratori con salari più bassi. Considerando gli aumenti salariali e tutti i benefici, gli industriali tedeschi lamenterebbero un costo del 7,7% sul periodo di vigenza del contratto.

In ambito savonese, almeno per i lavoratori salariati, la tenuta del reddito sembra, al momento, ancora un miraggio.

Secondo il sito di informazione economica SavonaUno per l’edilizia in Liguria i segni sembrerebbero essere tutti negativi, la provincia di Savona non si discosterebbe dalla tendenza regionale. I dati del 2017 indicherebbero una diminuzione, rispetto al 2016, di 33 imprese con dipendenti. Rispetto al 2007, anno di inizio della crisi, le imprese si sarebbero più che dimezzate, passando dalle 998 imprese del 2007 alle 464 del 2017. (SavonaUno 28 marzo 2018)

La crisi dell’edilizia è confermata anche su La Stampa del 28 marzo 2018, dove viene riportato del fallimento della società OiKos s.r.l. operante nel settore edile. L’articolo mette inoltre in evidenza che da inizio anno il Tribunale di Savona avrebbe decretato già otto fallimenti. Oltre all’edilizia bisogna ricordare lo stato di pre fallimento della catena di negozi a marchio Trony, che nelle filiali di Vado Ligure ed Albenga occupa 35 lavoratori. Per i fallimenti e le crisi delle grandi catene di distribuzione una delle cause è rappresentata dalla concorrenza sempre più spietata per accaparrarsi quote di mercato. Concorrenza pagata alla fine dai lavoratori i quali si vedono ridurre stipendi e diritti, aumentare le ore di lavoro, per consentire alle catene di distribuzione di abbattere i costi di gestione e garantire contestualmente lauti dividendi agli azionisti.

Anche il turismo ligure, secondo i dati non definitivi diffusi dall’Osservatorio Turistico Regionale, per il mese di gennaio 2018 registrerebbe una flessione rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Il mese di gennaio non è il mese turistico per eccellenza ma comprende comunque le festività natalizie di inizio anno. La provincia di Savona, in questo mese avrebbe registrato un calo di presenze di quasi il 13% sull’anno precedente (SavonaUno 27 marzo 2018)

Il calo registrato nelle presenze turistiche può essere messo in relazione alla buona stagione sciistica dovuta alle abbondanti nevicate di quest’anno, unita ad un inverno con condizioni meteorologiche non favorevoli ai soggiorni in riviera. Questo dimostra che il turismo, essendo tra l’altro legato alle condizioni climatiche, presenta notevoli incertezze nel poter garantire posti di lavoro stabili e di qualità.

L’industria savonese continua a presentare diverse criticità. Solo pochi giorni prima delle elezioni del 4 marzo, in piena campagna elettorale, in vista della firma dell’accordo di programma per l’area di crisi complessa si sono avuti diversi battibecchi tra i vari esponenti politici che amministrano gli enti locali.

 
Monica Giuliano

Monica Giuliano (PD), presidente della Provincia di Savona, nonché sindaco di Vado Ligure, con molta modestia autocelebrava il proprio lavoro “La spinta principale è arrivata dai sindaci di questo territorio e da una Provincia, composta da questi sindaci che hanno chiesto con forza che venisse decretata quest’area di crisi complessa. Devo dire che rispetto a sessanta milioni presenti in tutta Italia su tutte le aree di crisi aperte, per la provincia di Savona sia un successo averne portati a casa venti. Credo che sia un grande risultato” ed ancora “Il lavoro che stiamo facendo traguarda i 10/15 anni prossimi”. (SavonaNews 19 febbraio 2018)

Per la Giuliano i disoccupati savonesi dovranno aver pazienza di traguardare i prossimi 10/15 anni, auguriamoci coperti dalla cassa integrazione, o meglio col reddito di cittadinanza, che oggi va più di moda.

Alla Giuliano rispondono il presidente della regione Liguria Giovanni Toti (Forza Italia) e l’assessore regionale allo Sviluppo economico Edoardo Rixi (Lega di Salvini) “Le dichiarazioni dei candidati savonesi del Pd sono un imbarazzante tentativo di accaparrarsi un risultato della Regione Liguria, ottenuto dopo un lavoro di mesi, che ha visto coinvolti, oltre ai nostri uffici, i sindacati, l’autorità di sistema portuale, gli enti locali e le associazioni di categoria. Le risorse messe a disposizione dal Mise sono il frutto di un dialogo serrato con il ministero: in un anno e mezzo di lavoro non ci risulta che certi onorevoli savonesi del Pd si siano uniti nel fare fronte comune con noi” (SavonaNews 20 febbraio 2018)

 
Rixi – Bellanova – Giuliano

Dopo le varie schermaglie elettorali per contendersi meriti e luogo (provincia o regione) della firma dell’accordo di programma, tutto finirà a tarallucci e vino il 28 febbraio con la firma “definitiva” presso il Ministero dello sviluppo economico, alla presenza del viceministro on. Teresa Bellanova (PD – ex CGIL).

Passate le elezioni, il neosegretario provinciale della Cgil, Andrea Pasa lancia un drammatico richiamo sul fatto che manchino ancora dei decreti attuativi affinché vengano sbloccati i fondi degli ammortizzatori sociali per quei comuni che hanno ottenuto il riconoscimento di area di crisi industriale complessa. “Noi, insieme a Cisl e Uil e tutte le associazioni datoriali, abbiamo sottoscritto lo scorso settembre e al febbraio di quest’anno gli accordi per garantire questa proroga. Sono passati sei mesi, ma l’iter burocratico non è ancora concluso. I lavoratori non hanno percepito nulla: alcuni di questi sono addirittura senza reddito da metà dello scorso anno. Una situazione insostenibile” è quanto dichiarato da Pasa al Secolo XIX. (LEGGI)

 
Andrea Pasa

Sicuramente Pasa, da funzionario della CGIL, non è rimasto senza reddito, ad esserci rimasti sono eventualmente i lavoratori da lui rappresentati. Ci si domanda come mai la CGIL savonese abbia lanciato solo il 30 marzo questo concitato appello, se la criticità sui pagamenti permaneva da almeno 6 mesi se non oltre.

Comunque, Pasa pur avendo dichiarato in occasione della sua nomina, di essere uno dei pochi a non aver mai avuto tessere di partito, ha ricevuto molti messaggi di auguri da diversi esponenti del PD savonese e ligure. Se durante la lunga campagna elettorale la CGIL savonese non ha voluto “disturbare” il partito che nelle varie declinazioni anche trasformiste (PCI-PDS-DS-PD-PdR) è stato riferimento storico per quel sindacato, con le ultime dichiarazioni, la CGIL savonese avvalorerebbe la tesi di Toti e Rixi sul fatto che l’iter dell’area di crisi complessa abbia avuto una qualche accelerazione per favorire i candidati del PD -PdR. Non riuscendo a condurre una politica del lavoro autonoma, in mancanza dei tradizionali riferimenti politici, è necessario cercane altri.

Altra beffa per i lavoratori savonesi è quella della Asset Water Technology di Altare che sembrerebbe intenzionata a trasferire il proprio stabilimento in provincia di Varese, pur essendo il comune di Altare compreso tra quelli che potranno beneficiare dei fondi per l’area di crisi complessa. Evidentemente il traguardo dei 10/15 anni prossimi, prospettato dalla Giuliano, non è compatibile con gli orizzonti temporali degli investimenti della Asset. “La partita non è persa” tuona il neosegretario CGIL Pasa. Anche per la vertenza Asset, la CGIL savonese dimostra di giocare tutta in attacco, lanciando abilmente la palla alla regione Liguria domandandogli di farsi tramite verso il Ministero dello sviluppo economico di ancorare l’azienda in Valle.

 
Edoardo Rixi – Giovanni Toti

Il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, commentando i dati occupazionali liguri per l’anno 2017 recentemente diffusi dall’ISTAT che registrano la perdita 6.469 occupati rispetto al 2016, afferma tra l’altro che “le partite Iva aperte in questa regione sono state più di quelle chiuse” ed ancora che “il calo degli occupati è tendenzialmente legato al calo demografico che ha investito la nostra regione”. Bisogna però notare che spesso dietro alle partite IVA, vi sono dei lavoratori fuoriusciti da impieghi dipendenti qualificati, che hanno accettato posti di lavoro poco produttivi, di bassa qualità e poco remunerati, mentre il calo demografico, dovuto all’invecchiamento, è sicuramente un ulteriore fattore di diminuzione della produttività.

I lavoratori di Asset possono quindi stare tranquilli, in caso di pareggio o sconfitta della loro partita, si vedrà in qualche modo di farli rientrare nelle statistiche del calo demografico o potranno comunque sempre aprirsi una partita IVA per un agriturismo in Valle.

Nel caso della vertenza della Bombardier di Vado Ligure, si è sempre in attesa di un incontro presso il Ministero dello sviluppo economico. (LEGGI)

Mentre i lavoratori della Bombardier di Vado Ligure vengono mantenuti calmi dai sindacati savonesi, bisogna notare che nello stabilimento Bombardier di Bruges (Belgio) vengono messe in campo forme di lotta per opporsi alla delocalizzazione delle produzioni e relativa perdita di lavoro e reddito, mobilitazioni lontane da quelle dei lavoratori tedeschi dell’IG Metall, ma comunque meglio di niente.(LEGGI)

I lavoratori della Piaggio Aerospace in cassa integrazione, sembrano al momento essere stati risparmiati dalla procedura di licenziamento collettivo che li avrebbe dovuti riguardare, allo scadere dell’ammortizzatore sociale, forse più per gentile intercessione dei garanti istituzionali dell’“Accordo del 10 giugno 2014”, ora rappresentati dal Ministro dello sviluppo economico uscente Carlo Calenda (da poco PD) e dal presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, che per aver condotto una qualche forma di lotta per contrastarlo.

Probabilmente altri 114 lavoratori, tutti di un colpo, era difficoltoso farli rientrare sia nelle statistiche del calo demografico che trovargli occupazione con una partita IVA.

Secondo quanto riportato sui mezzi di informazione locale, nell’accordo che ha trasformato i licenziamenti collettivi in esodi volontari, bisogna evidenziare il fatto che sono presenti diversi scaglioni nelle indennità di fuoriuscita, con notevole differenza di trattamento tra il primo e l’ultimo scaglione: 30 mensilità per chi aderisce entro il 20 aprile 2018 per un massimo di 50 lavoratori; 24 mensilità entro il 20 maggio per un massimo di 35 lavoratori; 18 mensilità entro il 20 giugno per un massimo di 18 lavoratori; 12 mensilità entro il 18 luglio per un massimo di 11 lavoratori. Ciò di fatto mette i lavoratori di Piaggio in competizione gli uni contro gli altri, per accaparrarsi lo scaglione migliore, ma evidentemente per i sindacati savonesi la priorità era quella di favorire le fuoriuscite nel più breve tempo possibile, assecondando quindi il volere dell’azienda.

A tale riguardo, seppur in condizioni differenti, bisogna notare che a causa di una diminuzione nelle commesse, i lavoratori di Ansaldo Energia sono riusciti ad ottenere un accordo di riduzione dell’orario di lavoro che riguarda allo stesso modo tutti i lavoratori, sia quelli interni che i consulenti esterni magari a partita IVA. In questo modo si sono distribuiti i sacrifici equamente tra tutti i lavoratori, evitando di metterli in competizione tra di loro in un momento di difficoltà comune, preservando il reddito di quelli meno tutelati. (LEGGI)

 

Giovanni Toti

“Abbiamo dimostrato di saper mantenere le promesse”, se i dati occupazionali annunciati dal presidente della regione Liguria Giovanni Toti subito prima delle elezioni erano tutti positivi con 30.000 posti di lavoro in più nel biennio 2016-2017 (LEGGI), poco più di un mese dopo, ad elezioni passate, questi posti di lavoro sembrano essersi ridotti, in un anno, di oltre seimila unità. (LEGGI)

I lavoratori per non cadere vittima di contese politiche di basso profilo, che poco hanno a che vedere con quelli che sono i propri interessi, ed attuare delle politiche efficaci a difesa dei posti di lavoro e del reddito, l’unica via non può che essere un sindacato di respiro europeo che conduca politiche del lavoro autonome dal teatrino della politica nazionale in perenne agitazione per accaparrarsi una manciata di voti in più.

 

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