Albisola e il caro affitti

Da sinistra: Vaccarezza, Toti, Scarponi e Ottonello

Il dado ormai è tratto. La “polemica”, se di fatto così la si può chiamare, è per così dire scoppiata nei giorni scorsi. In realtà si tratta di una vera e propria analisi della realtà commerciale albisolese e del savonese in generale. Il caro affitti è la ciliegina sulla torta di una crisi economica che sembra non conoscere fine e che il comparto del terziario e del commercio al dettaglio soffre più di qualunque altro settore. I mutamenti sociali repentini, le abitudini e la contrazione dei consumi hanno modificato irrimediabilmente i modi di acquisto e di fruizione di beni. La concorrenza oggi corre on-line su Amazon e affini. Ma anche i beni di consumo alimentare subiscono la crisi insieme a bar e attività di ristorazione in genere.

“I consumatori stanno ben attenti dove e come spendere i propri soldi: basti guardare al successo delle piattaforme di e-commerce le quali propongono scontistiche che il commerciante fisicamente non è in grado di proporre per tutta una serie di costi di gestione ai quali deve fare fronte giornalmente: spese energetiche, fornitori, dipendenti, sono solo le principali tra le voci Costi variabili. La vera mazzata però in questi anni lo ha dato l’affitto, che va alla voce costi fissi. Se prima della crisi la prima settimana di incassi era quella che serviva per pagare l’affitto del locale ora i giorni necessari a coprire questa spesa sono aumentati.”

La crisi, che sembra essere diventata un’entità, ha scremato il mercato in modo quasi scientifico, quasi una selezione della specie. Comprensibile l’aumento delle tasse e il ritocco delle rendite catastali e quindi dell’Imu a carico dei locatori, incomprensibile il giochino che molti di loro hanno ritorto nei confronti dei loro locatori, ovvero mantenere gli affitti ai prezzi pre-crisi ed in taluni casi addirittura aumentarli ingiustificatamente fin quasi a raddoppiarli. Spesso la giustificazione addotta dai proprietari è che l’Imu di un locale C1 è assai più cara delle altre categorie catastali. Quindi comodamente un locale che fino a 10 anni fa pagava un affitto da 1000 euro al mese oggi si è visto aumenti di 6-700 € su base mensile. In un momento storico in cui gli indici Istat sono stati addirittura in calo…il (rin)caro affitti non può essere giustificato da una tassa come l’Imu. Un proprietario di immobili le tasse le paga a fronte di quanto percepisce come canone su base annuale. Certo la differenza tra guadagnare 12.000 euro e 19.000 è tanta. Ma sono anche tanti anche 7.000 in più che deve sborsare un onesto commerciante affittuario al proprietario dell’immobile. E il caro vita non è stato certo un aiuto sotto questo punto di vista. “Il sistema non ha visto aumenti salariali importanti e la catena sociale si è inceppata.

Albisola è un paesino di poco più di 10mila abitanti con vocazione turistica ma prettamente estiva. E oggi è difficile ipotizzare di coprire le spese su base annuale con solo 3-4 mesi di buon lavoro. Stiamo assistendo allo sfibramento del tessuto sociale a causa dell’effetto domino delle chiusure degli esercizi commerciali. Spesso molti, soprattutto se giovani, poco esperti e con “la coperta corta”, desistono dall’avventurarsi in attività a forte rischio di impresa. La piccola media impresa su cui si fondava la classe media italiana ormai è in corto circuito. Certo l’inadeguata preparazione imprenditoriale di alcuni ha decretato la repentina chiusura. Ma Albisola non ha il Colosseo, la Tour Eiffel o le Piramidi. Ha il mare e la sua bellezza paesaggistica. Se i commercianti chiudono inevitabilmente avremo due tipi di ripercussioni: turistica, con una conseguente perdita di attrattività, e sociale perché la stessa cittadinanza perde servizi basilari.”

Centri commerciali e outlet, liberalizzazione degli orari e licenze, hanno da una parte ampliato l’offerta per il consumatore. Ma il piccolo commerciante indipendente fatica a star dietro ai grandi marchi e alla grande distribuzione. Così abbiamo assistito ad aperture di grandi bazar multi etnici con prodotti spesso di dubbia provenienza e non certificati a norma CE, e comunque ad un impoverimento generale della qualità proposta proprio in virtù del caro vita. “Se questo discorso ha una sua logica quindi ci chiediamo perché i prezzi degli affitti continuino a rimanere su livelli pre-crisi di 11 anni fa o peggio ancora aumentare ingiustificatamente. I proprietari devono rendersi conto che è la comunità intera a rimetterci. Ci sono molti commercianti onesti pagatori, puntuali, con buoni progetti ai quali si chiedono prezzi eccessivi, e allora piuttosto si preferisce lasciare lo spazio sfitto o ad aperture di fast food etnici o di bigiotteria d’importazione di scarsa qualità.

Se il centro storico di Savona soffre la vicina Albisola non sta meglio. “Abbiamo zone commerciali della città che stanno letteralmente morendo a causa del caro affitti. Via Colombo a piano strada dovrebbe avere negozi e uffici e spesso troviamo appartamenti ad uso “turistico”, o magazzini di stabilimenti balneari, o peggio ancora fondi con cartelli affittasi e vendesi, alcuni dei quali da anni.

Ma ancor più emblematiche sono le zone di via IV Novembre, la storica via di accesso al mare, e soprattutto Piazza Dante. Nella piazzetta poi la “moria” di attività commerciali è a livelli allarmanti. Si contano ben 6 locali sfitti su 8 di cui 5 hanno chiuso negli ultimi 2 anni. “Se i “grandi proprietari” albisolesi è ciò che vogliono per la loro cittadina lo dicano e ce ne faremo tutti una ragione! Lamentano che non riescono ad affittare o che trovano affituari poco seri che dopo poco non pagano? Abbassino le richieste e avranno la coda di potenziali locatari puntuali nei pagamenti.”

La potenzialità economica è misurabile sul numero di presenze e di abitanti. E certamente Albisola per bella che sia non ha la potenzialità economica di Milano con 1.2 milioni di abitanti… eppure abbiamo affitti paragonabili alle grandi città in proporzione. Così perde la cittadina interamente. E non è sempre colpa di amministrazioni o associazioni che non fanno nulla. Qui parliamo proprio di mancanza di interesse nei confronti del prossimo e della comunità in generale. Aspettare la rendita fissa a fine mese è semplice ma qualcun altro deve produrlo quel denaro. Senza contare le perdite delle amministrazioni sui contributi versati dalle attività commerciali che non aprono o che chiudono, quali spazzatura, suolo pubblico, insegne pubbliche.

Noi come Ascom insieme con l’amministrazione ci poniamo in termini si intermediari tra proprietari di immobili e potenziali imprenditori. Certo che ognuno con la sua proprietà nei limiti di legge fa ciò che vuole e attribuisce il valore che vuole a ciò che è suo. Ma questa non è nè una logica commerciale né tanto meno etica e corretta. Così perdono tutti insieme: i locatori che non incassano, i locatari che non subentrano e quindi non aprono attività, la comunità che non gode di beni, i turisti che non trovano nulla di attrattivo e le amministrazioni che non incassano le previste imposte”

Ognuno deve fare la sua parte. Viceversa assisteremo al lento ed inesorabile declino del commercio, con la chiusura progressiva di tutti li esercizi di vicinato con le conseguenti mancanze di servizi e di rapporti umani tra commercianti e cittadini e anche turisti.

L’Opinione dell’assessore Ottonello

“La nostra Amministrazione, sin dalla prima legislatura, ha deciso di elevare e applicare il massimo possibile dell’aliquota IMU agli immobili sfitti al 10,6 per mille. Questa scelta politica voleva essere un deterrente per quei proprietari di immobili (locali commerciali nello specifico) affinché non li lasciassero vuoti ma incentivassero imprenditori ed esercenti ad aprire con facilità nuove attività commerciali in città. Questo sarebbe già stato un risultato se non fosse che molti di questi hanno continuato a chiedere canoni di locazione anacronistici e fuori portata rispetto ai tempi in cui ci troviamo, dopo una crisi economica generale che non ha risparmiato neppure il tessuto economico albisolese e che, proprio in questi casi, necessitava di stimoli ed incentivi da parte di tutte i soggetti coinvolti: privati, amministrazioni, associazioni di categoria. E così ci ritroviamo zone centrali della città (Via Colombo, via IV Novembre, piazza Dante) che si sono spente, dove hanno tirato giù tutte, o quasi, le saracinesche a causa di richieste di affitto esorbitanti. L’appello che mi sento di rivolgere ai proprietari di immobili è quello di contribuire a far ripartire la micro economia del settore terziario albisolese. Solo in questo modo si può ripartire (e giovarne) tutti insieme.”

Gabriele Scarponi Presidente Ascom di Albisola e Luca Ottonello  (Assessore della Giunta Orsi)

Condividi:
0

Lascia un commento