L'opinione dell'EUROSCETTICO

 

DAME, CAVALIERI E PALADINI

 

di FRANCO IVALDO *

Sia consentito ad un vecchio giornalista di esprimere una sommessa, opinione strettamente individuale, che non impegna in nulla l'organo d'informazione ospitante, sia esso on-line o carta stampata. Opinione su che cosa ? Su una vicenda che ci affligge ormai da parecchio tempo (troppo) e che ha assunto contorni davvero paradossali. Vicenda, con seguito interminabile di polemiche rabbiose, che, in ultima analisi, non giova al nostro Paese sotto il profilo dell'immagine internazionale, né all'interesse generale  e ci colloca - soprattutto all'interno della realtà europea - tra le nazioni a tradizione boccaccesca ormai consolidata, risibili e poco affidabili, procacciatori inesauribili di pochades a sfondo erotico- sentimentaloide.
Insomma, la solita Italia ed i soliti italiani, come dicono all'estero. Che si fa e che si fanno male da soli, aggiungiamo noi. Perché guardate che è così: in Europa, nel mondo, siamo abituati a remarci contro. E lo sanno; altroché se lo sanno. Non risale a ieri la bella abitudine contratta dagli abitanti del Bel Paese. Sia che si trovino all'estero o inter moenia.

La vicenda è quella che si può chiamare semplicemente "dissapori coniugali nel matrimonio tra Veronica Lario e Silvio Berlusconi".

Tutto cominciò, se la memoria non mi inganna, con una lettera aperta della signora Berlusconi ad Ezio Mauro, Direttore de "La Repubblica".

Si trattò, allora,dello sfogo di una signora che invocava "rispetto della propria dignità" di sposa e di madre. La lettera venne pubblicata in prima pagina. Tutto finì lì. Con la risposta del Cavaliere: "Nulla mi è più caro, Veronica, della tua dignità".

Ma il fuoco covava sotto la cenere e l' affaire (poiché di affaire ormai si tratta) doveva riesplodere con toni esasperati e veementi, coinvolgendo tutti: governo, maggioranza, opposizione, elettori ed elettrici, autorità ecclesiastiche, magistratura, quarto potere, opinione pubblica europea, per non dire mondiale.

Eccessivo, a dir poco,  per una causa di divorzio, all'origine della buriana, ma l' abbiamo ogni giorno sotto gli occhi e sulle colonne dei nostri più accreditati mezzi d'informazione.

Forse, Ezio Mauro, avrebbe dovuto - fin dall'inizio - tener conto di un vecchio adagio contadino (lui che è piemontese ai proverbi popolari dovrebbe dare ascolto) il quale sugerisce: "Tra moglie e marito non mettere il dito!"

Ma trattandosi di un premier  e di una first lady - obietterà qualcuno - un proverbiaccio, così italico e terra a terra, non contava nulla. Non poteva contare. Nessuno ha diritto alla privacy quando siede nella Sala Ovale della Casa Bianca  (Clinton docet) oppure al n.10 di Downing Street o, più semplicemente a Palazzo Chigi. L' establishment  non ha diritto alla privacy.

Questione di diritto e di giurisprudenza, dibattuta ed irrisolta.

Benissimo. E allora avanti con le 10 domande quotidiane, con le repliche, controrepliche, le rivelazioni, la malinconica rottura di vecchie amicizie (Berlusconi- Guzzanti ), le difese di ufficio, paladini più realisti del re, ai distinguo, ai mi dissocio dell'ultim'ora, all'oltranzismo, il  tutto condito dal rinascere di anticlericalismo che si riteneva estinto (la Padania e la revisione del Concordato) il  "mi dissocio" di Umberto Bossi,

lo scontro Il Giornale- L'Avvenire." voluto dal paladino Feltri. Il "mi dissocio" di Berlusconi.

Semplice "gossip" come pretendeva, sin dai primi giorni, Paolo Bonaiuti portavoce del premier, o qualcosa di peggio, di molto peggio: affare di Stato.

Decidete voi, in libera anima e coscienza.

Ma, visto che in una democrazia, l'ultima parola spetta sempre al popolo, prima di dare risposte definitive consideriamo alcuni risvolti della vicenda, da tutti i punti di vista da diverse angolazioni e senza pregiudizi di sorta, senza partito preso, non certo per fare del cerchiobottismo o di ogni erba un fascio ma più semplicemente per riportare la questione in una sfera più realistica e - se possibile - darle una soluzione meno traumatica per le sorti comuni soprattutto - insisto - agli occhi dell'Europa.

Comincerei proprio da qui: dalle ripercussioni in Europa.

Berlusconi ha querelato, assieme a La Repubblica, lo spagnolo El Pais , il francese Nouvel Observateur e un quotidiano inglese.

Orbene, un altro proverbio disatteso da parte della Sinistra italiana è forse questo: "I panni sporchi si lavano in famiglia."

C'era proprio bisogno di attivarsi per sollevare l'opinione pubblica europea nella crociata anti-berlusconiana ?

Non si venga a dire che ciascun giornale europeo si interessa a ciò che gli pare, invocando la libertà di stampa, in quanto i buoni rapporti, a livello europeo, tra i giornali appartenenti alla Sinistra sono ben noti. Sono stati sapientemente utilizzati, in modo determinato e concertato.
Inutile negarlo. Ha giovato all'immagine dell'Italia questo impoverimento dell'immagine del presidente del Consiglio ?
Questo è un interrogativo che è bene porsi, e che la Sinistra farebbe bene a porsi. Tutto qui.
Quanto alla questione morale, non ci pare che gli odierni dragoni di virtù abbiano sfoggiato nel corso degli anni un comportamento così esemplare ed ineccepibile da pretendere alla censura preventiva del comportamento del signore del castello e delle sue cortigiane.
Il feudalesimo è tramontato, ma si è tenuto abbassato il ponte levatoio alle incursioni esterne della maldicenza, della calunnia, della diffamazione pura e semplice
E ciò che è concesso ad un suddito dev'essere consentito anche al principe: tutelare (se può) la propria immagine personale contro le diffamazioni dei troubadours , improvvisati censori del buon costume, implacabili giudici di un'Inquisizione laica, la quale -ammettiamolo - ha passato il segno. Per richiedere comportamenti irreprensibili, occorre essere stati irreprensibili per tutta la vita.
I custodi della sacralità delle istituzioni lo sono stati ? Sempre ? Nessun peccatuccio da confessare, prima del compromesso storico, prima del patto segreto tra Peppone e Don Camillo ?
Maggiore moderazione. E' esagerato pretenderla ?
Non dimentichiamoci che il Castello è assediato da una crisi economica profonda, da incertezze tutt'altro che fugate, da problemi gravi e pesanti irrisolti in tutti gli aspetti della vita della gente comune, la quale s'interessa ( o dovrebbe interessarsi) a ben altre questioni.


Volete proprio sapere quali ? Ma siete innegabilmente curiosi.

Ebbene, diciamo,  tanto per fare un esempio, problemi quali crisi economica, disoccupazione, recessione, fallimenti a catena di imprese con relativi licenziamenti, mala sanità, trasporti da Medio Evo, comportamento scorretto delle holdings, strapotere fottuto delle multinazionali, ricchi  sempre più a braccetto dei poteri forti, poveri sempre più affidati a  poteri deboli, irrimediabilmente , senza  speranze di uscire dal limbo di una crisi che si prolunga negli anni e caratterizza l'arco di un'intera vita, giovani senza reali prospettive, immigrazione caotica fuori controllo, impauperimento progressivo di intere classi sociali, classi medie comprese.

Vi basta ?

Insomma, è anche giusto prendersi qualche diversivo di carattere mondano riferito alla vita dei Vip. Gossip mediatico. Ma la vicenda dell'estate dei veleni, non è un diversivo. Detto brutalmente, ha rotto ormai le scatole a tutti. Sussurri e grida, insinuazioni e smentite, affermazioni e rettifiche
.
E chi se ne frega!

Il Cavaliere si  è fatto chiamare Papi. Enbé ? La sua pupilla aveva diciotto anni. Ce l'hanno detto e ridetto.

La Repubblica, trasformatasi in Novella Duemila non la finiva più. Pareva un disco rotto. Dieci domande al presidente del Consiglio.

Ma le avete lette ? Dico, le avete lette ? Non sembravano domande. Ignoro se possano definirsi diffamatorie, ma tendenziose lo sono di certo.

E' come se io dessi dell'omossessuale a qualcuno e questo qualcuno mi rispondesse: "Non è vero. E' una calunnia!"

Allora, io - di rimando - gli spedissi a casa un bel formulario con dieci domande di questo tipo: "Ma è vero o non è vero che se ne andava a braccetto con un tizio. Chi era quel tizio, un semplice amico o un diciottenne che la chiamava Papi ? Eppoi, già che ci siamo, lei gli uomini come li preferisce: coi capelli neri, biondi o rossicci ? Dica la verità: è mai stato con un ragazzo di vita ? Cosa faceva con quel compagno di scuola, durante la ricreazione..." E via di questo passo. Non è diffamazione. Forse, ma dieci domande maliziose, un pò faziosette, tendenziose e, per così dire, malevole quelle lo sono di certo.

Birichino di un Ezio Mauro che ha fatto spedire a Palazzo Chigi quelle domandine impertinenti e poi, per mesi, le ha schiaffate sul giornale, in attesa di una risposa impossibile. In quanto nessun imputato, prima della sentenza, risponde all'avvocato dell'accusa che gli pone delle domande le quali implicano la sua colpevolezza, la danno per scontata ed acquisita. Una querela per diffamazione. Se non hanno nulla, davvero nulla, da rimproverarsi di cosa si preoccupano, se è lecito.

Sono stato chiaro ?

Sorprende, in tutto ciò, la rozzezza e la grossolanità degli accadimenti mediatici su uno sfondo cupo di crisi socio-economica.  Di una incerta e minacciosa congiuntura internazionale, che non  abbiamo ancora lasciato interamente alle spalle, pur rischiando di averla, in autunno, in qualche altro posto.

Altrimenti, la farsa sarebbe risibile.

Non sono mancati durante l'operetta, i moniti. Quello saggio di Giuliano Ferrara che, sul Foglio, ha semplicemente invitato il Cavaliere a "darsi una calmata".

Consiglio sacrosanto, a quanto pare, seguito se è vero che il Cavaliere Mascarato - come assicurano i suoi collaboratori - ha trascorso un'estate da monaco.

 Solo nella sua cella da penitente, raccolto in preghiera, protagonista di una consapevole espiazione.

"Non sono un santo, perbacco!" sbotterà ad un certo punto il povero Silvio, costretto ad una dieta rigorosa.

Poi, non vedendolo arrivare a Canossa, col capo cosparso di cenere, i vescovi hanno cominciato a spazientirsi.

Un reo senza rimorsi, un peccatore senza una reale ammenda pubblica. Vestito di sacco, con una candela in mano.

Così, l'Avvenire , col suo direttore Boffo in testa, ha cominciato a fare prediche. Nel Castello, paggi, damigelle, feudatari , giullari, portaborse, hanno cominciato ad avvertire in disagio.     

Alla vigila del G8 a L'Aquila, il disagio era palpabile. Ma ci aveva pensato l'amico Obama a trarre d'impaccio l'amico italiano, riempendolo di elogi e di "my friend, Silvio, vié qua abbracciamoci. Stiamo vicini, vicini...."

Aoh, se va bene a Obama ! hanno detto i passacarte europei. E per qualche tempo sono stati zitti assieme alla sinistra italiana.
La sinistra non celava il proprio disappunto, ma abbozzava, in attesa di tempi migliori.
 

I tempi migliori (si fa per dire), dimenticato in fretta, il clima da "volemose bene" del G8 in Abruzzo, sono tornati in vista del Congresso del Pd di Genova. Giù fulmini, stavolta,dalla parte cattolica.

Incasinamento da parte della Lega sui temi delle "ronde" e dell'immigrazione, sortite di Bossi sul povero Goffredo Mameli, responsabile di non essere Giuseppe Verdi e di aver scritto "Fratelli d'Italia" anziché il "Va pensiero...". La "Padania" lancia la campagna: il dialetto nelle scuole e la Gelmini si sente male. La maggioranza soffre, l'Italia duole, per dirla con Ceronetti, l'opposizione applaude Gianfranco Fini a Genova. "Siamo proprio disperati" commenta il poeta Sanguineti. Si, è vero, ormai siamo alla frutta.

Eppoi, riciccia la Vicenda, l' Affaire, ma perché lo chiamavano Papy ? Ma perché e per come ?

L'Avvenire ci riprova: ricorda tutto, l'organo della Cei ha una memoria di ferro. Ma gli amici di Berlusconi lamentano che quelli abbiano dimenticato proprio il Vangelo che recita: "Chi è senza peccato, scagli la prima pietra!" ed anche: "Vedi la pagliuzza nell'occhio di tuo fratello, ma non veri la trave che è conficcata nel tuo..." 

E Vittorio Feltri, stavolta, perde la pazienza e mena fendenti di brutto contro il direttore dell Avvenire.

Salta "l'ultima cena" (bellissima la vignetta umoristica de Il Secolo XIX  che appunto raffigura un grande tavolo vuoto con Berlusconi solo, soletto, a capo tavola)  tra il cavaliere ed il cardinale, ma ci va, a cena dal porporato,  il diplomatico del gruppo , Gianni Letta. Segno che i ponti sul Tevere che collegano Palazzo Chigi al Vaticano non sono del tutto crollati. Una mediazione è ancora possibile. Forse, non proprio una cena , ma un petit dejeuner sono ancora possibili. Chi vivrà, vedrà.

Secondo me, a questo punto, però,  non sbaglia il direttore de La Stampa, Calabresi: "Speriamo - scrive nel fondo di sabato 29 agosto - che sia la fine e non l'inizio dell'estate dei veleni". Sono d'accordo con lui : signori, please, dateci un taglio !   

Questa storia è durata anche troppo. Gli altri problemi, diciamo così, di un "autunno caldo" sono lì che vi aspettano.

 Approfittatene. Lo diciamo ai politici, ai mass-media, ai poteri forti.

Fate il vostro gioco. Quello giusto e doveroso, perché dopo: rien ne va plus !

Quanto, in ultimo, al partito dei  Giacobini di Di Pietro, sappiano che nessuno sarebbe mai riuscito a rovesciare Luigi XVI, soltanto andando a rovistare nella biancheria intima delle sue favorite. Non è così, cari dipietristi, che si fanno le rivoluzioni.

 

* Franco Ivaldo è giornalista professionista dal 1976 ed ha esordito a Roma. E’ nato a Savona, ha 68 anni, vive a Bruxelles