CRONACA DI UN DIASASTRO ANNUNCIATO

Attualmente la centrale di Vado è costituita da

1.  due gruppi a carbone che utilizzano metodiche obsolete per la salvaguardia ambientale, per un totale di potenza installata di 660 MW.

2.   1 gruppo a gas naturale da 780 MW, entrato in funzione nel 2007 in condizioni tecnologiche già obsolete per quanto riguarda i sistemi di denitrificazione (abbattimento delle emissioni di ossidi di azoto),  con emissioni  circa doppie rispetto a quelle di centrali di analoghe dimensioni statunitensi).

 

Nel 2007 Tirreno Power presenta un progetto che prevede l’ ampliamento della centrale con altri 460 MW a carbone, utilizzando una tecnologia abbastanza moderna (a polverino di carbone), e propone di ammodernare i due gruppi attuali per ridurne l’ impatto ambientale.

Secondo Tirreno Power al termine delle opere, che porteranno ad una potenza installata totale di 1900 MW, si otterrà una riduzione delle emissioni del 7,3% per gli ossidi di zolfo, 1,1% per gli ossidi di azoto,  3,2% per le poveri.

E’ di pochi giorni la notizia della pubblicazione sulla G. U. dell’ autorizzazione all’ ampliamento richiesto.

Il progetto Tirreno Power ha usufruito  dell’"Autorizzazione unica" Ministeriale, che viene concesse alle opere di rilevante interesse strategico nazionale in caso di urgenza dimostrata.

Tale " autorizzazione unica " è rilasciata a seguito di un "procedimento unico" e comprende                             l’ "autorizzazione  ambientale integrata" che sostituisce ad ogni effetto le singole autorizzazioni ambientali di competenza degli Enti pubblici territoriali interessati (Comuni di Vado e Quiliano, Provincia di Savona e Regione Liguria) .Per il rilascio dell’ "autorizzazione unica" è fatto obbligo agli Enti Locali di dare solo un parere motivato che  non è la valutazione di impatto ambientale (VIA):  La valutazione di impatto ambientale è stata pertanto  affidata  al Ministero dell’Ambiente e poi la pratica passerà al Ministero per lo Sviluppo economico. Agli Enti locali è riservato un parere solo consultivo”...,  come a dire che se a Roma i Ministeri decideranno che il progetto supera la VIA, l’ampliamento a carbone si farà anche con la  contrarietà di tutti gli Enti locali.

In una tale  situazione  sarebbe stato necessario un ricorso legale da parte della Regione in quanto non sussistevano affatto i motivi d’ urgenza per avviare una pratica che escludesse un parere vincolante da parte degli amministratori locali.

Ci chiediamo: Perché gli Enti locali non agirono in tal senso?

PARERE CONSULTIVO.

In definitiva gli enti locali si accontentarono di dare un parere consultivo.

Nel caso in questione essi avrebbero avuto elementi formidabili per dare un parere negativo al progetto T.P., ma o non furono in grado, o non vollero sfruttare neppure questa seconda occasione per bloccare il progetto.

Ecco i principali motivi per bloccare l’ ampliamento, che non furono utilizzati, seppur ampiamente noti (cfr parere negativo del Comune di Spotorno del 3.maggio 2007:

A. Quando si progetta una opera di enorme  impatto ambientale come quella prevista a Vado Ligure, è necessario prevedere l’ utilizzo delle migliori tecnologie disponibili attualmente (BAT: best available technologies).  Al contrario, il progetto T. P. prevedeva queste tecnologie solo per il nuovo gruppo a carbone, mentre per i gruppi già esistenti prevedeva soltanto modesti interventi di ambientalizzazione: in definitiva l’ inquinamento dei vecchi gruppi per ogni MW installato era: 3,4 volte superiore per gli ossidi di zolfo, 2,4 volte superiore per gli ossidi di azoto, 2 volte maggiore per le polveri rispetto al nuovo gruppo. Una tale discrepanza non era, per motivi evidenti, tollerabile, e sarebbe stato doveroso dichiararlo con forza nei vari pareri consultivi.

 

           Perché gli Enti locali non lo scrissero nei loro pareri?  

 

B.      T.P. riferisce  dati relativi alle  emissioni di polveri a dir poco ridicoli. E’ universalmente noto, infatti, che oltre alle emissioni di polveri primarie, bisogna calcolare anche le polveri secondarie, che si formano dopo la fuoriuscita dei fumi dalle ciminiere, e che quantitativamente sono assai più importanti delle polveri primarie: in realtà il progetto T.P. dichiara valori di emissioni di particolato  inferiori almeno 30 volte rispetto a quelle reali.

Perché gli Enti locali non lo scrissero nei loro pareri?

Da quanto abbiamo affermato fino ad ora, risulta chiara la volontà degli enti locali di fare una opposizione molto soft al progetto, portando, nelle loro controdeduzioni, per lo più argomenti di tipo normativo.

Nel parere della Regione si dichiara “le conclusioni a cui giunge la relazione di incidenza sono sostanzialmente condivisibili”;  vale a dire: concordiamo con i dati forniti da Tirreno Power, e non abbiamo nulla da eccepire sulla correttezza della dichiarazione di emissioni di particolato (sorvolando sulle emissioni di alcune migliaia di tonnellate di polveri secondarie non dichiarate!).

Ma c’ è di più.

Nel 2007 l’ assessore regionale all’ ambiente richiese ad IST Genova e ad ARPAL studi per la valutazione dei rapporti fra inquinamento ambientale in provincia di Savona e mortalità generale e per singole cause.

Nonostante le richieste da parte di associazione e dell’ Ordine dei Medici di Savona, l’ Assessore decise il tipo di studi da eseguire  senza nessuna preventiva consultazione.

                Il 17 luglio, mentre ancora pendeva il pronunciamento della commissione ministeriale di VIA sul progetto T.P.  furono presentati al palazzo della provincia di Savona i risultati degli Studi IST-ARPAL alla presenza dell’ Assessore Regionale all’ Ambiente.

Tali studi, di per  se condotti correttamente, non erano assolutamente in grado di dimostrare quello che si era chiesto a gran voce da comitati e ordine dei medici, e cioè: esiste un rapporto fra inquinamento ambientale in Provincia di Savona e rischi per la salute?

Quello che si poteva evincere da un’ attenta e  obiettiva lettura di questi studi era :

A) Nel territorio della Provincia di Savona non viene effettuata la misurazione delle PM 2,5, obbligatorie dal 2002.

B) La misurazione delle PM 10 avviene solo dal 2006 e solo in un numero molto limitato di stazioni, che esclude tutta la provincia a ponente di Vado e a levante di Albissola.

            C) I parametri stabiliti nel 2006 dall’ OMS per la qualità dell’ aria, e riportati nel documento programmatico della società europea di pneumologia portato all’ attenzione della Comunità Europea  non sono stati mai rispettati nemmeno lontanamente nelle centraline presenti sul territorio negli anni 2006 e 2007 in tutti i siti di rilevamento.

Secondo i Pneumologi Europei  l’ accesso all’ aria pulita è una necessità fondamentale e un diritto per tutti i cittadini della Unione Europea.  I governi europeo, nazionali e locali hanno la responsabilità di assicurare che questo diritto fondamentale dell’ individuo sia rispettato e di agire affinchè i valori indicati dalla OMS siano osservati.

 

D) La mortalità totale in Provincia di Savona è aumentata sia nei maschi che nelle femmine rispetto alla media regionale.

E ) Gli incrementi di mortalità sono valutati in base a dati standardizzati, e non risentono pertanto delle differenze di età media della popolazione in esame.

 

F) Gli incrementi di mortalità sia generale che per malattie tumorali , cardiovascolari e respiratorie, si concentrano prevalente  nelle aree che presentano maggiori livelli di inquinamenti stabiliti in base agli studi di biodiversità lichenica condotti negli ultimi 15 anni in Provincia di Savona da ARPAL, Regione Liguria, Università di Genova.

Al contrario, nonostante quanto abbiamo appena visto sui risultati di tali studi,  il 17 luglio sul il giornale della giunta  della Regione Liguria l’ assessore regionale  dichiarò:

Prima indagine a livello nazionale che incrocia ricerche epidemiologiche e monitoraggi ambientali. La mortalità per tumore non dipenderebbe da fattori ambientali.” …
dati confortanti - ha sottolineato l'assessore 

“Arpal si è  occupata dell'analisi della qualità dell'aria, approfondendo in particolare, con misure molto sofisticate, la ricerca di polveri sottili (pm10, pm2,5 e pm1).”

“I dati riscontrati non presentano particolari criticità. Da un raffronto con dati nazionali le zone oggetto dell'indagine presentano una situazione analoga, ed in alcuni casi migliore, rispetto a zone dell'Italia simili per concentrazione di insediamenti urbani e industriali.”

“L'indagine Ist, condotta con gli stessi metodi già utilizzati in campagne precedenti, ha evidenziato che nella provincia di Savona la mortalità è associata prevalentemente alle patologie del sistema circolatorio, come noto più correlate agli stili di vita che ai fattori ambientali.”

“ L'età mediamente più avanzata dei residenti spinge la mortalità generale in provincia di Savona, come in altri contesti della costa ligure, al di sopra della media nazionale. Anche in questo caso lo studio effettuato non ha evidenziato una particolare relazione con le cause ambientali, quanto piuttosto con l'elemento anagrafico.”

    “Nei comuni della provincia di Savona non risulta esserci un particolare rischio per la salute derivante dalle condizioni dell'ambiente.”

“In generale risulta allineata con i dati nazionali e regionali (o inferiore) la mortalità per tumore.”

“L'indice di mortalità per tumore in alcuni distretti della provincia si presenta positivamente in lieve decrescita.”

Tutte queste affermazioni sono false e facilmente confutabili ((CFR: Inquinamento e salute in provincia di Savona: INFORMAZIONE O DISINFORMAZIONE? A CURA DELL’ Ordine dei Medici di Savona) e dimostrano la disonestà intellettuale o l’ impreparazione di chi le ha pronunciate.

Uno studio di epidemiologia descrittiva come quello dell’ IST, qualora volesse giungere a conclusioni in termini di rapporti fra inquinamento ambientale e effetti sulla salute, sarebbe tacciabile di “ SINERGISMO ANTIEVIDENZA”, modus operandi molto utilizzato negli studi in cui si vogliano difendere conflitti                   d’ interesse.

In particolare nello studio:

  1. si ritiene che i soggetti siano tutti egualmente esposti e non si considerano le differenze qualitative e quantitative dell’esposizione a cui può derivare un corrispondente effetto qualitativo e quantitativo di patologie nella popolazione

2. si enfatizza l’assenza di significatività statistica pur in presenza di rischi superiori all’atteso.

       3. la rassicurazione non è basata su prove e non si considerano il principio di Precauzione e di Prevenzione.

Era proprio necessario fare questo uso scorretto di uno studio epidemiologico falsamente tranquillizzante, pretendendo poi di contrastare l’ ampliamento della centrale di vado?

Esse purtroppo hanno avuto un effetto particolarmente dannoso: hanno teso a tranquillizzare chi si preoccupava per la situazione ambientale e sanitaria della nostra provincia.

Tutto questo è stato tanto più dannoso ( e sospetto) in quanto ha preceduto il pronunciamento della commissione ministeriale di VIA, contribuendo a creare una situazione favorevole all’ ampliamento della centrale.

E non è stata la commissione del ministero diretto dalla Prestigiacomo ad affrontare per prima  la V.I.A. della centrale di Vado, ma questo progetto giaceva già da mesi sulle scrivanie della precedente commissione durante il governo Prodi, che evidentemente non ha voluto bloccarne l’ iter  autorizzativo attendendo che qualcun altro prendesse le decisioni in sua vece (decisioni scontate di ampliamento, visto l’ atteggiamento fortemente antiambientalista dell’ attuale governo).

Ma certo è che una Commissione ministeriale di VIA che si sia  trovata di fronte ad un parere come quello espresso dalla giunta Burlando, che, pur formalmente contrario all’ ampliamento,  afferma testualmente: ““le conclusioni a cui giunge la relazione di incidenza sono sostanzialmente condivisibili”, non  abbia trovato alcun ostacolo sostanziale a pronunciarsi favorevolmente all’ ampliamento

Oggi, gli stessi che hanno compiuto omissioni e distorsioni della reale situazione ambientale non possono essere considerati interlocutori credibili nella lotta contro l’ ampliamento della centrale, che nei fatti hanno contribuito in ogni modo a propiziare.

Dottor Paolo Franceschi,

Pneumologo

Referente scientifico della Commissione ambiente e Salute dell’ Ordine dei Medici di Savona.