Savona
29.8.09
Date le
notizie che si leggono in questi giorni sui giornali, (cfr. La Stampa di venersì
28 agosto),
“prima di dar inizio ai lavori Tirreno Power dovrà
produrre uno studio epidemiologico dell’ ambito territoriale per evidenziare la
presenza o meno di patologie correlate agli inquinanti emessi dalla centrale”,è
opportuno fare alcune precisazioni.
-
Che le centrali a carbone siano causa di patologie correlate
agli inquinanti emessi è ormai un dato di fatto, appurato
scientificamente da un’ ampia serie di studi
condotti su ampia scala e pubblicati sulle più importanti
riviste scientifiche del mondo. Non si capisce perché il caso di
Vado debba sfuggire a questo dato di fatto. La richiesta suona
un po’ come se si volessero nuove prove scientifiche per
confermare che la formula chimica dell’ acqua è H2O: qualunque
persona seria si rifiuterebbe di prendere in considerazione una
simile richiesta. Contestiamo pertanto che sia necessario un
nuovo studio epidemiologico per stabilire la pericolosità
derivante per la salute da parte della centrale a carbone, che
riteniamo un dato acquisito. Ne deriva che riteniamo vi siano
già sufficienti elementi per escludere l’ ampliamento della
centrale e per richiedere la chiusura dei gruppi a carbone
attualmente funzionante, onde arrestare un danno all’ ambiente e
alla salute che si sta perpetrando da 40 anni.
-
Concordiamo invece sull’ utilità di uno studio epidemiologico
purchè corretto, allo
scopo di verificare
la portata dei danni alla salute indotti dalla centrale a
carbone. Ma su questo aspetto bisogna fare molta attenzione,
perché non tutti gli
studi epidemiologici sono adatti a questo scopo.
In
particolare non sono adatti studi come quelli di mortalità
generale e per causa condotti dall’ IST di Genova da un equipe
di biologi e sociologi, non comprendente nemmeno un medico, nei
periodi ’88 -’98 e ’99 – 2004 in provincia di Savona, in quanto
studi di epidemiologia osservazionale. Questo
genere di studi non può fornire dati adeguati, perché
viziato da quello che gli epidemiologi chiamano sinergismo
anti-evidenza.
In particolare
negli studi menzionati dell’ IST :
a. si ritiene che i soggetti siano tutti egualmente esposti e non si considerano
le differenze qualitative e quantitative dell’esposizione a cui può derivare un
corrispondente effetto qualitativo e quantitativo di patologie nella popolazione
-
si analizzano solo dati di mortalità invece che incidenza,
ricoveri, sintomi reversibili, biomarkers di effetto, abortività
-
si enfatizza l’assenza di significatività statistica pur in
presenza di rischi superiori all’atteso,
-
La rassicurazione non è basata su prove e non si
considerano il principio di Precauzione e di Prevenzione.
Studi
di questo tipo spesso vengono utilizzati quando, per qualche conflitto di
interessi, si voglia minimizzare l’ impatto di un certo tipo di rischio.
Al contrario uno studio epidemiologico serio dovrebbe integrare una serie di
dati che almeno comprenda:
a)
Un registro delle emissioni
b)
La misurazione
delle immissioni sul territorio in modo
da poter individuare aree con
diversi livelli di inquinamento (bassa, media, alta esposizione).
c)
Attribuzione del rischio
verificando cioè il rischio
attribuibile a diversi livelli di esposizione.
Non è
pertanto accettabile la predisposizione di alcun tipo di studio epidemiologico
senza il preventivo coinvolgimento dell’ Ordine dei Medici di Savona, quale
garante nei confronti della cittadinanza
della corretta scelta di
metodologie e modalità.
Dottor Paolo Franceschi
Referente
scientifico della commissione Salute e Ambiente
dell’ Ordine dei Medici di Savona.