CONTRO LE RONDE

Contro lo squadrismo istituzionalizzato delle ronde, largamente bypartizan sul territorio, il PCL non si limita ad una denuncia “democratica”, pur prioritaria. Né si appella alla difesa del monopolio della forza dello Stato ( quello del G8 di Genova), come fanno PRC, PDCI e settori del PD. Né infine si adatta alla campagna dipietrista di affidamento alla Magistratura borghese e alla sua onnipotenza. Il PCL rivendica un’iniziativa indipendente del movimento operaio e delle sue organizzazioni.

Propone alle organizzazioni sindacali di classe, all’associazionismo popolare antifascista, a tutte le sinistre, di promuovere ed organizzare un proprio controllo operaio e popolare sul territorio: che da un lato protegga gli immigrati da ogni squadrismo, legale o illegale, favorendo la loro autorganizzazione e autodifesa; e dall’altro sviluppi una propria iniziativa autonoma sulla “sicurezza”. Contro la criminalità dello spaccio e dello stupro, a difesa di giovani, donne, anziani; e al tempo stesso contro lo sfruttamento del lavoro nero, l’evasione fiscale, la speculazione sulla casa, gli atti anti ambientali, la mancata osservanza della sicurezza sul lavoro: attraverso un’azione indipendente di controllo capillare, esercitato dai lavoratori, che combatta ogni forma di criminalità del profitto contro la società e il territorio; che faccia emergere la delinquenza quotidiana del capitale contro la povera gente e la sua condizione generale.

In altri termini, le organizzazioni sindacali, le strutture di quartiere, le forze di sinistra, possono unire le proprie forze nell’organizzazione di proprie strutture di vigilanza, composte esclusivamente da un proprio personale fiduciario, e totalmente autonome dallo Stato ( sindaci e prefetti): strutture operative, radicate nei rispettivi territori e tra loro coordinate, capaci di intervenire a tutela di ogni diritto popolare, da chiunque violato o minacciato; e al tempo stesso di attivare controinformazione e mobilitazione contro i mille soprusi subiti sul territorio da italiani e immigrati, per opera di forze regolari o irregolari dell’ordine costituito( corpi dello Stato, bande teppiste, squadre fasciste o leghiste, polizie private..) e delle classi sociali dominanti ( padroni,speculatori, potentati locali, clan camorristi e malavitosi..).

La nostra proposta discende da un preciso giudizio politico. Il movimento operaio non può limitarsi ad un approccio puramente “difensivo” sul tema sicurezza ( critica delle misure reazionarie e della cultura securitaria). Né può ridursi ad una replica puramente politica ( “ volete distrarre i lavoratori dall’emergenza sociale”), per quanto essa sia, naturalmente, non solo necessaria ma prioritaria. Il movimento operaio deve costruire a positivo, anche su questo terreno, un’ egemonia anticapitalista sul senso comune, cercando di dare uno sbocco indipendente e antisistema alla domanda di sicurezza sociale presente nelle classi subalterne. Traducendo e sviluppando ,su una base alternativa, le disponibilità di impegno e mobilitazione di forze popolari a difesa della propria sicurezza. Ed evitando così che esse siano capitalizzate, organizzate, distorte in chiave reazionaria ,dalle forze dominanti e dal loro cinismo elettoralistico.

La campagna d’”ordine” va strappata alle destre e capovolta di segno: “solo la classe operaia e le sue organizzazioni possono mettere ordine nella società, liberandola dalle attuali classi dirigenti, dalla loro criminalità e dagli effetti criminogeni della loro oppressione su vasti strati popolari( degrado, miseria culturale e morale, emarginazione, desertificazione delle relazioni umane..)”. L’azione indipendente di controllo operaio e popolare sul territorio, può e deve ricondurre ad una prospettiva di alternativa radicale: solo un governo dei lavoratori, interamente basato sull’autorganizzazione della loro forza, e impegnato nella costruzione di un’altra società, può cancellare le basi della criminalità quotidiana e del fisiologico “disordine” che si annida in ogni piega della società attuale. Solo un governo dei lavoratori può colpire le basi materiali del crimine: in alto ( espropriando l’associazione a delinquere di capitalisti e banchieri, e tutte le leve del potere criminale) e in basso( dando lavoro, casa, dignità sociale a tutti gli esseri umani, in un quadro di ricostruzione razionale dell’intera vita sociale).

Naturalmente la proposta di strutture di controllo operaio e popolare è per sua natura inseparabile da una proposta di svolta complessiva del movimento operaio sul terreno programmatico e politico: indipendenza dalla borghesia e dal suo Stato, piattaforma rivendicativa unificante contro la crisi, vertenza generale del mondo del lavoro( la INNSE insegna), dei precari, dei disoccupati, rivendicazioni transitorie anticapitaliste su aziende in crisi e banche. Anche perché solo un’azione radicale di classe contro la crisi capitalista può ricomporre relazioni di solidarietà tra i lavoratori, chiudere gli spazi di suggestioni xenofobe e reazionarie, favorire la ripresa di un’autorganizzazione di massa indipendente. Ma, a sua volta, proprio la ricostruzione di una prospettiva d’azione anticapitalistica e di una sua egemonia di massa sulla maggioranza della società richiede una propria capacità di risposta alternativa ad ogni preoccupazione popolare, contrastando la borghesia e la reazione su ogni terreno: incluso il terreno della cosiddetta “sicurezza”. Il terreno su cui proprio oggi una classe dominante in crisi di consenso sociale cerca e cercherà sempre più il proprio rilancio egemonico, contro la classe operaia.

 Simone Anselmo

Coordinatore provinciale PCL